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Set
21

Geert Lovink e i blog

copertinadi zero commentsForse vi siete persi questo libricino di Lovink, che contiene tre brevi saggi dedicati al web 2.0, alla blogosfera e all’arte digitale. Siccome Non vorrei che questo libro, critico e intelligente, passasse inosservato, vorrei dare il mio contributo alla causa riportando, testuali, alcuni brevi brani del saggio sui blog che considero particolarmente significativi. Prendeteli come un sunto del sunto del libro.

Credo che Lovink abbia fatto dell’essere “oltre” un mestiere, per cui il suo stile risulta appesantito da una certa sfuggevolezza di fondo. Ma credo che alcune delle sue osservazioni sul nichilismo, sul rapporto con la verità, sulla difficoltà ad usare i media sociali per crreare un vero dibattito, siano illuminanti.

Ciascuno tragga le proprie considerazioni. E, magari, legga il libro. Buona lettura.

[…]

L’erosione dei mass media non si vede dal ristagno delle vendite e dalla diminuzione dei lettori di quotidiani, e in molte parti del mondo il pubblico televisivo è ancora in crescita. A essere in declino è la fede nel messaggio. L’importanza del nichilismo sta lì, e i blog agevolano questo processo come nessun’altra piattaforma aveva mai fatti prima. Venduti dai positivisti come media dei cittadini, i blog aiutano gli utenti a passare dalla verità al nulla.

[…]

Molti non hanno il tempo o la concentrazione necessari per fare un lavoro di ricerca come si deve e preferirebbero seguire il branco, cosa per la quale i blogger sono famosi.
[…]
Il post originale pubblicato dal proprietario del blog non è uguale alla risposta del lettore. Gli utenti sono ospiti, non partner paritari e tanto meno antagonisti.
[…]
I blog danno vita a comunità di persone che la pensano alo stesso modo, e il dibattito rimane all’interno del nuvole di blog omogenei.
[…]
Commentare un blog con il quale si è in disaccordo è ritenuto persino insensato; ma se per esempio non siete d’accordo con Ito, è molto più sicuro postare le osservazioni sul vostro blog – “ti ho bloggato” – ma la possibilità che qualcuno come Ito possa rispondere è prossima allo zero. Ecco il limite dei blog. Molti blog eliminano del tutto la possibilità di rispondere, in particolare i diari delle celebrità e i blog degli amministratori delegati, scritti e gestiti da redattori professionisti.
[…]
I blog non sono né religiosi né secolari, sono “post-virtù”.
[…]
Le pagine dei blog stanno cominciando a somigliare ai portali barocchi di e-commerce degli anni
novanta: un cattivo presagio.
[…]
È l’inesorabile incertezza del quotidiano a essere bloggata. Mentre gli imprenditori colonizzano il futuro, eccitati da allucinazioni coltive, i blogger disgelano il presente nel quale sono intrappolati. Bloggare è la risposta alla “individualizzazione della ineguaglianza sociale”.
[…]
La sfida lanciata da milioni di blogger è: come superare l’insignificanza senza ricadere nelle strutture di significato centralizzate?
[…]
I blog creano arcipelaghi di link interni, ma si tratta di legami molto deboli; per di più, non solo i blogger si riferiscono e rispondono in genere solo ai membri della loro tribù online ma non hanno alcuna idea di quello che potrebbe accadere se includessero i loro avversari. […] Grazie alla sua vastità, la prateria dei blog non è uno spazio conteso. Le differenze di opinione devono prima formarsi: non piovono dal cielo. Fabbricare opinioni è una raffinata arte di creazione dell’ideologia. [..] . E’ la condivisione dei pregiudizi, o forse delle convinzioni, a guidare la crescita del potere dei blog e della loro visibilità sugli altri media.
[…]
L’obiettivo delle libertà radicale, si potrebbe sostenere, è creare autonomia, superare il predominio delle media corporation e il controllo statale e non essere più importunati dai loro “canali”. La maggior parte dei blog mostra una tendenza opposta: l’ossessione per i fatterelli rasenta l’estremismo; invece dell’appropriazione selettiva si verificano sovraidentificazione e dipendenza bella e buona, in particolare dalla velocità della cronaca in tempo reale.
[…]
La vita è piena di cambiamenti e avventure, a a un certo punto l’attenzione riservata ai blog si smorzerà; saranno sostituiti dalla Cosa Nuova, proprio come loro stessi hanno sostituito i siti web e le homepage.

6 Commenti

  1. utente anonimo ha detto:

    Da questi brevi estratti mi pare sia piuttosto assertivo e grossolano (su alcuni concetti).

    “I blog danno vita a comunità di persone che la pensano alo stesso modo, e il dibattito rimane all’interno del nuvole di blog omogenei.”

    […]

    “Commentare un blog con il quale si è in disaccordo è ritenuto persino insensato; ma se per esempio non siete d’accordo con Ito, è molto più sicuro postare le osservazioni sul vostro blog – “ti ho bloggato” – ma la possibilità che qualcuno come Ito possa rispondere è prossima allo zero. Ecco il limite dei blog. ”

    In queste affermazioni si ignora bellamente il rinomato gusto per la polemica favorito dalla copertura della comunicazione asincrona (e magari di un commento anonimo). La maggiore sicurezza della risposta sul proprio blog non mi pare superi la garanzia di visibilità che danno i commenti al post con cui si è in disaccordo.

    Questo ovviamente sulla base di quanto riportato sul post, per farmi un’opinione meno impressionista magari anche sugli altri punti dovrei leggere il libro, se non costa troppo lo prendo : )

  2. jlb ha detto:

    Zero comments

    [..] E’ tempo di acquistarlo [..]

  3. utente anonimo ha detto:

    A quando una sezione “lontani di Blog?”

  4. utente anonimo ha detto:

    Al riguardo, mi sembra di avere intravisto sul supplemento odieno del Corriere della Sera, un interessantissimo articolo sulle wiki interne …

  5. 02068449 ha detto:

    Si, anche se il discorso di Lovink è meno superficiale di come appare e ha un suo senso e un suo fascino, ovvero: la diversità di opinioni e il contrasto sorgono nel momento in cui abbiamo una “scarsita” di mezzi” e lo spazio ridotto a disposizione (ad esempio quello occupato dai giornali di carta) crea un terreno comune sul quel si innesta la lotta. Nel momento in cui lo spazio siu allarga, vengono anche meno le condizioni di scarsità che sono vero il terreno di “coltura” della lotta di idee. Mi sembra interessante.

    Il secondo spunto interessante a mio parere è legato al “cinismo” o “nichilismo”, ovvero il venir meno, come epoca storica di un’idea di Verità con la V maiuscola. I blog in questo, per Lovnik, non sono una risposta, ma soltanto un sintomo. Gli autori che cita, tra cui il nostro Paolo Virno, sono assai interessanti.

    Il terzo spunto importante credo sia il rapporto copn i media mainstream, ovvero il fatto che i blog in realtà non si affranchino da essi ma ne siano tutto sommato condizionati. E anche su questo la partita è aperta (io ad esempio nel post precedente ho fatto esattamente quello che diceva Lovnik: ho trovato un articolo su Repubblica e ci ho messo il mio bel commento del cavolo)

  6. 02068449 ha detto:

    cmq si, Lovink è spesso assertivo. E’ la sua guruaggine :-)

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