Questioni di forma: un piccolo esperimento

Come forse sapete, mi capita (a dire il vero sempre più spesso) di tenere corsi sulla scrittura efficace in Rete. La questione ha molti aspetti e diverse sfumature (e in aula capita infatti di imbastire discussioni, anche accese, su questo o quel tema specifico): ad esempio la formattazione dei testi, che in rete ha un’importanza assai maggiore che sulla carta stampata, e tralascio la caterva di studi e opinioni autorevoli a supporto.

La questione è: i contenuti bastano a se stessi? c’è chi dice si, (ovvero: può essere scritto anche in Comics lampeggiante ma se mi interessa mi ci butto lo stesso con la bava alla bocca), c’è chi dice no (ovvero: nessun contenuto è così importante da farmi rischiare la vista e la salute mentale, e poi tanto sono sulla Grande Rete e troverò certamente un testo di uguale valore scritto in modo decente).

Il tema ha tuttora una sua importanza, visto che esistono ancora fior di testi, scritti in ambito universitario, di grande valore concettuale ma di pessimo valore comunicativo (le università sono purtroppo ancora preda di questa scissione tra una grande voglia di condividere il sapere e una pessima capacità di farlo).

Allora vi propongo un piccolo esperimento: aprite questo testo, segnalatomi da Livio (un mio allievo con uno spiccato senso dell’ironia e un piercing sul sopracciglio). Il testo vìola almeno una decina di regole per la formattazione delle pagine sul web. Lo leggereste comunque?