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Ott
30

Note a margine della facoltà di scienze della comunicazione (post provocatorio)

Io non so se gli studenti del corso di laurea che prende il nome, ridicolo e altisonante, di Scienze della Comunicazione (disciplina relativamente nuova nello stravagante panorama di studi del nostro Paese, che si associa ad altre, ancora più bizzarre iniziative accademiche, valga per tutte l’esotico corso di laurea in “comunicazione nella società della globalizzazione”, erogato dalla sempre intraprendente Roma 3) ecco, io non so se questi studenti siano persone felici e soddisfatte. Va bene, forse la felicità non esiste, ma generalmente si prova quantomeno un senso di intima soddisfazione nel vedere un proprio percorso svilupparsi, anche se in mezzo a mille difficoltà e cambi di rotta. Trovarsi all’inizio di una salita e lentamente, con fatica, accostarsi alla vetta.

Ora sembra, a quanto mi è dato sapere, che questa, ed altri tipi di esperienze, vengano d’ufficio negate ai nostri poveri malcapitati. Si, perché non solo non troviamo nessuna imponente salita nel loro percorso ma, anzi, capitiamo piuttosto in un labirinto di stradine che si incrociano in mezzo al deserto. Qualcuna va da qualche parte, qualcun’altra no. Alcune si incrociano, altre sprofondano in misteriosi pantani. Alcune tornano addirittura al punto di partenza. Ci sono i laboratori (urka, i laboratori), e una serie infinita di prove intermedie che dovrebbero tesmoniarci la serietà del bizzarro “percorso”.

Una volta, parlando con una di loro, arrivata ormai alla fine del labiritino, scopro che abbiamo molti autori in comune: Thomas Kuhn, Edgard Morin, Gorge SImmel, eccetera. Solo che la malcapitata li conosce, sì, ma non ne ha mail letta una riga. Ohibò, e allora di cosa stiamo parlando? Mi spiega che non funziona così: loro leggono solo libri che parlano di questi autori.???? Ok ma agli esami dovrete portare dei testi, non so, complementari. Giusto? E poi c’è sempre l’iniziativa individuale, no? E i seminari? Dico, i seminari. E scopro che agli esami si porta, generalmente, a malapena un manuale e una dispensa. Fine.
Insomma, non solo le stradine sono tante e senza indicazioni, ma sono anche corte, e percorrendole, spesso velocemente, si guarda fisso per terra, senza soffermarsi sul paesaggio.

Qualcuno a tale proposito scomoda, spesso a sproposito, la “l’apprendimento a rete”, il rizoma”, l’ipertestualità, l’intetestualità, il mago zurlì, la deriva situazonista, Boges, Calvino, Foucalut, Madre Teresa e il mostro di Firenze. Tutti che ci spiegano che così è meglio, che l’abbattimento dei confini disciplinari, che c’è la “cooperazione all’apprendimento” ed altre, lasciatemelo dire, puttantate. Io vedo solo ragazzi che leggono Pierre Levy e Baudrillard senza aver letto una riga, non dico di Kant, ma neanche di Saussure o Weber o altri padri putativi. Vedo persone parlano di cose che non conoscono senza sapere che non le conoscono. Vedo la lenta cottura di un pane fatto di briciole, e non credo sia un pane molto nutriente.

Qualcuno diceva che chi guarda in basso mentre cammina non inciampa, ma non sa dove sta andando. Chi guarda in alto invece sa dove va, ma rischia di cadere. Personalmente ho sempre preferito cadere.

27 Commenti

  1. tolli ha detto:

    Questa è la “liceizzazione” dell’Università, nel senso peggiore del termine perché già all’Università si acquisisce l’abitudine a non leggere i testi, nemmeno in forma ” leggera” di antologia, ma solo i manuali, ovviamente non per piacere ed interesse ma per superare gli esami.
    Domenico De Masi si è dimesso da Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione per protesta contro la mancanza di fondi, sedi, strutture, i ricercatori protestano per la totale precarizzazione a cui li sottopone la riforma Moratti ma i problemi dell’Università sono di vecchia data e sono di ordine culturale, quelli che denuncia Giacomo.

  2. Nonostantetutto ha detto:

    Citazione cinefila da un “Un pesce di nome Wanda”

    Lui: “…le scimmie non leggono filosofia…”

    Lei: “certo che la leggono, ma non la capiscono”.

    Eh già, amico mio, anche le Univeristà non sono più quelle di una volta…buona festa di Holloween …scherzetto o dolcetto?

  3. utente anonimo ha detto:

    Da ex studente a metà di Scienze della Comunicazione, mi riconosco nella critica, ma non condivido le conclusioni. Prima di tutto, non tutte le facoltà sono uguali: a Torino gli esami sono (erano? parlo del 1995) pesantucci e gli autori si leggevano in diretta, non per sentito dire. Ai famigerati laboratori io ho imparato l’html, e non mi sembra poco.
    Tu dici, giustamente, che non ha senso leggere Levy senza conoscere Kant (o chi vuoi). Ammetterai però che non ha neanche senso sapere tutto di Kant senza poi studiare Wittgenstein (tu sei un’eccezione, e lo sai: prova a dire “Bateson” al laureato medio in filosofia, e vediamo).
    Quello che dici mi sa un po’ troppo di università da pappa pronta, dove i professori si devono preoccupare del percorso precedente degli studenti e aiutarli a colmare le lacune. Per me non è così: se per capire Foucault devo studiare Hegel, (detta a caso), sono cazzi miei, non del corso di laurea.

  4. SallyRyan ha detto:

    Ebbene sii io frequento proprio quel corso di Laurea dallo strano nome “Comunicazione nella società della globalizzazione”, ma non sono la tipa sopracitata con cui Il Mason ha dialogato. I programmi d’esame non sono così ristretti anzi, studiamo molta filosofia dalla generale alla filosofia del linguaggio a quella politica, studiamo letteratura italiana, storia contemporanea,informatica…Non si può imparare Tutto di Tutto seppur abbiamo la nomea di essere Tuttologi. Forse tutti noi abbiamo l’eccessiva tendezza a generalizzare superficialmente senza conoscere approfonditamente le singole unità universitarie e così a volte la critica viene da sola..
    http://comunicazione.uniroma3.it

  5. garu ha detto:

    Io non ho seguito il corso citato, ho fatto Economia e Commercio a Venezia. Sono dell’idea che non si possa generalizzare a un corso di laurea o addirittura all’universita’ in genere.
    Le letture complementari e gli approfondimenti non possono essere imposte da un’organizzazione….ok, non dovrebbero essere considerate complementari, ma un manuale e una dispensa sono l’ideale (imho) per creare “quell’infarinatura” che poi ognuno, a seconda dei suoi interessi, puo’ approfondire o meno. Ti faccio un esempio: esame di statistica, (ovvero un esame di cui proprio non mi interessava NIENTE). Manuale e dispensa mi hanno dato le base per capire tante cose senza per forza andare troppo a basso livello. Sta alla curiosita’ (e al tempo) di ognuno andare piu’ o meno in profondita’….
    Bisogna anche dire che hanno delle tabelle di marcia incredibili (vedo alcuni amici che frequentano l’universita’ “di oggi”), tanti vorrebbero anche approfondire….ma come fanno??

  6. 02068449 ha detto:

    non lo so, sarà, ma bisogna guardare ai fatti: se alla fine ci sono più lacune che altro qualcosa non funziona, è inutile girarci intorno. Di chi è la colpa? E che ne so… io vedo ragazzi che alla fine sono preparati male

    I manuali e le dispense servono, certo, e chi dice di no. Poi per le facoltà scientifiche è sempre stata la prassi. Non così per le scienze umane
    mah…

    Ci saranno i loro bei motivi, ma il fatto resta. Ai miei tempi era diverso. E anche ai miei tempi c’era già chi diceva che ai suoi tempi era diverso.

  7. mafe ha detto:

    Giacomo, però per dire che ci sono più lacune che altro, devi avere una casistica concreta ed estesa, non qualche impressione.
    Poi magari il problema è altrove, che ne so, esami troppo facili. Ma ti assicuro che in sé è un corso di laurea affascinante e decisamente completo (meglio sapere poco di diritto, per dire, che non saperne niente).

  8. 02068449 ha detto:

    mafe: ho fatto uno screening accurato di ogni singolo esame, e dei relativi programmi, in ben tre facoltà (pensa un po’ che pirla che sono).

    Poi parlo con gli studenti (con tanti studenti, visto che insegno anche nei master) e, che ti devo dire,ci sarebbe da ridere…

    Del resto della liceizizzazione ccetera non ne parlo io, non è che la mia sia una voce dissonante, anzi.

    Poi ci saranno anche le ricerche scientifiche a riguardo: certo non le farò io. E neanche tu, credo. Per quanto mi riguarda mi accontento, felice di essere smentito, prima o poi, vedendo generazioni cazzute venir su.

  9. mafe ha detto:

    Sullo screening dei programmi, non discuto: so che non sei uno che cazzeggia, anche se deve provocare.
    Sulla “qualità” di chi ne viene fuori, neanche: ma credo che questo sia un problema di tutta l’università italiana, soprattutto delle facoltà umanistiche, no? I “cazzuti” emergono a prescindere dalla facoltà che fanno…

  10. 02068449 ha detto:

    lo spero: comunque sei carina
    (ha ha ha..commento da cretino)

  11. utente anonimo ha detto:

    Laureata Scidecom a Torino a rapporto. Non possono non commentare.
    Io povera ragioniera (sperimentale ma pur sempre della categoria) ho potuto studiare Foucault, Sassure, Levy e compagnia bella senza aver fatto il licea e senza aver mai studiato filosofia. E di questo ringrazio il mio prof. di estetica Salizzoni, che non ha schifato me o mie colleghi solo perchè avevamo avuto l’azzardo di iscriversi ad un c.di laurea umanistico (a Torino è sotto Lettere ma non è dappertutto così). Ora quando si parla di non-luoghi, di virtualità, ecc. so da dove arrivano questi concetti e capisco meglio le conseguenze di certi cambiamenti.
    Vi ricordo inoltre che Sc. della Comunicazione è stata fondata a Bologna da Umberto Eco. Se poi vari presidi di facoltà hanno fatto a gara ad aprirne una loro versione per richiamare giovani che vogliono lavorare a tutti i i costi su Internet quello è un discorso diverso.
    A chi deve scegliere dico: scegliete una università dove Scidecom sia una derivazione moderna di corsi umanistici.
    Prima di giudicare (ed è rivolto a TUTTI) noi poveri sfigati-superficiali-tuttologi&nullologi-precari-operai della new economy ma senza le tutele della classe operaia, informatevi.

    Anna
    PS: a Scidecom a Torino insegnava anche Vattimo.

  12. utente anonimo ha detto:

    Eccomi qui, studente sfigato in scienze della comunicazione.
    Nel suo post dice cose giuste, anche io ho letto poche cose di todorov, khun, jakobson e benjamin, ma allo stesso modo ne sanno poco la maggior parte degli studenti di altre facoltà umanistiche. Ne sono sicuro non perchè abbia fatto uno screening (come dicono quelli esperti) su dei risultati di una ricerca, ma parlando direttamente con miei coetanei studenti…chiamiamola osservazione partecipante :) Mal comune mezzo gaudio?…assolutamente no, però basta con i facili pregiudizi sulla mia facoltà.

    Questa facoltà, pur con tutte le sue lacune e difetti, mi ha fatto scoprire molte cose anche diversissime tra loro, dall’antropologia visuale alla…comunicazione interna, essì proprio la comunicazione interna, che nella altre facoltà è relegata magari ad una sola lezione all’interno di un altro corso, a SdC ha una cattedra tutta sua (tra altro nel suo programma d’esame ha un libro che lei conosce molto bene..)

    saluti.

    Luca

  13. 02068449 ha detto:

    Come era prevedibile, il mio post a scuscitato non poche, legittime reazioni. Del resto era stato definito fin dall’inizio “provocatorio”, e come tutte le delle provocazioni deve essere “tranchant” e suscitare reazioni altrettanto nette.

    A mente fredda proverò a rispondere ad alcune suggestioni emerse.

    1) La liceizzazione dell’università italiana non l’ho inventata io: è un fatto sotto gli occhi di tutti e da più commentatori rilevato. Ovviamente questo fenomeno è meno evidnte nelle facoltà scientifiche, che hanno un percorso di studi più strutturato. Nelle facoltà umanistiche, invece, ed in special modo nei nuovi corsi, questo fenomeno si manifesta maggiormente. In questo senso “Scienze della comunicazione” è solo un esempio di un fenomeno certamente più esteso. Non è una consolazione.

    2) L’università fa scoprire tante cose nuove: mi sembra ovvio, ci mancherebbe. Il problema è che alcune cose non sono nuove per nulla.

    3) A torino le cose sono più serie? Molte persone me lo hanno detto. Va bene, ci credo (tra l’altro ci insegna Di Raco, una piccola “autorità” nella comunciazione interna): ma la sostanza non cambia, anzi viene aggravata da un inspiegabilevata senso di precarietà di tutto il sitema

    4) Quando ho fatto l’università io il programma dell’esame di Letteratura italiana era, a sua volta, un libretto di 20 pagine, e all’esame di Filosofia Antica si portavano circa 4.000 pagine, mentre al professoresssa durante il corso diceva cose come “mi raccomando, leggetevi La repubblica di Platone questo fine settimana…” Queste sono esperienze che non si scordano, nel senso più positivo della parola. Oggi, il mio amico Artuso che insegna Filosofia della Scienza ha avuto una specie rivolta in classe perché chiedeva di leggere 500 pagine: ha ridotto a 250…boh

    Tutto questo senza nulla togliere ai singoli studenti, per i quali provo grande simpatia, anche per il coraggio che spesso dimostrano ogni giorno.

    ciao

  14. utente anonimo ha detto:

    Laurea in Scienze della Comunicazione a Siena: 1997 (è l’anno conclusivo).
    Quello di iscrizione al corso il 1992.
    Sai cosa? Ho 31 anni. Lavoro da 6 e i super snob che contribuiscono a generare quel sorriso di sufficienza che si genera sul volto dei selezionatori ad ogno colloquio, non appena sentono pronunciare l’espressione “Laurea in Scienze della Comunicazione” mi urtano il sistema nervoso.
    La calunnia è un venticello.. e il luogo comune è suo fratello.
    Alè.

    P.S. Licealizzazione dell’Università non è sinonimo di Scienze della Comunicazione.

  15. 02068449 ha detto:

    no, purtropo non è sinonimo. Se lo fosse basterebbe iscriversi a qualcos’altro e invece…

    Calunnia? Quale calunnia? Ma lo sai quanti ricercatori di Scienze della comunciazione mi hanno dato ragione?

    Il sorriso dei selezionatori me lo immagino: per evitare di innervosirti pensa che magari lo hanno fatto Giurisprudenza (ehm…)

    Il luogo non è comune per nulla, visto che sempre più persone si iscrivono e sui Media tutti (auto) incensano la Facoltà.

  16. utente anonimo ha detto:

    Sono disarmato a fronte di tanta presunzione. Non si dimentichi che è giusto parlare soltanto quando si è padroni di ciò che si sta dicendo. Ritengo che il corso di laurea in scienze della comnucazione sia attualmente uno dei migliori attivi in Italia e che offra tanto agli studenti. Se si parla di comunicazione, allora il discorso può iniziare con l’arte e terminare con il giornalismo. Tanti, tantissimi sono gli ambiti su cui vertono gli studi che i miei colleghi ed io affrontiamo. Importante è focalizzare l’obiettivo, intraprendere una specilastica o un eventuale master che più è affine ai nosrti interessi. Amo il nostro corso di laurea per la sua dinamicità e concretezza e, infine, son certo che proprio perchè oggi parlare di comunicazione significa parlare di TUTTO, tal corso di laurea ci darà la possibilità di inserirci in tanti, tantissimi settori. Siate fiduciosi e speranzosi, se vi smorzate le ali a priori difficilmente potrete spiccare il volo.

    LUIGI

  17. 02068449 ha detto:

    caro luigi, gli ambiti sono tantissimi, ma tente briciole non fanno un pane, se così posso esprimermi.

    Peraltro andare ad un esame e portare 120 paginette non lo chiamerei esattamente “preparazione”. Scusami ma è proprio così. Io peraltro insegno anche all’università, talvolta e, credimi, so di che cosa sto parlando.

    Laurea specialistica? Master? Tu lo sai che così stai dando un calcio nel sedere all’istruzione di massa, vero?

    Io insegno in master costosissimi che all’epoca non mi sarei mai potuto permettere. PEraltro incontro laureati in scienze della comunciazione: è tutto da ridere (con tutto il rispetto)

    Mi spiace ma non mi hai convinto.

    un abbraccio

  18. utente anonimo ha detto:

    Che mezzucci per farsi pubblicità… rilikare su un blog lettissimo un tuo vecchio post…

    Fattelo dire… per me stai alla frutta… soprattutto in campo di comunicazione. Per sembrar colto scrivi in un modo astruso e si capisce tutto fuorchè ciò che vuoi dire. Ad esempio se avessi scritto in maniera chiara esponendo bene il tuo concetto quì nei commenti avresti ricevuto molte meno critiche, perchè nei tuoi post si parla, si parla ma troppo spesso il senso sfugge….

    Lindo.

  19. utente anonimo ha detto:

    02068449…

    Vorrei evitare il modo in cui il post è stato scritto.

    Non tanto per il suo presunto essere prolisso che inserisci con poca abilità;ma anche perchè la tua serie di elucubrazioni mi ha davvero fatto ridere.

    Leggendo il tuo post la cosa che piu mi ha toccato è stato il fatto che usavi PAROLONI per dire niente..O meglio.per dire cazzate.

    IL bello è che gente come te a volte capita pure che passi gli esami perchè sono convinti di un’intelligenza conosciuta a pochi.Quando a detta mia questo è bellamente SAVOIR PARLER(e come aggiungo io..Mica tanto bien)

    Come ho detto prima;tutto dipende da come si affronta l’università.Se uno ci tiene per me puoi fare anche ARTI E PENSIERI;ma tanto di cappello.

    Evidentemnte c’è ancora chi vive nel mondo di frutta candita;dove crede pure di rigirare i pensieri mettendo in fila 3 parole(senza neanche troppo rigore logico aggiungerei)

    “Qualcuno diceva che chi guarda in basso mentre cammina non inciampa, ma non sa dove sta andando. Chi guarda in alto invece sa dove va, ma rischia di cadere. Personalmente ho sempre preferito cadere.”

    dimmi una cosa..questa frase da quela Smemoranda l’hai presa?

    Ps:sottoscrivo Lindo.Se avevi voglia di farti vedere potevi andare alla feltrinelli.

    Bu Alice

  20. serenainside ha detto:

    Io faccio ancora il liceo non so cosa prenderò all’università, si sc.delle comunicazioni forse non sarà come medicina ma credo che è da lì che possano nascere anche giornalisti, scrittori etc. Anche a scuola, e la mia è tosta, si studiano tantissimi autori greci e latini oltre che italiani ma ovviamente non possiamo leggere i libri di tutti gli autori… Così se ti parlo di giovenale so che ha fatto della satira, so la sua biografia , ho letto i suoi brani ma di certo non tutte le sue opere… e per questo non ne potrei parlare?! Fammi indovinare… sei forse un professore?…

  21. 02068449 ha detto:

    a lindo svegliaaaaa: ma li hai visti li accessi sul mio blog?

  22. laura ha detto:

    sono passati 6 anni da questo post eppure purtroppo non mi sembra cambiato nulla, in positivo. semmai è sempre peggio, e le riflessioni dell’autore sempre più vere! o_O’

  23. Giacomo Mason ha detto:

    Ma l’autore è un po’ cambiato per fortuna (lo dico per tutti quelli con cui polemizzavo in quel periodo) e si scusa per i toni accesi e aggressivi che usava all’epoca. Non se lo è ancora perdonato.

  24. Marika ha detto:

    Giacomo Manson caro, sei professore di master costosissimi ecc… ma fai tanti di quegli errori…… anche “a” verbo senza l’acca.

  25. Giacomo Mason ha detto:

    Complimenti per la ricerca archeologica (eh, Google non perdona).
    Ehm, all’epoca in cui scrivevo queste note, 6 anni fa, non ero molto lucido con la testa. E poi pubblicavo di getto senza rileggere (cosa che purtroppo faccio ancora, talvolta). Si, oggi insegno stabilmente in master costosissimi, è vero (all’epoca in cui scrivevo queste note invece lavoravo anche alla Telecom, e l’insegnamento era ancora sporadico). A onor del vero va detto che purtroppo non si è pagati di conseguenza (e infatti oggi sto diradando le mie uscite :-)

    Oggi fortunatamente sono meno rabbioso, non scrivo più per provocare reazioni altrettanto rabbiose, e sono maggiormente in pace con me stesso (ma faccio sempre un po’ di errori quà e lah ;-)

    Grazie della segnalazione, ma credo che non correggerò gli errori. Abbiamo tutti fin troppe occasioni per dimenticarci di chi eravamo e voglio che questo blog, nel bene e nel male, me lo ricordi.

  26. Marika ha detto:

    hai risposto in maniera così pacata che quasi mi sento in colpa per avertelo fatto notare.
    Come hai fatto a raggiungere la pace interiore???

  27. Giacomo Mason ha detto:

    Putroppo non l’ho ancora raggiunta, ma sto facendo il mio percorso:-) molto è dovuto al fatto che mi sono finalmente licenziato dalla Telecom, alla fne dl 2005. E poi oggi ho 44 anni e se a questa età non avessi fatto dei passi in avanti in questo senso sarebbe davvero preoccupante. Un saluto

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