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Giu
22

Voleva solo aprire un blog

Vi segnalo il neonato blog di un mio amico, che dopo anni trascorsi nel (vano) tentativo di portare un po’ di “enterprise 2.0” nella sua azienda ha deciso di sublimare in parte le sue amarezze affidandole, come di consueto, alla “blgosfera”.

Il blog si chiama Volevo solo aprire un blog.

Tanti auguri.

Apr
29

(Non) notizie da Alcatraz

Mi commuovo sempre quando vengo a sapere qualcosa della mia vecchia azienda, specialmente se c’è anche di mezzo anche la intranet.

In questo caso si tratta piuttosto di una non-notizia, ovvero l’omissione, sulla intranet aziendale, di un qualsiasi riferimento alla recente morte sul lavoro di un collega, Antonio Carlino.

Dice che è per non deprimere il personale. Quello ancora vivo.

Gen
28

Enlarge your ranking with…Repubblica.it

Il mio amico, nonché coautore del nostro prossimo libro (in uscita a giorni) nonché ex collega Paolo Artuso è finito su Repubblica.it con il suo lavoro fotografico sulle pubblicità. Gli ha mandato una mail e questi gli hanno detto: ok, mandacele subito. Tanto di cappello. Il suo è un lavoro davvero originale, di cui mi aveva parlato a suo tempo e che finalmente posso ammirare. Sono curioso di sapere come un fatto del genere aumenterà il suo ranking su Google.

E se lo merita davvero, anche se quella colonna del sito è sempre stata un vero puttanaio. Del resto Repubblica.it si avvia a diventare il campione italiano dei treni persi (blog, citizen journalism, tagging, accesso alle fonti, ecc). Eravate dei pionieri, siete diventati dei pizzicagnoli e vi state facendo battere persino dal Corriere e da Panorama. Ma non vi dispiace un po’?

Va beh, chiusa parentesi. Sono sicuro che ad Alcatraz si leverà il solito coro di  “ma tu sei sprecato qui dentro”.  Lo so, ma è duro rinunciare a questo…Dai Paolo, ce la puoi fare…

Mag
24

Saluto dal ciberspazio

Siccome vedo che ogni giorno c’è almeno un accesso dalla intranet della mia vecchia azienda ne approfitto per salutare tutti i miei ex colleghi (posso mandare un saluto in trasmissione? eh? ciao ex colleghi – Saluto con la mano e lo sguardo ebete).

Qui fuori le cose vanno così così, ma so che anche voi vi barcamenate. Vi prometto che quando trovo la soluzione a tutti i nostri prblemi la posto sul blog a disposizione di tutti.

Un salutone

Apr
18

Io lavoravo qui

E quante convention ho contribuito a organizzare in quella sede di Rozzano, quando stavo a Milano…Va beh, ho voltato pagina. Avrò fatto bene? Ancora non l’ho mica capito.

Ma una cosa è certa: sento veramente la mancanza di tutto il succoso gossip che in questo momento i miei colleghi staranno facendo  “da dentro” a proposito di quello che sta succedendo (e tenetemi al corrente, bastaaaaardi….).

Gen
24

O mia bella madunina

Quando lavoravo ad Alcatraz, sede romana, mi proposero di tornare a Milano. Mi strizzavano l’occhio, come a dire “eh, te ne torni a casa eh!” e non capivano la mia faccia terrorizzata e gli strani segni di scongiuro.

Ancora oggi, quando per lavoro mi chiamano a Milano, metto le dita a croce, e faccio due ore di training autogeno. Ma perché?

I motivi sono davvero tanti, ma vorrei illustrarne solo uno. E per illustrare intendo proprio illustrare, dato che all’epoca feci un mini-reportage fotografico sui miei luoghi d’origine (assieme a una mia amica di sventura dell’epoca)  per togliere quello sguardo ammiccante dalla faccia dei miei colleghi.

Credo sia l’unico luogo al mondo che è stato in grado di creare il nulla dove prima c’era qualche cosa. Un luogo che esiste per sottrazione, insomma. Per un terzo fabbriche, per un terzo palazzoni, per un terzo villette. Ogni tanto salta un negozio. Sulla strada: cuboni commmerciali. Dentro le case: caloriferi accesi per 8 mesi l’anno.

Parchetti nella nebbia e persone sulle panchine. Per molti anni anche io sono stato su quelle panchine. Cappuccio e cornetto oggi costano 2 euro e10. Se stai fermo per troppo tempo in un punto, dopo un po’ o arriva la polizia o vengono a rapinarti. Quando avevo 17 anni dovevo prendere l’autobus per andare da qualunque parte. Un autobus ogni ora: a mezzanotte, fine.

Ecco il reportage. E questa è casa mia.

E sempre grazie, mia cara Roma, per avermi offerto una chance.

Dic
30

Freedom

Ok, oggi è l’ultimo giorno di lavoro in azienda. Lo stipendio, la tredicesima, i premietti, l’assicurazione, i buoni pasto…dopo 13 anni mi avevano annoiato: d’ora in avanti vivrò nei boschi, vestirò pelli d’animale e mi nutrirò di bacche e radici. Ma forse no.

Dic
5

Non vi ci affezionate troppo

Le aziende sono morte, ma ancora non lo sanno, e fanno i business plan come se nulla stesse succedendo. Ma restano dei morti.  Le aziende sono morte e nessun patto con il diavolo, nessun mesmerismo organizzativo potrà resuscitarle. Non fatevi ingannare dei professionisti che parlano al telefono in modo concitato e serio mentre timbrano il cartellino, guardate più in là delle donne con il tailleur e il pc portatile che parlano al telefono sul Pendolino, esaminate in filigrana i consulenti con il vestito nero, la camicia bianca e le scarpe a punta. Andate oltre le pubblicità e il marketing che ci informa che “tutto è intorno a noi”. Provate a leggere in controluce i loro comunicati stampa. Sono tutti morti che camminano.

Le aziende sono morte da tempo, con tutto il loro apparato da guerra. Con le loro piramidi infinite, con le loro cordate, con i loro manager che parlano senza sapere che cosa stanno dicendo sulla pelle di migliaia di persone con un brivido di sudore freddo, con i loro progetti senza capo né coda, con le loro slide, con le loro parole d’ordine che nessuno ha mai seguito, con i loro house organ, i loro comunicati falsi, con i loro capi incompetenti e presuntuosi, con i loro dipendenti di cui si sono sempre fregate, con la loro sensibilità da schiacciasassi, con i loro dirigenti con la quinta elementare che bacchettano i loro collaboratori plurilaureati, con il loro tran tran che poco a poco ti svuota dentro, con la loro arroganza, con la loro viltà, con la paura folle che governa tutte le loro scelte, con la loro ipocrisia che ci contamina tutti, con i loro talenti che scappano, con i loro mediocri che invece restano, con i loro impiegati che resistono, con i loro aspiranti manager che aspirano senza respirare. Con la loro impunità.  Con la loro incapacità genetica di sviluppare il meglio di ciascuno di noi. Con le loro procedure, con i loro riti stanchi, con le loro ricorrenze stantie, con la loro meschinità, la loro disgustosa prudenza, con il loro invischiarsi, con il loro invischiarci. Con il loro infischiarsene, con la loro folle corsa al ribasso, con il loro linguaggio ottocentesco, con i loro sprechi, la loro miope e tristissima visione d’insieme, con la loro ideologia disgustosa, con il loro “orientamento al cliente” che non hanno mai voluto conoscere, con la loro “trasparenza” che si guardano bene dal praticare, con la loro “velocità” e “efficienza” di cui si infischiano.

Tra vent’anni al massimo tutto questo non esisterà più. Ma non li sentite gli scricchiolii, non avvertite gli spifferi dai quali sta entrando quel vento gelido che si chiama di volta in volta lavoro immateriale, rete, economia cognitiva, gestione dinamica della conoscenza e soprattutto quella cosa che si chiama mercato, così dannatamente distante dal fantasma immaginato nelle stanze dei bottoni che governano questi dinosauri che si chiamano aziende. Ma non sentite il lamento di decine, di centinaia di migliaia, di milioni di persone che sono stufe di essere trattate come minorati mentali, che vogliono decidere, che vogliono mettersi in gioco,  che vogliono fare, finalmente, le cose come vanno fatte?

So a che cosa state pensando: ma come faremmo senza le aziende? Chi ci darà tutti i prodotti e i servizi che ci allietano la vita tutti i giorni? Come faremo a sopravvivere senza un sistema di produzione? Pensateci un po’ su: tutto questo oggi esiste nonostante le aziende e non grazie ad esse. L’innovazione e la capacità di produrre qualche cosa di nuovo non nascono dentro le aziende: si insinuano, semplicemente, nelle loro maglie. Sono in realtà dei sottoprodotti  di un prodotto principale che si chiama autoconservazione,  ogni giorno sempre più difficile.

No, non resisteranno, non c’è alcun motivo plausibile che giustifichi la persistenza di un dispositivo che produce così tanta insoddisfazione all’interno e così tanta inefficienza all’esterno.
Le aziende moriranno: se ne andranno così, semplicemente, senza clamore, come una cosa naturale. Si scioglieranno come neve al sole e a noi rimarrà solo il  vago ricordo della loro patetica  presenza. Ci ricorderemo di loro come di una coda in autostrada: oppressiva e senza scampo finché ci siamo dentro, assolutamente inutile e gratuita una volta sciolta.

Non possiamo sapere che cosa le sostituirà: forse qualche forma di cooperazione locale, forse un mondo di liberi professionisti collegati tra di loro, forse il ritorno a qualche forma di artigianato diffuso. Quello che so è che qualsiasi forma prenderà il lavoro quando avremo seppellito questi mostri produttori di infelicità e frustrazione sarà dominato dalla passione, dal sogno, dal gioco, dalla cooperazione, dalla voglia di fare qualche cosa di buono e dal desiderio di essere padroni del nostro sapere.

Quello che so è che le aziende, queste aziende, sono un prodotto umano, che ha avuto un inizio e avrà una fine. Le aziende non sono la migliore delle organizzazioni possibili, e mai come oggi si sente il bisogno di una nuova utopia capace di immaginare che cosa accadrà.

Non sappiamo quando, non sappiamo in che modo, ma accadrà.

P.S. Per qualche mistica ragione, parte della discussione su questo post si è svolta qui. Siccome sappiamo che in Rete il testo è formato da: testo + link + arricchimenti + discussioni, lo riporto per completezza.

Nov
10

Casino

Ok, ragazzi, non sono morto (credo). E’ solo che stanno succedendo un sacco di cose e ovviamente il blog ne risente (per non parlare del, brrr, sito web, fermo da giugno, che vergogna….). Insomma, per esempio, sta succedendo che: sto facendo il docente in un sacco di corsi (fico), mi sono dimesso da Alcatraz (fichissmimo), sto leggendo un sacco di cose interessanti (stra fichissimo), sto prducento alcuni moduli di e-learning (ehm, se vogliamo chiamare così delle inquietanti slide parlanti, ma di questo ne riparleremo….). Insomma, sto lavorando. In attesa di tempi migliori, beccatevi questo articolo di Nielsen dedicato alla sua ricerca sulle migliori intranet del 2005. A presto.

Ago
5

C’è sempre una soluzione

Aspettativa, part-time, buonuscita, dimissioni:

qualcosa succederà.

Buone vacanze a tutti. Ci rivediamo a fine agosto.

Apr
20

A loro non piace

Per  qualche inspiegabile motivo vengo a volte consultato da simpatici e sconosciuti giornalisti sui temi più svariati (fino ad ora: undernet e blog aziendali). Ultima performance del sottoscritto: Affari e finanza di lunedì 18 Aprile. Ok, sono ovviamente contento e fiero di me. Solo una precisazione: io non sono “manager” di un bel niente, capito? Non scriverelo nelle interviste, scrivete magari editor, schiavo, fattorino, ma evitate di citare quella dannata parolina, perché dovete sapere che ogni volta che appare la parola manager associata al mio nome mi viene tagliata una falange del dito mignolo. Inoltre, qui ad alcatraz la parola è assai squalificante e mina non poco la mia autostima, già seriamente minacciata ogni volta che mi guardo nello specchio.

Ehm, va bene direttore? Io l’ho detto eh, ho fatto quello che potevo. La prego, no, mi inginocchio sui ceci, eh? Vi prego, per questa volta fatemi solo mangiare il sale, lasciatemi, farò tutte le slide che voltete, no lasciate stare il coltello, scriverò mille volte la frase “sinergie migliorative”, no il dito noooo….

Set
23

Ora d’aria

Oggi, colloquio con un ente di formazione per una nuova attività di docenza. Arrivo e…improvvisamente tre splendide vestali mi circondavano subissandomi di domande. Dove ero finito? Nel paradiso dei consulenti? Nella terra dell’oro dei formatori? Poi, ad un certo punto, mentre gli occhi azzurri di una delle tre mi fissavano interessati (mah…) Lei scioglieva i suoi spendidi capelli setati; il che ha coinciso, ovviamente, con la totale perdita di controllo delle mie facoltà neurovegetative. Dove stava il trucco? Ero su candid camera? Era una specie di premio per il mio lavoro di schiavo aziendale? Gli architetti di Matrix avevano deciso di farmi rilassare un po’? Sarei rimasto a parlare per ore, cosa che purtroppo ho fatto. Poi, quando la mia salivazione si è totalmente azzerata, ho svegliato delicatamente le mie interlocutrici e le ho salutate, per ritornare ad Alcatraz.

Giu
24

Io (purtroppo) penso

Penso che nelle aziende si consumino inutilmente le maggiori energie della nostra generazione. Penso che la classe dirigente delle aziende italiane, se volesse fare un favore al Paese, dovrebbe andarsene. Tutta. Senza clamori, avanzando timide scuse e facendosi da parte. Penso che le persone sane di mente dovrebbero smetterla di cercare di “migliorare le cose”. Penso che chi vive in azienda veda, nell’arco della sua vita, cose che non aiutano a mantenere la salute. Penso che sono stufo di vedere persone brutte in mensa, penso che sono stufo di vedere persone brutte in riunione. Penso che le persone dovrebbero parlare come mangiano, e smetterla di sciorinare ampollosità esterofile di cui non frega niente a nessuno. Penso che le persone devono smetterla di pensare che sono oneste dentro e che quindi possono tranquillamente obbedire a cose che le disgustano. Penso che la famiglia non è un buon motivo per obbedire a cose che disgustano. Penso che non so quando è iniziata questa cosa che le persone pensano solo al lavoro e si qualificano con i loro ruoli, e si entusiasmano solo quando parlano del lavoro e delle cose che non vanno o delle cose che hanno fatto, che spesso sono piccole cose. Penso che stiamo vivendo tutti dentro un Matrix maligno che ci sta succhiando il cervello, penso che la dobbiamo smettere di raccontarci stronzate dalla mattina alla sera. Penso che dobbiamo smettere di ridere per tirarci su, perché non c’è niente da ridere.

Io penso. Penso che questo Paese abbia un problema. Un problema che conosciamo tutti e che riguarda il nostro lavoro. Penso non possa essere un caso che tutti ci ritroviamo a pensare le stesse cose delle persone che ci comandano. Penso che non sia un caso che le cose siano così sempre, dannatamente, uguali ovunque in questo Paese. Penso che esista, esista veramente un meccanismo, un complotto, una congiura che evita alle persone migliori di andare avanti. In questo paese esiste una cosa che si chiama Mafia. In questo Paese esiste una cosa chiamata “Fuga di cervelli”. In questo Paese è anche esistita una cosa chiamata “Craxismo”.
Io Penso che non si possa basare il comando di milioni di persone sulla paura. Io penso che la paura sia la vera chiave per accedere al potere nelle aziende di questo paese.

Io penso che chi dice che sta bene in azienda menta, e menta a se stesso prima di tutto. Perché è impossibile stare bene in posti mandati avanti da persone come queste. Queste persone hanno famiglia, sono spesso brave persone. Ma sono incapaci (giusto?), sono pavidi (giusto?), sono opportunisti (giusto?). Loro sono loro e noi siamo noi. E nessuno pagherà per questo. E nessuno, dico nessuno, parlerà nei dibattiti di queste cose. Gli alieni sono arrivati da tempo, e hanno preso le redini e la loro prima regola è che un alieno non farà mai del male a un altro alieno.

Io non voglio avere più paura. Io odio me stesso per avermi permesso di arrivare a questo punto.

Apr
26

Carissimi, come state?

Carissimi, come state ? Immagino male. D’altronde non potrebbe essere altrimenti vista la vita che fate: stipati già dal mattino in puzzolenti metropolitane o incolonnati come poveri disgraziati su arterie autostradali che ostacolano il flusso regolare del vostro povero sangue, non avete modo di prendere atto di voi stessi. Ingabbiati, appena scendete trafelati dai mezzi di trasporto privati o pubblici, in uffici tragici, in stanze nauseanti ricolme di colleghi vuoti di spirito e di se stessi che l’unico pieno che riescono a fare è solo quello di benzina e di cazzate urlate nei corridoi.
Immagino proprio che, in queste condizioni, non abbiate modo di riflettere su cosa volete.
Immagino che state male vedendo le facce vomitevoli dei vostri capi, che continuano a ripetere numeri senza senso cercando di riempire l’horror vacui che li tormenta.
Immagino che non vi sentiate tanto bene quando vi manca l’aria, quando le pareti della vostra organizzazione vi soffocano, quando ricevete quelle mail disgustose, tipo catene di Snt’Antonio, che vi invitano a sorridere al vostro vicino a essere generosi con il prossimo a pensare positivo-Zen. Io, questi tizi che mandano in giro simile immondizia, li impalerei su pubblica piazza con sottofondo di messaggi di pace e mantra aziendali.

Prima di salutarvi, però, ci tengo a sottolineare una cosa: non dovete pensare che io sia qui per assolvervi dai vostri peccati, a dirvi com’è cattivo il mondo e come siete sfortunati voi povere vittime di un sistema in cui non vi riconoscete e che vi schiaccia. Voi, purtroppo, vi meritate gran parte di quello che vi capita.
E ve lo argomenterò. Io non vi darò ricette (non sono un cuoco), non vi darò precetti (non sono un maestro di pensiero), né vi darò consigli (io non devo persuadere nessuno), più semplicemente, io vi darò dimostrazioni, di quelle che non arrivano per mail e che non potete leggere su quelle stupide riviste patinate che fanno bella mostra nei vostri cessi e sui tristi tavolini che tenete nel vostro soggiorno.

Io mi prenderò la briga di darvi uno “sguardo da lontano”. Ora devo andare: la spiaggia mi aspetta. E mentre farò correre il mio cane e lo iodio invaderà i miei polmoni piscerò sugli arbusti incurante degli indici del Dow Jones.

Apr
15

Professionista-Rap

C’è chi mi chiama carrierista, arraffone, buffone, bieco opportunista
Corro come un pazzo nella pista, la laurea due master lo sguardo che conquista
Son quello che sa, a viver come si fa, sono quello che va ma non sa dove va
Sono quello che in riunione fa il cretino, fa battute da bambino, serio e ligio al compitino dico cose intelligenti che mi sembra di giocare a Sapientino.

Ironia, gogliardia, la paura va via, se parliamo di gnocca ho da dire la mia
Son saliente, pungente, tagliente, la pacca io dò al sottopanza potente.
Trasformo i problemi in soluzioni, re delle riunioni, scendo con le slide nella gran fossa dei leoni

Sono quello più quotato, son stato nominato
in lista coi papabili per il pontificato
non voglio portar sfiga, ma sono nella lista…
sono un professionista

Sono un professionista.

Sono professionista, votato alla causa, che crede ai messaggi del salto con l’asta
Della staffetta, del gioco di squadra, del manager tosto che tutto sovrasta
Se parlo di yoga, di vacanze in piroga, dei miei flirt a Montecarlo, voi dovete accettarlo
Sono un incredibile edonista incorreggibile ottimista, moderato conformista la mia mamma mi ha educato per essere da tutti rispettato

Zen, ginsen, palestra for men, cultura tai chin che fa molto za-zen
Trasformo i problemi in soluzioni, è una ruota che va, e io so dove va

Sono quello più quotato, son stato nominato
in lista coi papabili per il pontificato
non voglio portar sfiga, ma sono nella lista…
sono un professionista

Sono un professionista.

Rotola rotola rotola la mia esistenza, vissuta con prudenza, con impudenza.
Vivo, con tutti convivo, come al militare schivo, dico sempre di sì, tanto è venerdì,
Credo alla mission, vedo la vision, se vado in depression mi infilo in convention
Vivo senza gioia né dolore tra le pieghe delle ore, gioco a fare il mattatore, faccio calcoli alchimisti senza farmi mai distrarre del rumore

Ecco, lo sento, il mio capo è contento, ha corretto le bozze del mio documento
Il progetto, i valori, la posa, giustifico col mutuo il mio pensiero che riposa
Le difficoltà son’opputunità, è un teatro che va, e io so dove va

Sono quello più quotato, son stato nominato
in lista coi papabili per il pontificato
non voglio portar sfiga, ma sono nella lista…
sono un professionista

Sono un professionista.

Apr
9

Graditi ospiti

Cari amici: in questo spazio si divaga spesso e volentieri su temi di vita aziendale e affini. E’ naturale, visto l’argomento del blog, ma io ho comunque il mio specifico (ovvero il cazzeggio sulle intranet, sulla filosofia e su me stesso), e in quel campo c’è chi se la cava meglio di me.

Urgeva quindi una collaborazione esterna, e sono lieto che abbia accettato l’invito Mister Capis. E’ un iperbolico signore, caustico e corrosivo, che ci parlerà delle aziende e soprattutto delle persone che le abitano. Vive da anni a Gibilterra, ma vi assicuro che ha maturato una lunga esperienza di vita nei contesti aziendali. In realtà non lo vedo da anni: vive al riparo da sguardi indiscreti, ma graffia bene anche a distanza. Quando deciderà di farci visita ne sarò onorato.

Mister capis, ti aspetto

Apr
5

Ai neo laureati

Caro neo laureato, voglio dirti qualche cosa che potrà servirti quando ti affaccerai al mondo del lavoro nelle aziende. Sai, la vita ci pone continuamente di fronte a delle scelte e, anche se non sembra, ci chiede sempre da che parte vogliamo stare. Queste scelte ci cambiano, ci cambiano dentro. E a volte le facciamo senza accorgercene.

Le aziende, le organizzazioni, sono i più grossi produttori di cambiamenti nelle nostre menti. Sono dei manipolatori dolci e melliflui, che ci seducono con promesse da marinaio, e queste promesse si chiamano “progetti”.

Caro neo laureato, oggi tu hai tanti strumenti in più: sei colto, attento, motivato. Hai la tecnologia, hai la Rete e sai usarla. Cerca di usare questi strumenti nel modo migliore, ovvero per capire che il Mondo è qualcosa che va oltre te, oltre i tuoi progetti, oltre i tuoi stage, oltre la tua azienda.

Caro neo laureato, tu hai voglia di fare, vuoi affermarti ed esprimere qualcosa nel lavoro. Vuoi fare carriera, vuoi realizzarti, vuoi mettere a frutto le tue conoscenze. Ma per fare questo dovrai rimanere te stesso, restare una persona, avere voglia di giocare, non prenderti troppo sul serio.

Caro neo laureato, io ne ho viste tante di persone piene di idee, cariche di energia, gioiosi anarchici e donne originali trasformarsi nel giro di pochi mesi in macchine aziendali-borsa-a tracolla-tailleur, parlare al telefonino in mensa, mentre reggono il vassoio, vendute in nome di un progetto che diventa la loro unica ragione di vita. Macchine da gossip piene di rancore, animali da riunione la cui unica soddisfazione è annotare cose sul palmare-callulare.

Caro neo laureato, il tuo progetto continuerà anche senza di te. Il Mondo continuerà anche senza di te. Non sei un medico in una zona di guerra, non stai salvando neonati dalle fiamme: stai lavorando per dei manager che, spesso, non hanno la minima idea di cosa stiano facendo.

Caro neo laureato, la vita è una cosa troppo seria per metterla in mano ai manager, e per questo voglio darti alcune dritte:

  • non dire più “sì” di quanti siano necessari alla tua sopravvivenza
  • sappi dire “no” quando è il caso, e dillo a costo di essere autolesionista
  • non ridere alle battute dei tuoi superiori se non sono divertenti
  • pensa sempre in grande. Pensa a Gandhi, Aristotele, M. Luther King, Adriano Olivetti. Pensa da Dante, Nietzsche, Proust
  • una volta si diceva: “voi non siete pagati per pensare, ma per lavorare”. Tu pensa invece che non sei pagato per lavorare ma per pensare. Usa il cervello, sempre
  • non pensare ai tuoi capi come unico metro di giudizio: non scegliere così miseri giudici per valutare le tue azioni
  • pensa al tuo lavoro come a un sofisticato gioco di società. Sarà la maniera migliore per realizzare cose serie
  • le regole che ti vengono date non sono scolpite nella pietra: sono spesso il frutto di tradizioni e di paura. Le regole sono un artefatto umano, e sono fate per essere cambiate

Caro neo laureato, mandami a cagare se vuoi, ma leggi questo brano di W. H. Whyte, scritto più di 40 anni fa, ma tutt’ora valido:

l’uomo dell’organizzazione deve lottare contro l’Organizzazione. Non stupidamente, né egoisticamente, ma lottare egli deve, poiché gli inviti alla resa sono continui e possenti, e quanto più egli giunge ad apprezzare la vita dell’Organizzazione tanto più difficile diventa per lui resistere ad essi, e anche soltanto riconoscerli. La pace mentale offerta dall’Organizzazione rimane una resa, e nulla di meno per il fatto di essere offerta con fare benevolo. Questo è il problema.

William H. Whyte, L’uomo dell’organizzazione – Einaudi 1960

Ecco. Questo volevo dirti. Ti prego: non venderti mai in cambio di una misera caramella avvelenata.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede