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Apr
26

Carissimi, come state?

Carissimi, come state ? Immagino male. D’altronde non potrebbe essere altrimenti vista la vita che fate: stipati già dal mattino in puzzolenti metropolitane o incolonnati come poveri disgraziati su arterie autostradali che ostacolano il flusso regolare del vostro povero sangue, non avete modo di prendere atto di voi stessi. Ingabbiati, appena scendete trafelati dai mezzi di trasporto privati o pubblici, in uffici tragici, in stanze nauseanti ricolme di colleghi vuoti di spirito e di se stessi che l’unico pieno che riescono a fare è solo quello di benzina e di cazzate urlate nei corridoi.
Immagino proprio che, in queste condizioni, non abbiate modo di riflettere su cosa volete.
Immagino che state male vedendo le facce vomitevoli dei vostri capi, che continuano a ripetere numeri senza senso cercando di riempire l’horror vacui che li tormenta.
Immagino che non vi sentiate tanto bene quando vi manca l’aria, quando le pareti della vostra organizzazione vi soffocano, quando ricevete quelle mail disgustose, tipo catene di Snt’Antonio, che vi invitano a sorridere al vostro vicino a essere generosi con il prossimo a pensare positivo-Zen. Io, questi tizi che mandano in giro simile immondizia, li impalerei su pubblica piazza con sottofondo di messaggi di pace e mantra aziendali.

Prima di salutarvi, però, ci tengo a sottolineare una cosa: non dovete pensare che io sia qui per assolvervi dai vostri peccati, a dirvi com’è cattivo il mondo e come siete sfortunati voi povere vittime di un sistema in cui non vi riconoscete e che vi schiaccia. Voi, purtroppo, vi meritate gran parte di quello che vi capita.
E ve lo argomenterò. Io non vi darò ricette (non sono un cuoco), non vi darò precetti (non sono un maestro di pensiero), né vi darò consigli (io non devo persuadere nessuno), più semplicemente, io vi darò dimostrazioni, di quelle che non arrivano per mail e che non potete leggere su quelle stupide riviste patinate che fanno bella mostra nei vostri cessi e sui tristi tavolini che tenete nel vostro soggiorno.

Io mi prenderò la briga di darvi uno “sguardo da lontano”. Ora devo andare: la spiaggia mi aspetta. E mentre farò correre il mio cane e lo iodio invaderà i miei polmoni piscerò sugli arbusti incurante degli indici del Dow Jones.

5 Commenti

  1. skyclad ha detto:

    beh, mistercapis… che dire… niente male come primo post…

    il tuo intervento è piuttosto forte, forse presuppone -in maniera abbastanza ingiustificata- che coloro che si imbattono in questo blog siano tutti schiavi del sistema, lavoratori senza futuroepsilon, come direbbe Huxley.
    Non entro nel merito perché altrimenti questo post diventerebbe di una lunghezza improponibile, ma ci tengo a sottolineare quello che secondo me stride: tu sei scappato. Credo che sia molto più facile criticare il mondo da una bianca spiaggia di Gibilterra con i polmoni pieni di iodio e un cane che ti corre attorno mentre pensi su quale arbusto pisciare, invece che combatterlo e criticarlo da dentro. La tua, caro mistercapis, è l’espressione di chi non ce l’ha fatta. Di chi, davanti ai mille problemi dell’esistenza quotidiana, ha scrollato le spalle ed è andato altrove.

  2. 02068449 ha detto:

    Mister Capis ne ha passate davero tante, credimi skyclad…:-)

  3. utente anonimo ha detto:

    Resprira lo iodio anche per noi. E piscia anche per noi.
    Cosi sia!

    Ubik

  4. sphera ha detto:

    Si ricordi di mettere la crema protettiva, MrCapis, che oggi il sole scotta.

  5. utente anonimo ha detto:

    peccato fossi a palma di mallorca il 25….magari ci incontravamo…

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede