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Feb
13

Il grado zero del template

Ad un certo punto, in un progetto intranet, arriva la fase di vero e proprio design. Abbiamo chiarito gli obiettivi, abbiamo fatto ricerche con gli utenti, abbiamo capito i contenuti e le funzionalità: ora si tratta di tradurre tutto questo in un ambiente web.

Molti (spesso anche io, a dire il vero) si rinchiudono nei loro studi a progettare wireframe e mockup, ma come sappiamo anche l’attività di design può essere fatta collaborativamente, coinvolgendo direttamente gli stakeholder interni.

Certo, partire da zero è sempre difficile, e per questo mi ha colpito il metodo che usano a Claromentis: invece di mettersi con il pennarello davanti a una lavagna bianca partono con un template di base e da quello sviluppano collaborativamente le modifiche.

Il template è il seguente:

Popular Intranet Design in 2011Me sembra un’idea intelligente, anche se il rischio ovviamente è che orienti in modo troppo pesante il processo di design successivo. Ma non è detto: se le sessioni sono condotte bene si possono massimizzare i vantaggi riducendo il rischio-omologazione.

Voi che ne dite?

2 Commenti

  1. Roberto ha detto:

    Una buona alternativa a un unico template base su cui sviluppare le modifiche
    potrebbe essere partire da due o tre template estremizzati per poi convergere.
    Praticamente l’approccio contrario, che evidenzierebbe più le potenzialità che i piccoli ritocchi.
    La scelta dell’uno o dell’altro dipende dalle situazioni.

  2. SilviaL ha detto:

    In effetti è un buon spunto di riflessione quello che proponi. Nei progetti di intranet che realizziamo la parte grafica (in senso puro) viene condivisa ma prevale sempre la praticità e la facilità nel reperire e trovare informazioni velocemente. In alcuni casi, mi è stato chiesto di semplifcare al massimo la parte grafica, essendo la intranet uno strumento di lavoro operativo interno più che uno strumento che necessiti di particolari “cure” grafiche. Si è arrivati anche a scegliere font, impiegati in banner o elementi grafici, più “austeri” e meno “frivoli”. Anche l’occhio vuole la sua parte, però queste richieste fanno pensare…

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede