Home » Archivi per social tagging

lug
28

Taggare i colleghi con Fringe

Sempre a proposito di Cercapersone che evolvono verso il social network incorporando la conoscenza aziendale, devo per forza segnalarvi il sistema sperimentale messo in piedi da IBM e chiamato Fringe.

Toby Ward ne mostra uno screenshot (ma come farà a trovare tutti ‘sti screenshot? mah…):

Fringe il social tagging di ibm

Questo sistema è nato dalla constatazione che molti dipendenti non compilavano completamente i campi del cercapersone, perdendo così un’occasione per aumentare il capitale di competenze visibili nell’organizzazione. Con Fringe ciascun dipendente può taggare le competenze, sia sue che dei colleghi, aggiungendo così campi descrittivi al suo profilo.

A scanso di equioci va detto che il sistema tiene traccia sia dei taggati che dei taggatori, e chinque può vedere le operazioni fatte dagli altri sul proprio profilo. Seocndo i creatori questo sistema dà tre benefici: Il taggatore aumenta la possibilità di trovare/ritrovare la persona per competenza, il tagato arricchisce il suo profilo e tutta la comunità si ritrova una knowldge-base di compeenze coi fiocchi.

Cigliegna sulla torta: il sistema è integrato con il vero e proprio sistema di social network interno di IBM, ovvero BeeHive (sotto uno screenshiot).

beehive social network interno di ibm

Insomma, da IBM non me lo sarei aspettato, veramente.

lug
23

Taggo o non taggo?

La questione sta diventando spinosa, e me ne sono in parte occupato su questo blog, ma man mano che passa il tempo diventa sempre più urgente una soluzione percorribile (e esportabile). Sto parlando del difficile rapporto, nelle intranet, tra tassonomie e folksonomie e mi sembra che in giro soluzioni standard a cui fare riferimento non ce ne siano.

La cosa mi torna in mente leggendo un recente post di Toby Ward, dal titolo “Taxonomy driven folksonomy“. Toby mette bene in luce i termini della questione:

“There are of course pros and cons for both arguments. The major advantage to the corporate taxonomy is that it represents a single policy for all, presumably driven by experts that should know how to classify content. However, such an approach cannot take into account the full nomenclature and cultural nuances of an entire organization, and all of its teams, nationalities, and roles. However, user content tags (metadata) can be determined by anyone, but can be subjective, inconsistent, and often lack objectivity, or worse are flat-out wrong.”
Una cosa è certa: una soluzione definitiva ancora non c’è, perché se è vero che ormai indispensabile trovare nuovi sistemi di classificazione che ci facciano uscire dalla soffocante selva di categorie, sottocategorie, sottosottocategorie ecc (insomma, il portal-style ancora imperante in molti sistemi di KM e intranet), è anche vero che una folksonomia pura può rivelarsi un rischio rispetto ad un’utenza non particolarmetne sofisticata e magari poco propensa a fantasiose classificazioni dal basso. Non possiamo chiedere troppo alla sora Lella.
E allora che cosa fare? La soluzione che da più parti viene avanzata è quella di trovare dei sistemi ibridi, con tutto il carico di ambiguità, ma anche di aprertura, che questo comporta. Toby ne cita uno, ma non è certo l’unico.

tassonomie e folksonomie in intranet

Quello che si è capito è che il principio, in generale, dovrebe essere quello di fare riferimento ad una tassonomia generica, ma flessibile (chiamiamola griglia euristica) di classificazioni, generate dall’alto (esperti, progettisti, content owner…) che sccessivamente va ad arricchirsi e a raffinarsi con i tag generati dal basso. In questo modo si stabilisce un equilibrio che, pur facendo fuori i vecchi sistemi di classificazione rigidi e piramidali, conservi il meglio di questo approccio accogliendo le nuove tendenze.

Questo il principio generale: le soluzoni tecniche saranno ovviamente materia di interessanti discussioni nei prossimi mesi/anni.

feb
12

Come se foss’antani del tag tassonomico

Non lo dite in giro ma io il metodo descritto da questo simpatico tipo per la classificazione tassonomica dal basso non l’ho mica capito…

ott
19

Taggare il modo reale

Lo conoscevate? Io proprio no. E’ un progetto per taggare luoghi fisici con informazioni prese da Wikipedia. Uno attacca il codice al monumento e, grazie al cellulare, un altro accede alle informazioni di wikipedia relative. L’ho incrociato grazie a Domenico.

In genere non sono incline a segnalare innovazioni di questo tipo, anche perché spesso mi entusiasmo per cose che sono già stradigerite da tutti e faccio la conseguente figura da pirla. Ad ogni modo mi sembra talmente visionario da meritare una citazione.

Nel frattempo ho ricevuto un sms da una mia ex che diceva più o meno “Hai ancora questo numero? Un saluto affettuoso”. Con questa persona ho avuto una storia a dir poco tragica, come sanno tutti quelli che mi conoscono da un po’ di tempo.

In ogni caso non la sento da cinque anni, appartiene ad un passato che comincia a sconfinare nel sogno ed è stata la causa di parecchie scelte radicali che ho fatto in questi anni, tra cui il cambio di città. Se la rivedessi penso proprio che le attaccherei sulla schiena, di nascosto, questo tag.

ott
17

Sul tagging e la partecipazione

Partiamo dalla nota regola dell’1%: in genere in internet solo l’1% delle persone crea contenuti, mentre il 9% li modifica e li commenta. E il restante 90%? Sta a guardare. In termini più precisi la situazione è questa, secondo Forrester Research:

La partecipazione_al_web_per_forrester_research

In questo rticolo si riassume la situazione, con un occhio alle intranet.

Com’è la situazione in azienda? Ho chiesto un parere al mio ex colloga, compagno di tante battaglie e oggi impegnato a lottare contro alcuni flamer negli spazi di community sulla intranet, limitandomi al fenomeno del tagging. Mi ha risposto così:

“Dopo un mesetto si sperimantazione sulla nostra community fotografia (tipo Flikr) mi sono accorto che ci sono almeno 4 tipologie di utilizzatori di TAG (calcolando pure che l’ho messo come campo obbliatorio!):

gli “esperti” che mi inseriscono anche 10 TAG

gli “interessati” che ne inseriscono 2 o 3 magari sbagliando la forma

gli “scazzati” che ne inseriscono 2 o 3 a vanvera

gli “scocciati” che mi chiedono di eliminare l’obbligo di inserimento

e pensare che stimo parlando di una gestione dei TAG a livello social !!!

Ho anche dato loro una spiegazione di come funzionano e anticipato che a breve saranno visibili nella home racchiusi in una TAG Cloud, etc…

Evidentemente in azienda non c’è quello spirito “libero” che si ritrova su internet e per cui c’è voglia di mettersi in mostra utilizzando al meglio gli strumenti messi a disposizione dai siti 2.0.

Qui (in azienda) sono diversi i motivi per cui le persone usano la community. Si… ci sono anche coloro che sono frequentatori dei social web su internet (e si riconoscono lontani un miglio) ma sono comunque una percentuale ridotta del bacino totale. Le altre due fette di popolazione sono o coloro che la usano perchè non altro di meglio da fare o coloro che hanno scoperto questo “mondo” ma non hanno tempo per stargli dietro con i dovuti accorgimenti…”

Come fare? Proporrei alcune ipotesi:

1) Avere un insieme di tag ufficiale a monte

Avere un sistema di tag definiti (ma “espandibili”) che chiunque pubblica può utilizzare all’occorrenza. Non è certo il social tagging che conosciamo, ma è comunque un passo in avanti perché le informazioni sono inserite in modo “multidimensionale”, ovvero non solo in una sezione specifica, ma in varie situazioni diverse (ad esempio un materiale su una sperimentazione di un nuovo servizio che coinvolge i colleghi lo si potrà mettere “tipicamente” sotto “risorse umane”, ma si potrà aggiungere anche il tag “sperimentazioni” e “nuovi servizi”, permettendo ai colleghi di trovare meglio il materiale. In questo modo vengono fuori anche, alla fine, insiemi di oggetti più coerenti tra di loro.

2) Quali tag ufficiali?

Si potrebbero inserire tag riguardanti le business unit/dipartimento interessato, oppure altri tag riguardanti il tipo di formato o il marco-argomento generale. Come dicevamo, deve però essere possibile utilizzare più tag, cercando di venire incontro alle molte possibili navigazioni

3) Tag “ufficiali” e tag “liberi”

Come dicevamo, ogni contributore dovrebbe essere “costretto” a utilizzare uno o più

tag “ufficiali” (se no la notizia non appare), ma deve essere incentivato ad utilizzare anche tag liberi. Quali? Gli si può proporre un menù che fa apparire i tag che sono stati usati fino a quel momento. E infine come ulteriore scelta gli si dice: non ti soddisfano questi tag? ok, aggiungine tu uno nuovo. In questo modo si facilita l’insrimento e allo stesso tempo si limita la proliferazione

4) Gli utenti che non taggano

Ok, ci sono ovviamente gli scazzati. Va bene, si può lasciare comunque il vincolo di almeno un tag obbligatorio, avvisandoli che se no il contenuto non appare oppure che quei contenuti speriranno ben presto e non saranno più rintracciabili dagli altri.

Sono ovviamente ipotesi: i lavori sono in corso e quando avreo qualche esperienza più stabile ce la racconteremo.

Ciao

***************************************************

Integrazione su tassonomie, tag ufficiali, tag liberi e Folksonomie

Nei commenti a questo post, Gigi ha inserito il link a un suo interessante lavoro sulle folksonomie, che vale la pena di segnalare (ecco il PDf da scaricare).

Al suo interno si trovano degli esempi (che lui ha realizzato in ambito e-learning) di coesistenza tra tag ufficiali e tag generati dagli utenti.

doppi_tag_1

doppi_tag_2

ago
10

Tag e nuvole di pioggia

Una delle cose che più mi lasciano insoddisfatto, di tutto questo 2.0 è la maniera ancora grezza con cui vengono trattati i tag. Non è certo una notizia: che quello della classificazione sia un problema reale, del quale i tag costituiscono solo una soluzione parziale è risaputo, e chi troverà la soluzione ottimale diventerà probabilmente miliardario.

Rimane il fatto che con i tag le ricerche sono sempre o troppo generiche o troppo specifiche. Almeno, se continuiamo a cercare usando un tag alla volta. Ma perché questo vincolo? Chi lo ha stabilito? Insomma,  mi chiedo perché non viene mai applicata la semplice logica booleana alla ricerca dentro i tag.

Mi spiego: mettiamo che abbia 10 oggetti:

- 4 di questi decido di taggarli come “web

- 3 decido di taggarli come “Web” e come “Comunicazione

- 2 due decido di taggarli come “Comunicazione” e come “internet

- l’ultimo decido di taggarlo con tutti e tre i tag.

Ora, a questo punto se cliccassi sul tag “web” troverei 8 oggetti, se cliccasi sul tag “comunicazione” troverei 7 oggetti e se cliccassi sul tag “internet” troverei 3 oggetti (fidatevi, ho fatto i conti). Ma non avrei nessun modo per estrarli tutti e 10.

Quello che vorrei, tanto per cominciare, è la possibilità di fare due tipi di estrazioni:

- dammi tutto quello che è taggato “web” O “comunicazione” O “internet” (10 oggetti)

- dammi tutto quello che è taggato “web” E “comunicazione” E “internet” (1 oggetto)

Insomma, la possibilità di estrarre sia l’unione (eliminando i doppioni) che l’intersezione tra gli insiemi di oggetti denotati dai tag. In questo modo avremmo uno strumento per bilanciare la vaghezza e l’ambiguità dei tag, potremmo fare ricerche multiple e selezioni molto più raffinate.

Ora, non riesco a proprio a capire perché nessun servizio 2.0 proponga una soluzione del genere (almeno che io sappia). L’unica spiegazione che mi dò è questa: i tag sono visti ancora come una cosa alla moda e non un reale strumento di ricerca. E allora vaaai con le tag cloud. Anche se queste nuvole, mi sembra, cominciano ad annunciare pioggia….

(Ehm, si nota che qui a Roma oggi è piovuto?)

nov
13

Metti un tag nella tua intranet

Il concetto di “tag” è alla base delle maggiori applicazioni del web 2.0 in giro per la rete. Ma se mi chiedete come questo concetto sia applicato concretamente nelle intranet italiane, beh devo dire che mi sembra ci sia un vuoto sconsolante (e mi sembra che questo vuoto sia qua e là confermato anche dal collega Roberto Cobianchi nel suo bellissimo blog).

Mentre consulenti come Jane McConnell macinano survey nelle quali si evidenzia un’evoluzione profonda verso questa modalità di approcciarsi ai contenuti, in Italia ci barcamenianmo ancora con gli elefantiaci  ”Enterprise portal”. Mah.

Suggerisco due possibili applicazioni, di facile implementazione. Chi riuscisse a realizzarle per favore me lo segnali su questo blog che lo mettiamo a fattor comune.

1) Le notizie e i documenti su intranet non vengono più archiviati in sezioni specifiche (ad esempio Risorse Umane, Amministrazione, novità contrattuali, casi di successo, ecc), ma vengono “tagghizzate”, esattamente come fa, ad esempio “Punto informatico“.  Così, una stessa informazione può essere classificata in vari modi ed essere ritrovata in più punti a seconda delle diverse “mappe mentali” del dipendente. Una stessa news potrà avere, ad esempio, una collocazione nella pagina tagghizzata “documenti normativi”, una in ”Risorse umane”, una in ”Formazione” ecc. Ecco fatto.

2) A questa classificazione “dall’alto” (anche se multidimensonale) ogni dipendente può aggiungere i suoi tag, che permettono così di rilcassificare le informazioni secondo un criterio “dal basso” (creando di fatto una folksonomia sulle notizie e i documenti). Ovviamente si potrà poi cercare all’interno di questa folksonomia secondo gli ormai consolitati criteri dei tagi più battuti, più visitati ecc…

Fatelo: vi risparmierete imbarazzanti discussioni medioevali su dove classificare l’ennesimo ornitorinco documentale e farete un passo in avanti verso una intranet veramente collaborativa.

ott
1

Blog, folksonomie e egocentrismi organizzativi

L’amministratore Delegato mette su il blog in intranet e i dipendenti lo ricoprono di insulti. E’ successo alla Siemens (l’articolo è qui). Notate che per commentare bisognava autenticarsi (e quindi identificarsi). Perché è succsso? Sembra che l’azienda sia in fase di ristrutturazione e non tiri una bella aria. Nonostante il risultato, certamente ambiguo, io continuo a difendere esperimenti come questi.

Intanto all’IBM provano le folksonomie su intranet (all’IBM sono veramente avanti…). Che cosa significa? Che i dipendenti possono boookmarkare specifiche pagine direttamente su intranet, aggiungendo i loro tag personali. Sembra che questo sistema sia diventato una necessità per una intranet che ha ormai migliaia di pagine. Capito? Una necessità.

Infine, Gerry McGovern ci ricorda l’errore madornale di organizzare i contenuti della intranet seguendo a occhi chiusi l’organizzazione formale e non i task prioritari degli utenti. In questo articolo ci spiega perché è meglio dimenticarsi (almeno in parte) dell’organigramma.