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Ott
4

Di gamification, rewarding, engagement e altre inquietanti parole

Oggi si parla molto (all’estero) di meccanismi di gamification (associare dinamiche di gioco a comportamenti e ad ambienti che di per se non sarebbero ludici) e di sistemi di riconoscimento simbolico per i contributi che arrivano dai dipendenti.  Se ne parla talmente tanto che si cominciano – giustamente – a fare i primi distinguo, a cercare di capire che cosa funziona veramente e che cosa è solo frutto di una moda passeggera.

Per capirlo abbiamo ovviamente bisogno di appoggiarci a dei casi di studio concreti, che ci aiutino a distinguere, tra le tante soluzioni, quella che davvero ha un senso. Fortunatamente di casi cominciano ad uscirne, ed uno in particolare, che citerò alla fine, mi ha davvero colpito non tanto per il sistema in se, quanto per la coerente, pervasiva e intelligente campagna di coinvolgimento che è stata fatta presso i dipendenti.

Cominciamo da Accenture, che ha associato un dettagliato sistema a punti per favorire l’adozione della nuova piattaforma interna (Sharepoint). Il caso di Accenture è ben documentato ed è uscito recentemente (c’è anche chi ha già espresso alcune perplessità).

 

PeopleProfile

image

 

C’è poi il noto caso di Sabre town, e del suo social network di Q&A, associato al meccanismo dei Karma point sulle risposte (qui un approfondimento nientemeno che di di Jared Spool).

LinkedIn

Poi c’è il caso di Idea Street, un sistema di generazione di idee per i dipendenti pubblici del dipartimento inglese per le pensioni (la nostra INPS), che ha creato un meccanismo di visibilità per gli autori delle idee, che poi è stato replicato da un’azienda che si occupa di piattaforme enterprise 2.0 (qui il caso).

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi c’è il caso di GreenNature, con la sua piattaforma per sostenere le cause dei colleghi.

 

Ma la cosa che più mi ha colpito è il caso del colosso della ristorazione Yum!, e della sua piattaforma collaborativa interna, dal bellissimo nome di Iching. Il caso è documentato solo da alcune slide in PPT che potete scaricare da qui (vi consiglio di farlo).

Le slide contengono alcune perle: per prima cosa il primo caso di uso dei badge di cui io sia venuto a conoscenza.

 

Ma la cosa che mi ha davvero colpito è stata la strategia di lancio e di “engagement” del personale per l’adozione della piattaforma. Di seguito alcune immagini:

 

Lancio della intranet gadget

 

Lancio della intranet messaggistica

 

Davvero delle idee carine e intelligenti.

Il tema, come potete immaginare, è abbastanza in divenire. Una cosa è certa: il giusto dosaggio di meccanismi di visibilità, gioco, riconoscimento è certamente una chiave vincente nell’adozione interna di questi sistemi, anche dalle nostre parti. A presto per aggiornamenti in merito :-)

 

 

 

6 Commenti

  1. Fabio Viola ha detto:

    Davvero alcune case history interessanti, bel pezzo.

    Per entrare nel dettaglio della Gamification è possibile consultare il sito di riferimento italiano http://www.gameifications.com

  2. Giacomo Mason ha detto:

    Più che altro mi è piaciuta la strategia di lancio di Iching, davvero ben fatta.

    Grazie di aver segnalato il tuo blog, mi sembra un’ottima risorsa

  3. Marco Stancati ha detto:

    Singolare sincronia. Uno studente mi segnala “gameification.com” di F.Viola. Vengo sul tuo blog e incrocio le case history sull’argomento. E nei commenti si fa vivo lo stesso Viola! Il tutto nel giro di pochissimi minuti.
    La “gameification” ovviamente non è pratica nuova, ma può essere certamente esaltata dai nuovi contesti culturali e tecnologici. Nel merito, sono tra quelli che hanno delle perplessità: se non c’è una forte motivazione alla partecipazione per una finalità davvero condivisa, il “premio” esaurisce presto la spinta e, a quel punto, i “distintivi” sono avvertiti come grotteschi.
    Sì, buona la strategia di coinvolgimento di Iching, intelligentemente mutuata dalla comunicazione pubblicitaria “non convenzionale” (la brandizzazione delle porte dell’ascensore l’ho vista anni fa in un circuito atipico insospettabile: quello degli ospedali!)
    Seguirò con attenzione gli sviluppi sia su questo blog sia su quello di Viola perché l’argomento mi interessa molto.

  4. Fabio Viola ha detto:

    Gentile Marco
    concordo con lei che la migliore Gamification possibile dovrebbe riuscire a scatenare le motivazioni intrinseche dell’individuo sulle quali calare alcune logiche estrinseche come premi, badge, punti etc etc per muovere l’utente dal suo punto A verso un punto B dell’azienza.

    Poi però nella realtà quotidiana gli obiettivi aziendali differiscono andando da quelli di breve durata ad engagement di lungo periodo e allora i due presupposti di cui sopra assumono forme e relazioni diverse.

  5. Marco Stancati ha detto:

    Propongo il tu, mi sembra coerente con l’informalità del contesto.
    Hai ragione ma “ogni bel gioco dura poco” e se si ripropone lo stesso (o analogo) meccanismo ludico su troppi obiettivi di breve periodo, la popolazione aziendale si stancherà presto.
    Comunque siamo all’inizio e il tuo blog è un bello spazio di approfondimento.

  6. Cristiano Siri ha detto:

    Sul tema della motivazione e del rewarding consiglio caldamente il (famoso) libro “Drive – The surprising truth about what motivates us” di Daniel Pink (disponibile anche in italiano http://bit.ly/qOwEdD, mentre qui un suo TED video http://bit.ly/pfsAiV che introduce l’argomento che nel libro è sviscerato in maniera più approfondita e con case study).

    Inoltre credo sia molto utile anche Motivational Design della premiata coppia italiana Gianandrea Giacoma e David “Folletto” Casali http://bit.ly/nKbGgC scaricabile gratuitamente e che, per i romani, verrà discusso con interventi live di Gianandrea al prossimo incontro dell’UX BookClub di Roma martedì 11 ottobre (dettagli qui: http://lnkd.in/h9QEqU).

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede