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Ott
8

Dubbi e certezze su Sharepoint

Mi fanno sempre sorridere le marchette aziendali che DataManager ci propone da anni. Questa si intitola nientemeno che: “SharePoint, il Web 2.0 diventa cultura aziendale“, e tesse le lodi di Sharepoint come ambiente adatto per l’enterprise 2.0. Ora io sono non ho alcun dubbio che il buon Gigi, citato nell’articolo, stia facendo un ottimo lavoro nella sua realtà (ne sono realmente sicuro) , ma da qui a considerare questo prodotto il nonplusultra per tagging, RSS, blog e Wiki ce-ne-pas-sa.

Ok, lo posso integrare con altra roba, ma allora che me ne faccio di una – costosa – suite? Insomma ho parecchi dubbi, a differenza del’entusiasta redattore di DataManager.

A scanso di equivoci dico subito che non sono un esperto: ho solo visto SP in azione e ho partecipato a qualche riunione di progetto. Anche nella verisone 2008 resta un buon documentale (specialmente se usi roba Microsoft in azienda) e un buon strumento per creare team site. Per il resto (dal CMS alle funzionalità 2.0) se avete un’esisgenza un po’ particolare (e *tutti* hano un’esisgenza particolare): “ehi tutto si può fare”. Basta avere tempo, soldi e server potenti. Auguri, se siete in tanti.

Ok, e adesso via con le critiche e i controesempi..

16 Commenti

  1. gigicogo ha detto:

    Urca, sai che non lo avevo nemmeno letto :-)

    In effetti andrebbe ben contestualizzato il tutto e, spero, che in una delle prossime occasioni di incontro (tanto bazzichiamo gli stessi loschi ambienti :-)) ne possiamo parlare.

    Solo due cosuccie. La versione nuova MOSS per capirsi ha davvero tutto quello che i social media propongono. Quindi puoi farti un corporate social network aziendale con tutte, davvero tutte le tecnologie di nuova generazione: rss, mash-up, social tagging, wiki, blog, ecc. ecc. Giuro che è così e mi piacerebbe fartelo vedere.

    Seconda cosa. Il TCO!!!!! E qui dovremmo parlarne per ore. In una realtà aziendale come la mia (4000 utenti fortemente windows oriented) ha molto senso Sharepoint come suite e anche altri oggetti che si integrano con esso (Exchange, OCs, ecc.). Ma chi sa affrontare il TCO da queste parti del mediterraneo?

    Ne dovremmo parlare a lungo.

    Comunque è ovvio che nel mondo open ci sono tante soluzioni, a basso costo di impatto iniziale che………cha vanno benissimo e che io non ostacolo, anzi che uso quotidianamente.

    Ma prima di proporle a un azienda di certe dimensioni faccio due conti: Sostenibilità, scalabilità, canale partner, contratto assistenza.

    Dai che prima o poi ne facciam due chiacchere.

    Ciao

  2. LucaSimonelli ha detto:

    Quello che dici è vero : è un ottimo aggregatore di informazioni e applicazioni, ed è carente in alcune funzionalità tipiche del web 2.0 (es. tagging, rating, ecc.). Però c’è da dire che : esistono molti tool sia opensource, che a pagamento che estendono le funzionalità base (es. blog, tag, rating, ecc.), che sono ottimi ed hanno un basso costo di “messa in produzione”. E’ chiaro che, in alcune realtà, si vogliono delle funzionalità fatte esattamente in un certo modo, ed in quel caso SP è comunque utile in quanto è anche un framework per lo sviluppo. Sono il project manager del partner che ha realizzato un progetto indicato nell’articolo (Indesit), e posso garantire che, nonostante le molte “personalizzazioni”, il progetto ha avuto un ottimo risultato sugli utenti con un costo relativamente basso considerata la dimensione del cliente. Chiaramente tutte le funzionalità web 2.0, sono state implementate.

  3. 02068449 ha detto:

    Gigi, spero di vedere veramente, e presto, le novità che hai messo in piedi. Perdonami, ma io ero rimasto, ad esempio che come wiki usavate MediaWiki, o sbaglio? :-)

    Quanto al tagging: in riunione con 5 omini Micrisoft, 4 mesi fa, il project manager mi disse: “parliamoci chiaro: è chiaro che tutto quello che fai nell’ambiente è una query su un database di SP”. Mi dici a queste condizioni come faccio a usare in modo diffusivo il tagging? E se per i calendari invece di un sistema push alla Exchange volessi un sistema “pull” alla Google che facciamo? E non mi sta bene che gli omini Microsoft mi indirizzino verso i vari codePlex dove forse qualcuno ha trovato una soluzione al mio problema. Grazie, allora uso Plone o Liferay. Per dire.

    I contratti di assistenza “all included” con SLA “bretelle e cintura” sono certamente una cosa attrattiva, peccato che poi…beh, siamo alle solite.

    Luca, tu stesso dici che è un ottimo aggregatore ma è carente sulle funzionalità tipiche del 2.0. Ok, ma allora perché sui media specializzati continuiamo a raccontarci queste storielle?

    Perché Microsoft non ammette esattamente quello che fa il suo prodotto invece di cavalcare ogni volta la moda del momento. Perché poi c’è un Datamanager qualunque che ci crede?

  4. gigicogo ha detto:

    Giacomo, appena ci sarà l’occasione, non vedo l’ora.

    Si è esatto. Con la versione precedente avevamo dovuto integrare diverse funzionalità o sviluppandole o prendendole da altre piattaforme.

    Oggi abbiamo davvero tutto a disposizione.

    Solo la folksonomy ha bisogno di alcuni studi un po’ più approfonditi.

    Il punto è che Sharepoint è una costellazione complessa. C’è chi la vede e la usa come CMS, chi come Doc Management, chi come aggregatore, chi come social network, chi come server applicativo, ecc. ecc.

    E ti garantisco che nemmeno in Microsoft sanno bene cos’hanno in mano.

    Resta indubbio che come infrastruttura abilitante è bella e pronta per fare 1000 cose ma poi ci voglione le idee, le persone e l’adesione a certe dinamiche e a certe filosofie.

    Ma qui sconfiniamo e ti rimando a un mio pezzo della scorsa settimana:

    http://webeconoscenza.blogspot.com/2008/10/sharepointconferece-2008-day-after.html

    Pensa che ultimamente stanno implementando il podcasting e il media management e io sono betatester :-D Più 2.0 di così!

    Resta ovvio che tutto va contestualizzato alle dimensioni, alle aspettative del managemnet, ai contratti in essere, alla cultura digitale degli utenti, ecc. ecc.

    Ma abbiamo modo di continuare le conversazioni anche su questo. Io resto positivo e soddisfatto di quello che MS sta facendo, anche se, come ben sai, uso, provo e smadonno anche con le piattaforme open.

    Ciao

  5. utente anonimo ha detto:

    Ciao Giacomo,

    chiedo scusa in anticipo agli amici di Microsoft, ma mi viene veramente da ridere a sentire parlare di Sharepoint come piattaforma Enterprise 2.0.

    Non voglio scendere nel merito delle features (che centinaia di altre piattaforme hanno più complete, sviluppate con ritmi di qualche ordine di grandezza più veloci di quelli di Microsoft, su standard aperti, a costo a volte nullo..) perchè a mio avviso i motivi per cui Sharepoint non è un tool Enterprise 2.0 sono altri.

    A Boston (Enterprise 2.0 conference) abbiamo assistito alla presentazione di una intranet 2.0 sviluppata su Sharepoint all’interno di una grande banca. Era fantastica. Veramente fatta bene. Durante le domande dal pubblico ho chiesto semplicemente quanto era il budget per la customizzazione, quanto tempo era stato impiegato e quanti sviluppatori avevano a disposizione? La risposta è stata poco meno di 5 M$, 1 anno, 40 sviluppatori… Nell’era del web 2.0 questi numeri si commentano da soli. Sharepoint è una piattaforma con cui si possono fare ottime cose, ma non è una suite enterprise 2.0. Le ottime cose bisogna svilupparsele e pagarle (ed avere le persone che lo sappiano fare…)

    Ma il tema ancora più importante è secondo me un altro. Smettiamola di confrontare i software enterprise 2.0 come le banane. L’Enterprise 2.0 non è il CRM. Da definizione è emergente e freeform. Gli utenti non partecipano perchè vengono frust(r)ati, ma perchè hanno voglia di partecipare svolgendo da soli buona parte delle attività in un sistema di social networking che fa galleggiare e rende trovabili i contenuti migliori. La partecipazione è innanzitutto eliminazione di barriere, con un occhio di riguardo all’usabilità ed alla personalizzazione.

    Non mi pare che Sharepoint rientri all’interno di questo paradigma, che il suo spirito di base sia l’emergenza o il social networking ed anche il tema del “prodotto enterprise” è ormai ampiamenti sorpassato perchè di prodotti enterprise (che girano secondo criteri di scalabilità, sicurezza, robustezza, integrabilità, etc su centinaia di migliaia o milioni di utenti) ce ne sono a palate ad una frazione del costo di listino del caro Sharepoint.

    Detto tutto questo, sono altrettanto convinto che Sharepoint farà la parte da leone sul mercato enterprise..

  6. gigicogo ha detto:

    Buongiorno anonimo,

    la invito ufficialmente (se mi darà nome e cognome) a visitare la nostra realtà per constatare come Sharepoint sias stato diffuso con l’ausilio di sole 4 persone a tempo parziale (si occupano anche di 1000 altre cose) con budget limitato (le sole licenze) e sviluppo fatto in casa (pochissimo).

    Il resto lo hanno fatto gli utenti. Ed è li a disposizione di tutti quelli che lo hanno già visto e che vorranno ancora vederlo.

    Certo, di piattaforme enterprise ce ne saranno altre e molte sono quelle open-source bellissime.

    Ma non ho MAI sentito dire che quelle Open Source dopo aver scaricato il sw gratis generano anche lo stipendio per i sistemisti, gli sviluppatori e l’addestramento.

    Dove sta scritto che l’Open Source ha impatto zero nel change management? Dove? In che film?

    Buna giornata

  7. utente anonimo ha detto:

    Ciao,

    sono appena tornato dalla sharepoint conference a Milano e forse sono influenzato dall’effetto sorpresa. Ma devo ammettere che in questo campo Microsoft si sta muovendo bene, non tanto per sharepoint in quanto piattaforma web, ma per la forte integrazione che questo ambiente può offrire alle applicazioni desktop: word, excel, outlook.. Tutta la suite Office diventa una estensione del portale, per non parlare poi di Project.

    Qui da me si utilizza Project Server, e ti assicuro che l’integrazione web-desktop è impressionante.

    Detto ciò, è vero: in quanto a social tagging, wiki, blog, la situazione è ancora acerba. Ma se Microsoft spinge, poi ottiene. Quindi dobbiamo essere pronti e preparati su questo versante, perchè prima o poi la domanda esploderà..

  8. utente anonimo ha detto:

    Gigi,

    non ho mai detto nè che l’alternativa sia per forza open source (ma magari aperta si), nè che questo rimpiazzi la coltivazione. Ho detto invece che Sharepoint non nasce come una suite enterprise 2.0 e non facilita per nulla l’adozione.. questa è l’esperienza di tutte le persone che conosco e che l’hanno utilizzato, di tanti esperti sparsi nel mondo ed in fondo degli stessi analisti di mercato (vedi Forrester sui pure players).

    La stessa Microsoft ha candidamente ammesso a Boston che Sharepoint è appunto una piattaforma, non una suite enterprise 2.0 e che la complessità della soluzione non consente una reattività vicina a quella di software più agili e nati direttamente in questo spazio. La stessa strategia commerciale negli ultimi mesi ha visto un susseguirsi di accordi di partnership con pure players (vedi Atlassian, Newsgator, Jive Software).

  9. LucaSimonelli ha detto:

    Sono perfettamente d’accordo con Gigi e posso confermare che anche nella mia esperienza il progetto è stato “smart”. Posso anche confermare che gli utenti partecipano attivamente alla creazione dei contenuti, che dopo alcuni mesi di utilizzo sono numerosi e di qualità. Nel caso specifico sono utilizzate queste funzioni : wiki, blog, forum, tagging, rating, ranking; alcune native, alcune native e personalizzate, altre sviluppate o scaricate ed adattate. In studio anche l’adozione del Podcasting Kit (rilasciato su codeplex da Microsoft). Informo che la nuova versione SharePoint 14, avrà nativamente tutte queste funzionalità. Anche il mio caso è un caso reale e non “marchettaro”; forse ne sono ancora pochi ma è proprio per questo che alla famosa conferenza stampa erano presenti 3 casi.

    Ciao.

  10. LucaSimonelli ha detto:

    Dimenticavo ….

    conosco il caso della banca di Boston. Ci siamo ispirati ad alcuni approcci estendondoli e ne abbiamo implementati altri; nel nostro caso il costo è nettamente * 2 inferiore a quello che ha indicato anonimo. Chiaramente anche i tempi.

    Ciao.

  11. LucaSimonelli ha detto:

    SharePoint Conference

    [..] Ho letto e commentato il post di Mason relativo al fatto se SharePoint è o meno Enterprise 2.0 compliant.Sia io che Gigi Coco siamo sostanzialmente dallo stesso lato : di suo o con prodotti di terze parti / open source e con poco sforzo SharePoi [..]

  12. utente anonimo ha detto:

    Leggo molte belle cose su enterprise 2.0 e poi mi confronto con la mia realtà lavorativa quotidiana in cui non abbiamo neanche il tempo per un caffé e mi formulo a me stesso (sperando ce qualcuno mi aiuti a capire):

    Quali sono i costi (anche aziendali) di queste applicazioni?

    MAgari potremo approfondire in futuro, dopo che l’attuale crisi sarà passata, l’argomento della enterprise 2.0. Forse quando avremo riscoperto del settore primario e secondario, prima di pensare di vivere di terziario.

    Gianluca

    PS queste cose le dicevo già nel 1990, prima di Internet e di Tremonti. Usando solo il buonsenso.

  13. 02068449 ha detto:

    Grazie per i vostri contributi. Al di là del tema: “pro o contro Sharepoint” che ovviamente proseguirà, il senso del mio post era – direi soprattuto – rivolto a un certo modo deteriore e non problematico di fare informazione giornalistica. Credo che su questo converremo tutti che c’è ancora molta strada da fare. O no?

    Gigi, l’anonimo non è altro che il buon Emanuele Quintarelli (putroppo Splinder non facilita le cose, lo so, abbiate pazienza) che di Enterprise 2.0, ahinoi, ci mastica assai.

    Nello specifico: a questo mondo c’è posto per tutti, ma mi piacerebbe che qualcuno, più esperto di me, si prendesse la briga un giorno di dire onestamente in base a quali parametri e a quali contesti aziendali una soluzione è meglio di un’altra. Perché sono sicuro che metti in fila da una parte suite, piattaforme, documentali, CMS ecc e dall’altra parte metti un elenco di contesti, esisgenze, e parametri (q.tà documenti, flussi di dati da integrare, esisgenze specifiche di collaboration, eccc) se ti ci metti ottieni, per ciascun caso, qualìè la combinazione migliore.

    Se non facciamo questo assisteremo sempre di più ad una lotta tra tifoserie che non andrà più in là dei reciproci muscoli commerciali.

    Vogliamo fare tutti un passo in avanti? Serenamente, pacatamente…:-)

  14. 02068449 ha detto:

    Ah, dimenticavo il commento dell’anonimo sui costi.

    Credo che marginalizzare strumentalmente il terziario nel nostro lavoro sia un rischio, perché, enterprise 2.0 o no, viviamo tutti nel terziario, anche solo perché usiamo la mail o Excel.

    E personalmente mi piace affrontare la questione dei costi perché, in questo caso, quelli come me fanno spendere molto meno che i grandi vendor, quindi ho solo da guadagnarci. Approvo l’apelllo al buon senso, al di là delle euforie da quattro soldi (e solo quattro ce ne sono rimasti in tasca..)

  15. gigicogo ha detto:

    Serenamente, pacatamente, ma anche……:-)

    Intanto un saluto a Emanuele che seguo sempre.

    Poi, condivido con Giacomo che su queste tematiche, tifare serve a nulla.

    E tu lo sai, anche perchè ci confrontiamo spesso, che non è solo una questione di piattaforme. Fosse solo questo, il contesto sarebbe più perimetrato e potremmo anche begare su funzionalità, performance e altre cose tecniche.

    Ma non è così! Infatti quando mi trovo nell’infelice veste di persuasore degli scettici, devo convincerli che si può fare anche se la contingenza delle cose banali (MA DA FARE) lascia poco spazio, anche se manca la sponsorship del management, anche se non c’è cultura digitale, anche se non c’è budget, anche se c’è il pericolo dell’overload, anche se…..

    Fare Enterprise 2.0 è un must. Oggi le piattaforme sono evolute mentre le dinamiche nelle aziende ancora no.

    Siamo ancora pochi, convinti, e staconvinti che il valore delle aziende sono le persone e alle persone bisogna dare spazio, strumenti evoluti ma soprattutto ascolto.

    Ed è di questo che abbiamo parlato nella conferenza stampa su Sharepoint. Ti garantisco che nessuno, nemmeno Microsoft, ha parlato delle mirabolanti funzioanalità.

    E poi le persone devono anche trovare soddisfazione nel lavorare assieme e nel portare avanti progetti che generino valore per l’azienda e per se stessi.

    Ma questo non è più tecnologia, non è più 2.0, questo è ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO. E, IMHO, nel nostro paese, sia nel pubblico che nel privato, siamo ancora indietro. Si tende ancora a lavorare per ottimizzare i processi e non per innovarli o addirittura metterli in discussione.

    Si continua a rinnovare procedure senza metterle in discussione (magari non servono proprio più).

    Di questo abbiamo parlato. Di come alcune “user genearted application (o business mash-up se vuoi chiamarle con termine più figo) mettano in crisi il management dell’IT e dello HR.

    E io ho sostenuto solo una cosa. Se le aziende non favoriscono queste dinamiche del lasciar fare con l’aiuto delle piattaforme oggi disponibili, i giovani che ormai sono abili faranno lo stesso.

    Useranno i social media sul web e baipasseranno l’azienda, con il rischio che il KnowHow esca in rete.

    Fra qualche anno, IMHO, se non gli darai la piattaforma Enterprise 2.0 useranno Facebook o Ning per relazionarsi. Tanto son li, basta prenderli. Solo per fare un esempio :-)

    Son stato lungo. Scusatemi.

  16. utente anonimo ha detto:

    Ciao Gigi, Giacomo ed a tutti gli altri.

    Come forse Giacomo ha intuito, non ho messo il nome perchè mi scoccia registrarmi su Splinder, non per nascondermi :)

    Mi sembra assolutamente saggio ascoltare il commento di Giacomo sull’evitare guerre di religioni, cercando piuttosto di ragionare su contesti pratici. In effetti è chiaro che senza dei paletti condivisi non ha senso parlare di Sharepoint o non Sharepoint. Mi riprometto di preparare un post circostanziato sul tema con l’aiuto di alcuni contatti internazionali.

    La seconda osservazione che voglio fare è sull’ultimo commento di Gigi. Sono assolutamente d’accordo. Questo è il primo tema su cui spingere cercando di essere onesti: l’enterprise 2.0 è un cammino che cambia l’azienda ed in cui la tecnologia in senso stretto è l’ultimo step.

    Noi stiamo provando ad occuparci proprio di questo cammino, mettendo al centro le persone e spingendo i clienti a ragionare sugli impatti strategici, organizzativi e di business. Partire da qui può far paura (mentre un wiki puoi sempre tenerlo nascosto), ma senza un inquadramento simile imho l’enterprise 2.0 avrà lo stesso impatto del knowledge management tradizionale..

    Al contrario di quanto scritto in uno dei commenti precedenti, credo invece che questi temi possano fare la differenza proprio in momenti di difficoltà come l’attuale. Visto che il cambiamento non è prodotto dalla tecnologia, il costo maggiore è solo la voglia di pensare in modo diverso e provare.. Guardate il caso Lago!

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