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Gen
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L’organigramma che vorrei

Diciamocelo: l’organigramma tradizionale ci ha stufato. Tutte le volte che un responsabile di qualche settore mi chiede di pubblicare, oltre all’organigramma ufficiale, anche quello delle sua sottostruttura sono preso dal panico. Non è una questione tecnica. E non sono neanche sbagliate le intenzioni. E’ la logica sottostante che fa acqua. Loro ridicono che “così è più “comodo”. Ma comodo per chi? Che occasione sprecata, penso io.

L’organigramma piramidale classico, con nomi, mission, articolazione di sottostrutture, sigle, mi sembra sempre di più, qualcosa di ozioso, stantio, inutile, con un’aria un po’ retrò, come i centrini sulla tavola o le abat-jour. Anche se lo rendiamo navigabile. Anche se lo rendiamo arcicliccabile. Cosa c’è che non funziona?
C’è che quello che ci interessa, in azienda sono sempre altre cose. E’ c’è fatto che l’organigramma descrive in realtà una struttura di potere, non l’organizzazione di fatto. E l’organizzazione di fatto è un insieme di competenze, di progetti, di processi. Qualcosa di molto diverso da una piramide con una cascata organizzata di nomi. Giusto?

Mario Rossi è il responsabile IT. Ok. Ma chi segue l’implementazione del nuovo CRM? Chi si occupa delle modifiche all’interfaccia? Chi gestisce le abilitazioni? Nell’organigramma classico questo non è dato sapere. Ti basti l’inarrivabile Mario Rossi. Insoddisfacente. E questo non è un problema della aziende “moderne” o “post-moderne” (a rete, olonico-virtuale, bla bla bla…). E’ un problema di tutte le organizzazioni, potete scommetterci.

Ora, una proposta per gli organigrammi a venire: Non partiamo dal CEO per scendere a cascata con tutto il vassallaggio: partiamo invece dai progetti che ci sono in campo in azienda, e inseriamo le persone (responsabili, addetti, specialisti ecc.) che li seguono veramente. Senza guardare alla collocazione nella piramide del potere.
Poi intrecciamo i progetti, e le persone, tra di loro, in una logica legata ai processi. Ai processi “di fatto”, non a quelli descritti nei sacri “editti”.
Poi inseriamo nel DB delle keyword per ogni persona, e un motore di ricerca in modo da poter far apparire le persone “realmente” coinvolte a fronte di particolari necessità. Possiamo usare anche dei menù a tendina per i processi, insomma strumenti di ricerca.

Inoltre potremmo creare un “organigramma” delle competenze (avete presente il sistema di catalogazione decimale Dewey per le biblioteche? Si potrebbe fare lo stesso, organizzandole, queste sì, a piramide…). E inseriamo le persone.

Non riesco ad avere un’idea precisa di come si potrebbe rappresentare questo nuovo organigramma, (probabilmente un reticolo…) e non so neanche se si potrebbe chiamarlo ancora organigramma, ma sono sicuro che, questo sì, sarebbe davvero comodo.

4 Commenti

  1. tolli ha detto:

    Il tipo di “organigramma alternativo” che propone Giacomo sarebbe comodissimo ed utilissimo: si saprebbe veramente a chi rivolgersi per una necessità all’interno dell’azienda.
    Per questo ha un po’ il sapore dell’utopia: troppa “glasnost”, cioè troppa trasparenza, si scoprirebbe che le persone veramente importanti in un’azienda non sempre sono quelle meglio pagate o inquadrate più in alto.

  2. utente anonimo ha detto:

    Giacomo, sono tragicamente d’accordo con zeusnews.
    E aldila’ delle buone (nel senso di utili) idee che ti possono venire, se dico una cosa simile in azienda, domani mattina mi crocefiggono a testa in giu’ all’entrata principale.
    Firmato “IntranetMan”

  3. Nonostantetutto ha detto:

    Ma tu guarda abbiamo scoperto l’acqua calda. Bastava accendere lo scaldbagno.

    Non sono gli organigrammi ad essere sbagliati sono i nomi dentro le caselle.

    I progetti? Ma che significa. Tutto è un progetto. Niente è un progetto.

    Non è l’organigramma ad essere in crisi sono le generazioni ad essere diverse.

    E’ un problema di ricambio generazionale, è un problema culturale.

    In tutto il mondo è ancora in uso l’organigramma. Poi magari esistono quelli a matrice. Il celeberrimo organigramma all’amatriciana.

    Ma la verità è che le organizzazioni sono ancora pensate così.

    E’ il pensiero che non cambia non l’organigramma.

    Il pensiero dominante nelle organizzazioni e soprattutto in quelle italiane ahimé è ancora quello gerarchico fnzionale che divide e spartisce il potere.

    Che vuoi fare?

    O cambi le teste delle persone, la cultura del sistema paese o ti tieni l’organigramma così.

    Vuoi la mia opinione?

    Ci terremo l’organigramma così ancora per un bel pezzo ho paura. Diciamo fino alla scomparsa della sesta generazione postberlusconiana.

    Ma noi non ci saremo. Come in una vecchia canzone dei nomadi.

  4. utente anonimo ha detto:

    chissà se ripassi sul tuo blog, il mo è fermo da anni, drfractal chiocciola libero it sono un ingegnere informatico che vive in collina in uno sperduto borgo, e da qualche mese ho ripreso un vecchio progetto informatico, ora sembra che le noste idee si somiglino, mi allieta e mi fa perseverare:

    ciao e continua

    Muni

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede