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Feb
17

La vanità di spiegare

Una bella riflessione di Antonio Spadaro sulla letteratura italiana di oggi, pubblicata su Asterione (come l’ho scovato? Vattelapesca). Ma soprattutto un interrogativo, che è anche un mio interrogativo: che statuto hanno le storie?

Le nostre storie, le nostre narrazioni, sono forse una gratuita, necessaria e forzosa introduzione di senso nella Storia, quella storia che non ha  di per sé alcun senso, sono solo l’espressione della nostra “vanità di spiegare” (TondelIi) o sono invece la rappresentazioni più viva, forse l’unica rappresentazione possibile di una verità per altri versi inattingibile?

Illusione, vanità, hybris, o estremo limite della nostra esperienza? Spadaro cerca freschezza e innocenza, e io vedo in questa freschezza la stessa materia di cui parlava Calvino quando, a proposito di leggerezza diceva, se non ricordo male, che “è quella disposizione d’animo che dissolve il dramma del Mondo in malinconia e ironia”. Una freschezza che oggi fatichiamo a ritrovare. L’articolo è qui.

Un commento

  1. utente anonimo ha detto:

    Grazie per il link, ho trovato interessante anche “sindrome da internet” sullo stesso sito.

    Max

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede