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Mar
13

Segnalazioni della settimana

Rassegna dalla blogosfera e altro

Mag
17

Gli editoriali di Jonny Palomba

Io credo, come altri, che il web sia un medium orale. Lo credo fortemente, nonostante sia qui a scrivere con una tastiera, formattando il mio testo come se fosse una cosa che si posiziona in uno spazio e non nel tempo. Lo credo nonostante non possa guardare in faccia le persone con le quali comunico e nonostante le mie parole siano qui, di fronte a me, fisse e distanti (e distinte) da me. Lo credo nonostante il fatto evidente che le mie parole vengono percepite con gli occhi e non ascoltate con le orecchie e nonostante sia innegabile che io sia l’autore delle mie parole, e voi i lettori delle stesse e che il mio testo e distinto dal mio corpo. Il fatto è che stiamo partecipando, che lo vogliamo o no, ad una grande conversazione, anche mancano i paramentri tecnici per definirla tale in senso proprio.

Va beh, sarebbe lunga, ma in realtà volevo solo segnalarvi lo spazio di Jonny Palomba. Chi è costui? Uno strano personaggio, che in genere appare al pubblico (romano) con un cappuccio in testa, parlando di cinema in stretto dialetto romanesco. Un tipo veramente originale. Beh, da qualche tempo Jonny ha anche un suo spazio web nel quiale commenta, a modo suo, i fatti del giorno. Da non perdere…

Dic
19

Scrivere (bene) per il web

Spesso, nei miei corsi di scrittura online parlo di leggerezza dello stile, dell’efficacia delle metafore, della necessità di un approccio colloquiale, della freschezza del lessico e di scrittura  “parlata”. Gli esempi negativi, a riguardo, non mancano. E’ quelli positivi?
Beh, navigtando di recente alla ricerca di tutt’altro mi sono imbattuto in alcune pagine veramente sorprendenti: sto parlando dalla sezione software della famosa testata online Punto-informatico.

Sfogliatela a caso: troverete delle autentiche perle di scrittura per il web come questa. Non solo questi pazzi di redattori fanno ampio uso di metafore e di forme del linguaggio parlato, (come qui), ma addirittura, in alcuni casi, arrivano ad usare le forme dialettali. Non è meraviglioso? Non senite che aria frizzante che si respira? E non lo fanno sul sito del cugino smanettone, ma su una delle più autorevoli testate online italiane. Bravi, bravi, bravi.

Leggerezza, ironia, gioco, citazioni colte, detti popolati, in un mix linguistico che cattura senza perdere un grammo delle informazioni essenziali. Impariamo e prendiamo esempio, ragazzi, e mi rivolgo specialmente a voi, cari creativi del reparto marketing. Avete capito come si fa? Meno punti esclamativi e più cervello, in quello che scrivete, grazie.

Nov
29

Dice dice lui…

L’ultimo singolo di Frankie è, come al solito di grande livello (il suo sito, invece, un po’ meno, ehm…). Frankie è davvero un artista della parola, della parola viva, orale, raccontata, vissuta, agonistica, e-ve-ne-men-zia-le (scusate, mi è scappato il parolone…). Due citazioni che meritano:

“Il tuo posto è in braccio a Sant Antonio, sei talmente anonimo che vieni superato da Sempronio…”

“Sei come sei, vali quanto una verruca messa all’asta su Ebay…”

E qui trovate il testo completo del brano.
Massimo rispetto, gente…

Apr
28

Misteri (culturali) Italiani

Cavolo, questa proprio non la sapevo: non solo ha scritto uno dei testi più importanti degli ultimi 20 anni, non solo è vissuto a lungo (è morto nel 2003) potendo vedere le trasformazioni operate sul linguaggio dalle nuove tecnologie (trasformazioni che vanno esattamente nella direzione di quella “oralità secondaria” che egli aveva, a suo tempo, prefigurato in modo quasi visionario).
Non solo ha scritto tantissimo (e allora, mi chiedo, cosa aspettano editori come Il mulino, Armando e Laterza a tradurre e pubblicare la sua opera completa), ma oggi scopro, grazie a Leuca, che era un pastore gesuita! In questo articolo troviamo la sua commemorazione da parte della Saint Louis University.

Walter_ong_2003

Cari amici, aderiamo alla petizione “Adotta un testo di Ong” e facciamo pressione su questi cavolo di editori: scrivete anche voi una mail alla Casa editrice Il mulino e alla casa editrice Armando affinché si diano da fare! Credetemi: è nel nostro interesse.

Apr
10

Scrittura e occidente all’ombra della grecità

Confesso di non averli ancora letti, ma solo sfogliati in punta di clic, questi interessanti articoli sul tema del rapporto tra scrittura e occidente. Gli autori/curatori sono un gruppo di volenterosi studenti di Filosofia di Milano, che scopro, come al solito, con un ritardo di circa due anni. La rivista, interamente online, si chiama “Chora”, o forse dovrei dire “si chiamava”: temo, purtroppo, che abbia chiuso i battenti (l’archivio però è consultabile qui).

Nel numero monografico in questione potrete leggere le considerazioni ermeneutiche di Rocco Ronchi sul “monito di Platone”, che accendono una luce originale sulla posizione del filosofo rispetto alla scrittura: una visione che si distacca dalle interpretazioni tanto “oraliste” che decostruzioniste ormai sedimentate negli studi sul pensatore greco. Oppure potrete intrattenervi con Carlo Sini che glossa la sua “Etica della scrittura” parlando di verità. Ancora potrete aprofondire il problema delle scritture consonantiche pre-alfabetiche (tema che mi sta particolarmente a cuore, pensate un po’ in che stato di delirio sono in questo periodo…). Buona lettura.

Feb
10

Performance, esecuzione, prassi compositiva

il rapporto tra oralità e scrittura non riguarda solo il linguaggio alfabetico ma anche, ad esempio, quello musicale. Leggete in proposito questo interessante articolo sulla prassi compositiva di Frank Zappa.

Feb
9

Altri frammenti sull’oralità della Rete

Come spesso mi accade in questo periodo, la riflessione sulla scrittura in rete cattura i miei pensieri. E, come spesso accade, mi ritrovo a misurarmi con intuizioni, anticipazioni, collegamenti. Coincidenze. Ogni tanto leggo i blog di alcuni “ggiovani” (poco, quel tanto che basta per non farmene nauseare) per accorgermi di come la scrittura venga spesso (correttamente?) capovolta e la sua funzione, (posto che abbiamo un’idea chiara della sua funzione), deviata sulla mera presenza, sul suo solo aspetto fàtico (io ci sono, io sono qui, io) che forse è quello che conta davvero. Noto , per inciso che questa condizione di “faticità” è, forse, la sola condizione possibile per una comunicazione come fatto “vivo”, presente, completo. Sempre più, insomma,  penso alla scrittura in rete come ad una specie particolare della conversazione, del dialogo. Come un fatto di oralità. Solo che in rete noi non apriamo bocca, e usiamo le nostre dita. Platone (nel Fedro, credo) si riferiva al pensiero come ad un dialogo con se stessi, ma in fondo era solo una bella metafora. Noi sappiamo che il pensiero ci si offre, in genere, in una sorta di mediata-immediatezza (più o meno come voleva Husserl, o qualcosa del genere). Nel dialogo invece c’è voce, nel dialogo c’è ascolto, nel dialogo c’è corpo, fisicità. C’è avvicinamento e allontanamento, in un gioco incessante della prossimità. Nel dialogo noi udiamo almeno una voce, la nostra e, soprattutto, prestiamo orecchio. Nel dialogo, insomma, c’è il corpo vivo del mondo e non il corpo morto della scrittura. E allora che cosa abbiamo per le mani? Questa cosa mi fa impazzire.
Ieri una blogger mi ha scritto che le piace “parlare” con i suoi lettori (o qualcosa del genere). Si riferiva a post, mail, commenti. Non certo a telefonate, e tanto meno a incontri (brrr) dal vivo. Stasera, poi, mi capita a tiro un breve saggio di Hans Georg Gadamer, che forse non c’entra nulla ma che mi risuona come un armonico lontano sulla tonalità base dell’oralità. Si parla di ascolto, ovvero una dimensione che appartiene più all’intreccio della vita che a i mesmerismi della scrittura. Ma in rete le coordinate cambiano e la comunicazione devia verso territori non euclidei. Personalmente lo considero un altro frammento (retrospettivo) su un fenomeno del quale abbiamo appena cominciato a fare esperienza.

“Quel che qui ci interessa è il modo in cui si realizza l’ascolto. Non è semplicemente la registrazione di quel che una macchina può registrare. E’ una parola che ha raggiunto l’altro nel suo comprendere. Una tale parola richiede una risposta. In tal senso anche il discorso davanti a un grande pubblico è un dialogo portato avanti attraverso tante risposte silenziose. Come in ogni dialogo, anche qui ci si avvicina l’uno all’altro in una reciprocità, ovvero ci si confronta con l’altro. E’ questa una delle esperienze basilari della nostra convivenza umana: colui a cui è rivolta la parola deve comprendere ascoltando e colui che parla viene accolto dalla silenziosa risposta dell’ascolto. Come nel dialogo, anche qui deve valere l’eseperienza basilare della convivenza umana che è quella della mutua comprensione.”
H.G. Gadamer – Sull’ascolto – 1998 – Laterza

Gen
31

I nuovi cantastorie

Lo so, aggiorno pochissimo. E’ che sono molto preso con le mie attività di formazione, che mi portano lontano da casa. Ho in pentola tante riflessioni ma per ora resteranno nella mia testa, e forse è meglio così. In questo momento sto postando dalla camera d’albergo di una ridente cittadina vicino a Perugia. Solitudine. Lavoro. Meditazione. E qualcuno, qualche post più in basso, che mi contesta silenziosamente. Va bene. Proviamo a rifletterci su leggendo questo articolo sul valore comunicativo del silenzio.

Una domanda, però, mi alberga da qualche tempo in testa: che i formatori siano una sorta di nuovi cantastorie, che girano per le città raccontando le gesta eoriche di coraggiosi pionieri (leggi: benchmarking) e ci ricordano in forma poetica le leggi, gli usi e i costumi (leggi: regole empiriche) in un rito collettivo di appartenenza (leggi: aula a ferro di cavallo)?
Va bene. ho già straparlato anche troppo.

Mar
14

Scrivere sul web ovvero: parlare alla tribù

Spesso ci si è chiesti se il lettore sul web sia un vero lettore. Molto meno ci si è chiesti se lo scrittore sul web sia un vero scrittore. Il lettore salta, scorre, clicca, frantuma il testo e lo scompone, girovaga di qua e di là in barba a qualsiasi intenzione editoriale. Annusa più che leggere. Un vero rompicapo per lo scrittore online.
Scrittore? Sembra che quest’ultima nozione sia meno problematica: in fondo scrivendo sulla tastiera stiamo facendo un’operazione riconoscibile e nominabile. In realtà quando si parla di scrivere sul web sorgono altrettanti punti interrogativi. La scrittura sul web (e non intendo solo le pagine web, ma le mail, le chat, i post, ecc.) è vera scrittura? Il mio testo è un vero testo? O conserva tracce di qualcosa che con il testo nulla o poco ha a che vedere?

La questione è aggrovigliata per il fatto che il tema in questione non è tanto (o solo) tra scrittura su carta e scrittura online ma, più propriamente, tra oralità e scrittura. La scrittura sul web è una scrittura orale, o un oralità scritta, ed è per questo che le sue caratteristiche ci spiazzano e qualcosa non ci torna. E non è solo questione di stile, ma di strutturazione del pensiero..
Il tema delle culture dell’oralità e di quelle della scrittura è stato affrontato, in un epoca in cui ancora il web non esisteva, da Walter Ong nel il suo “Oralità e scrittura” (ed: Il mulino), probabilmente uno dei testi più importanti degli ultimi 20 anni. Non esagero. (approfondimenti qui, qui e qui). Nel brillante capitolo sulla “psicodinamica dell’oralità” Ong elenca una serie di caratteristiche che differenziano Il pensiero orale (delle culture precedenti la scrittura) e il pensiero scritto. In queste brillanti intuizioni ritroviamo, a mio parere, una serie di elementi che cominciano a farci capire qualcosa di più dell’enigma della scrittura on line. Paratattico, aggregativo, situazionale, agonistico: sono caratteristiche del testo web? No, sono innanzitutto caratteristiche delle culture orali, dove la parola è una fatto della vita, e si mescola con la vita stessa.

Quando parliamo di “comunità in rete” esprimiamo dunque qualcosa di più di una semplice metafora: in rete, attraverso i testi, le persone ritrovano una dimensione comunitaria che è propria delle culture orali. E il paradosso è che tutto questo viene fatto attraverso i testi, cosa che neanche Ong era riuscito ad immaginare, limitandosi a parlare “oralità secondaria” legata a Radio, televisione, word processor. Insomma, una comunicazione che ritrova le caratteristiche dell’oralità e del suo modo di strutturare il pensiero.

Forse questo post non sarà originale, lo riconosco, ma sono convinto che per studiare ciò che avviene in rete e migliorare la comunicazione questo terreno di studio sia molto fecondo. Onore al grande W.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede