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Lug
23

Taggo o non taggo?

La questione sta diventando spinosa, e me ne sono in parte occupato su questo blog, ma man mano che passa il tempo diventa sempre più urgente una soluzione percorribile (e esportabile). Sto parlando del difficile rapporto, nelle intranet, tra tassonomie e folksonomie e mi sembra che in giro soluzioni standard a cui fare riferimento non ce ne siano.

La cosa mi torna in mente leggendo un recente post di Toby Ward, dal titolo “Taxonomy driven folksonomy“. Toby mette bene in luce i termini della questione:

“There are of course pros and cons for both arguments. The major advantage to the corporate taxonomy is that it represents a single policy for all, presumably driven by experts that should know how to classify content. However, such an approach cannot take into account the full nomenclature and cultural nuances of an entire organization, and all of its teams, nationalities, and roles. However, user content tags (metadata) can be determined by anyone, but can be subjective, inconsistent, and often lack objectivity, or worse are flat-out wrong.”
Una cosa è certa: una soluzione definitiva ancora non c’è, perché se è vero che ormai indispensabile trovare nuovi sistemi di classificazione che ci facciano uscire dalla soffocante selva di categorie, sottocategorie, sottosottocategorie ecc (insomma, il portal-style ancora imperante in molti sistemi di KM e intranet), è anche vero che una folksonomia pura può rivelarsi un rischio rispetto ad un’utenza non particolarmetne sofisticata e magari poco propensa a fantasiose classificazioni dal basso. Non possiamo chiedere troppo alla sora Lella.
E allora che cosa fare? La soluzione che da più parti viene avanzata è quella di trovare dei sistemi ibridi, con tutto il carico di ambiguità, ma anche di aprertura, che questo comporta. Toby ne cita uno, ma non è certo l’unico.

tassonomie e folksonomie in intranet

Quello che si è capito è che il principio, in generale, dovrebe essere quello di fare riferimento ad una tassonomia generica, ma flessibile (chiamiamola griglia euristica) di classificazioni, generate dall’alto (esperti, progettisti, content owner…) che sccessivamente va ad arricchirsi e a raffinarsi con i tag generati dal basso. In questo modo si stabilisce un equilibrio che, pur facendo fuori i vecchi sistemi di classificazione rigidi e piramidali, conservi il meglio di questo approccio accogliendo le nuove tendenze.

Questo il principio generale: le soluzoni tecniche saranno ovviamente materia di interessanti discussioni nei prossimi mesi/anni.

5 Commenti

  1. Nonostantetutto ha detto:

    un caso di scuola nella tag cloud popolata dagli utenti che uplodano video nel call center del Techincal Service di una importante azienda italiana che opera nel comparto che sai, di cui non faccio il nome, ho trovato le seguenti tag:

    frigorifero, lavatrice, Maria Giovanna, mi fermo qui o vado avanti?

    Giuro che è vero.

    Un caro saluto.

    Rob.

  2. 02068449 ha detto:

    Ciao, non mi stupisce né mi scandalizza che ci siano tag del genere, ma attenzione a non buttare il bambino con l’acqua sporca.

    Dobbiamo per prima cosa prendere atto che, in genere, il social tagging *funziona* e la Grande Rete, del resto, e piena di cose che *in teoria* non funzionano ma *in pratica* si (Wikipedia è una di queste, il social tagging che permete di trovare materiali su Youtube, delicious o Slideshare è un’altra).

    Ovviamente non ho la pretesa che tutti i dipendenti, come bravi soldatini, si trasformino in esperti bibliotecari (non è questo il punto di partenza, e neanche il punto di arrivo), ma che il sistema, nel suo complesso, tenga e produca vantaggi.

    Per l’apppunto si sta pensando a sistemi ibridi che aiutino gli utenti, non certo ad abolire i tag perché generatori di “rumore”: indietro non si torna, anche perché indietro ci sono noiosissimi e inutilizzabili portali che ci fanno ciao ciao con la manina.

    Credo che se gli “effetti di rete” legati al tagging (a scanso di equivoci, guidato, ma anche pervasivo) creeranno vantaggi che superano i difetti legati alle attività, a volte bizzarre, dei singoli, avremo una cosa che crea valore.

    E avremo fatto un passo in avanti.

  3. Nonostantetutto ha detto:

    Dove serve e dove la gente ha tempo sono d’accordo.

    Quello che mi preoccupa è pensare che agli operatori di un call center come gente che:

    uploada presentazioni power point (concetto inimmaginabile)

    uploadi video (altro concetto fumso se si eccettuano quelli creati con cellulare ….)

    Un operatore di call center passa la sua giornata a rispondere a dei clienti o ad evadere pratiche di back office.

    Il suo problema non è taggare delle slides … ma è trovare delle informazioni quando gli servono e non in forma di power pont.

    Ma in forma di call guide.

    Ecco io sono preoccupato che il progetto di cui mi hai parlato vede solo una parte del problema che non è quella centrale perché quella la governano altre funzioni e si sta lavorando su una parte residuale come se quella fosse la parte centrale dell’intranet di un call center.

    Ecco io credo che bisognerebbe avere una visione olistica degli strumenti di KM che utilizzano gli end users e non lasciarsi affascinare da soluzioni concepite in altri contesti per categorie di persone di fatto diverse dagli operatori di call center.

    Un saluto.

    Rob.

  4. 02068449 ha detto:

    Che posso dire? Vedremo.

    Per la cronaca: Adattare soluzioni affascianti ai vari contesti e riportare le persone coi piedi per terra è parte integrante del mio mestiere.

  5. utente anonimo ha detto:

    Folksonomy Bookmarks

    [..] Remmrit.com user has just tagged your post as folksonomy! [..]

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