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Feb
22

Gli incentivi aziendali e il problema della candela

Consiglio a tutti di mettersi comodi e di guastarsi questo intervento di Daniel Pink alle TED confercence. Qualcosa di fa-vo-lo-so. In 18 minuti Dan ci spiega perché gli incentivi economici e, più in generale, gli incentivi “esterni” non siano più adatti a garantire l’eccellenza nelle prestazioni lavorative del 21° secolo.

Tutto quello che sappiamo sulla logica del bastone e della carota, così cara a livello manageriale, ha senso solo per prestazioni elementari ma, man mano che aumenta la necessità di pensiero divergente e visione sistemica, non ha più alcuni significato. Anzi, è dannosa e peggiora le prestazioni. Tutto provato, anche se apparentemtne controintuitivo.

Il video è sottotitolato anche in italiano per cui…Buona visione. Ah, per la cronaca: il video l’ho trovato in un che, coerentemente, parla di come aumentare il valore dei progetti enterprise 2.0 tramite gioco e motivazione.

4 Commenti

  1. […] candela 22feb2010 In: Blogging Author: Fabius Come al solito i post e le segnalazioni di Giacomo Mason sono sempre utilissime e piene di spunti. Questa volta ci ha segnalato un intervento di Daniel Pink […]

  2. […] Gli incentivi aziendali e il problema della candela […]

  3. Raffaella Roviglioni ha detto:

    Grande presentazione.
    Ma secondo te in Italia siamo pronti per un passo del genere? Perche’ mi sembra siamo fermi al progresso per anzianita’, prima ancora della meritocrazia (e del bastone e la carota). Ci arriveremo?

  4. Claudia ha detto:

    Bellissima presentazione. E per la mia modestissima esperienza come team leader in un’azienda pubblica, potrei dire che quanto proposto funziona.
    Sempre dalla mia esperienza diretta lancio, però, uno spunto di riflessione. In gran parte io lavoro con consulenti/lavoratori interinali che partecipano ai progetti in modo continuativo e quotidiano, ma sanno di essere a tempo. A differenza delle persone assunte a tempo indeterminato (ah, il posto fisso!), queste persone -a mio avviso- scontano un po’ la mancanza del ‘purpose’, del senso di appartenza che deriva dal lavorare in modo costante alla crescita continua di qualcosa di più grande.
    Non pensate che in Italia, oltre alla mancanza di una reale meritocrazia (è vero siamo alla preistoria rispetto all’America in questo campo), l’eccesso di precariato rovini sempre più l’amore per il lavoro che si svolge o si potrebbe svolgere?

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede