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Set
16

Flessibilità, dubbi e turbamento

COpertina_SennettCover_sennettUno dei maggiori pregi del bel libro di Richard Sennett: “L’uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale” sta nella sua estrema fedeltà interna. Sennett preferisce non parlare a fondo di organizzazione del lavoro, dei nuovi meccanismi di accumulazione o dell’impatto delle nuove tecnologie. O meglio, ce ne parla, ma solo per poter registrarne gli effetti concreti all’interno dei meccanismi della personalità. In realtà è più un libro di psicologia che un’indagine sociologica.

Questa forte autolimitazione del testo rappresenta anche la sua forza: riuscire ad isolare, all’interno dell’indagine sul nuovo capitalismo, una serie di variabili che rappresentano la nuova “ossatura antropologica” del lavoratore post-fordista. Ho provato a riassumere schematicamente queste variabili, che rappresentano altrettanti tratti di personalità:

Schema_personalità_nuovo_vecchio_capitalismo

Come vedete, non c’è da stare allegri. Alcune caratteristiche possono forse apparire scontate, e tuttavia vi confesso che questo libro mi ha turbato. Credo che chiunque abbia fatto un po’ di esperienza delle forme di organizzazione e di relazione del “vecchio” capitalismo abbia potuto verificare come questo non produca certo effetti piacevoli: gerarchie, rigidità, frustrazione, etica del lavoro fine a se stesso, eccetera. Allo stesso tempo molti di noi avranno, forse, salutato come una nuova utopia l’arrivo di un’ondata di nuove e seducenti parole d’ordine: lavoro cognitivo, creatività, adattamento, comunicazione, lavoro di squadra e, soprattutto, rete.

Oggi Sennett ci dice che questa utopia, vista al microscopio, tende a sgretolarci. Proprio come tutte le altre. Certo, lo fa in modo diverso, e tuttavia i consulenti sbattuti da una città ad un’altra, i fornai che non sanno più idea di che cosa stiano producendo, i pubblicitari che coltivano l’arte della relazione senza più nessuna distinzione tra vita pubblica e vita privata, stanno lì a testimoniarci che questi mutamenti portano ad un’irreversibile deriva della personalità.

Nella mia esperienza ho imparato a odiare la gerarchia, e trovo frustrante, oltre che profondamente inefficace, la rigida divisione, nelle organizzazioni, tra chi pensa e chi esegue. Trovo disgustosa la ripetitività e disprezzo chi pensa di non aver bisogno di aggiornarsi continuamente. Mi esalto se posso mettere un briciolo delle mie passioni nel mio lavoro professionale e amo poter decidere liberamente, e scommettere, e imparare. E allora? Sennett, con le sue storie raccolte dal vivo, ci mostra che non c’è un paradiso che ci aspetta nella nuova organizzazione a rete e nel lavoro di squadra. Desolante.

Tuttavia c’è da chiedersi di chi stia parlando Sennett. Certo i panettieri della panetteria-tutto-automatico sono scontenti e distanti da se stessi, i consulenti non sanno che cosa insegnare ai loro figli, se la fedeltà ai valori o il valore dell’infedeltà a tutto. Forse è vero che tra vent’anni saremo tutti consumati, e sconfitti, e stranieri a noi stessi.

Ma forse no. Forse avremo imparato, tutti, qualche cosa di più sulla necessità di reinventarci ogni giorno. Perché la vita è una scommessa continua, giusto?Forse dobbiamo veramente reimparare a fare il pane. E dobbiamo reimparare un sacco di altre cose. E forse è vero che non lo facciamo volentieri, perché molti di noi si sentivano a posto così. Ma forse, dico forse, in questa grande giostra, immateriale e tumultuosa, abbiamo anche qualche cosa da guadagnarci. Ciò che stiamo lasciando è un mondo del lavoro che ha le sue sicurezze, ma che ci sta soffocando ogni giorno di più. Lo sappiamo.

Ok, non riusciamo più a dire a noi stessi: “io sono questo e non sono quello” e se parliamo con i nostri genitori in nove casi su dieci non riusciamo a spiegare loro che cosa cavolo facciamo nella vita. Ok, forse siamo ancora troppo indietro, in questo Paese, per intravedere il grigio della deriva dietro i colori di una liberazione che tuttavia, se non altro, ci insospettisce, sbandierata com’è dai nostri nemici di sempre.

Il cambiamento è di destra o di sinistra? Credo sia stupido dare una risposta.

Proviamoci.

2 Commenti

  1. utente anonimo ha detto:

    un post eroico, e fatalista

    mi piace,

    da un segno di speranza,

    alla fine la salvezza è solo individuale.

    Proviamo a salvarci ogni giorno

    madmax71

  2. utente anonimo ha detto:

    realistico !!

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede