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Mar
27

Contingenze

Lo scrittore Ernesto Sabato scrisse che la sua vita era stata scandita da catastrofi spirituali. Pochi di noi possono aspirare a tanta epica interiore. Personalmente, la mia è stata scandita dalle mie borse. La prima era una borsa militare verde, di quelle molli, con una lunga fascia da spalla, o, nei momenti più temerari da indossare a tracolla. Una borsa scomoda, sciatta e buona per tutte le occasioni e inefficace in quasi tutte. Si insaccava al centro e si chiudeva male. Abitualmente c’erano i libri (anche se quelli non erano dei veri libri: erano degli strani oggetti polimorfi, senza dignità senza alcuna aura), quaderni unti e altre cose non riferibili. Quella specie di sacco era un tentativo di unire impegno e disimpegno in una sorta di ossimoro spirituale. Una mescolanza possibile solo nella testa di una ragazzo di sedici anni. Era la mia borsa delle scuole superiori.
La seconda è una borsa tipo borsello lungo, rigida e capiente, brutta e funzionale, con maniglia e tracolla. Un borsello che conteneva perfettamente il quaderno ad anelli dei miei appunti, amico fedele che avrei conservato anche sdrucito, rotto, pasticciato. Oltre al quaderno conteneva (sempre) libri seri, importanti, libri di cui andare orgogliosi. Sicurezza, riflessione, fiera delle vanità. Per un certo periodo contenne anche, costantemente, una bottiglia di Martini. Era una borsa da rapace, capace di partire vuota alla mattina e tornare alla sera piena come un otre. Librerie, concerti, ristoranti cinesi, manifestazioni. Era la mia borsa dell’università.
La terza è una borsa di stoffa blu, sottile, morbida, da portare più a mano che a tracolla. Una borsa a cui manca veramente pochissimo per essere una borsa seria. Contiene sempre (e da sempre) un piccolo ombrello, e una cartelletta rigida che non apro da sei anni (chissà cosa c’è dentro…). Macchina digitale, articoli stampati dalla Rete, Slide. Ricette mediche. Una borsa da uomo, adatta ad affrontare il lungo ciclo della necessità.

Non so perché ho scritto questo post: forse per ricordarmi che tutte le cose della nostra vita sono frutto di contingenze che, a posteriori, si trasformano in destino.

6 Commenti

  1. infinitevarieta ha detto:

    gia’..le borse…come le scarpe…perche’ io coordinate alla borsa militare portavo le adidas rosse con spille da balia infilzate ovunque!!!
    In realta’ il fatto di essere donna e quindi necessariamente attratta dagli accessori mi porta ad avere una lista piu’ lunga …
    emozionante questa chiave di lettura del tempo….

    “una borsa da uomo,adatta ad affrontare il ciclo delle necessita’”….le mie necessita’ devono adattarsi alla borsa del giorno….mai abbastanza capiente per l’ombrello!!!!

  2. ardovig ha detto:

    Purtroppo, nei miei ricordi, c’è anche un portafoglio, smarrito. Ciao, Ardovig

  3. ardovig ha detto:

    La tua cartella che non apri da sei anni. Anch’io ne porto una, che riempio, riempio, riempio di fogli, ovviamente con logica top-down, così non ricordo mai cosa c’è sotto, fino a che devo svuotarla. Logica, se vuoi, anche femminile, prova a chiedere a bruciapelo ad una donna se sa cos’ha in borsa. Ciao, Ardovig

  4. tolli ha detto:

    Che nostalgia: anch’io avevo a 16 anni una borsa molle con tracolla, verde militare, la borsa delle superiori. Ci pensavo proprio l’altro giorno: si vede che è la stagione dei ricordi.

  5. utente anonimo ha detto:

    Mi hai ricordato alcune pagine di “Anatomia dell’irrequietezza” di Chatwin. Non posso citare qui tutto il brano ma parla di un uomo felice che possiede solo e soltanto una cassetta di latta nera: “E’ la sola persona, fra quante ne ho conosciute, che abbia risolto la difficile equazione tra cose e libertà. La cassetta era il perno della sua orbita migratoria, il punto fisso territoriale in cui egli poteva rinnovare la propria identità” E senza di essa si sarebbe sentito letteralmente sbalestrato”. (pag 210/11 della versione Adelphi). meme

  6. utente anonimo ha detto:

    grazie meme, troppo onore…:)
    giacomo

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede