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Gen
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Del perché creare cose cretine è meglio del non crearne affatto

Una delle cose che ci sentiamo spesso ripetere in riunione quando progettiamo ambienti collaborativi è “ma se poi cazzeggiano, si dicono cose inutili o si mettono a giocare? Questo non possiamo permetterlo”.

Questa cosa della paura del cazzeggio, del terrore che ogni cosa creata in azienda sia ben ancorata alla retorica della seriosa operatività (che mai del resto si ritrova nella realtà), beh, questa cosa non mi ha mai convinto.

Il fatto è che ho sempre pensato che l’atto di collaborare a qualcosa, a qualsiasi cosa, fosse già un passo in avanti rispetto al non fare assolutamente nulla. E non importa quale sia l’oggetto del collaborare: le persone, ho sempre pensato, stanno costruendo comunque capitale sociale nell’organizzazione.

Ok, ora non c’è nessuno al mondo, credo, che sia capace di dare forma rigorosa a questi pensieri più di Clay Shirky, lo studioso di cultura digitale del quale è uscito recentemente in italiano il secondo libro, Surplus cognitivo.

Shirky ha parlato di parte di questo libro alle TEd conference e oggi voglio segnalarvi il video del suo intervento, come al solito impeccabile quanto a chiarezza, lucidità e capacità di raccontare storie.

In questo video Shirky parla dei temi fondamentali del suo libro: delle motivazioni intrinseche alla collaborazione; di come i media digitali abbiano cambiato il panorama della collaborazione e abbiano fatto diventare il nostro tempo libero qualcosa di più di un tempo da occupare consumando; di come la collaborazione con i media digitali possa essere un veicolo per aggregare cose molto serie (le violenze in Kenia) o molto frivole(i LOLcats) , ma di come il suo motore interno resti lo stesso; e infine di come la radice da cui trae origine la collaborazione sia qualcosa che eccede le dinamiche economiche in cui comunemente ci riconosciamo.

La conclusione è chiara: se vogliamo una cultura della collaborazione attraverso i media digitali dobbiamo accettare anche le conseguenze frivole, dilettantesche, cretine di questa collaborazione.

Dura 13 minuti, e vi assicuro che ne vale davvero la pena (è sottotitolato in italiano).

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede