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Dai canali alle piattaforme. La buccia di banana delle notifiche

C’è un tema che attraversa trasversalmente tutti i progetti di collaboration aziendale e che, spesso cacciato dalla porta, rientra dalla finestra sotto forma di lamenti, mugugni, ostilità latenti. Si tratta del tormentato rapporto con le email, ovvero con il più tirannico, pervasivo, usato e abusato strumento di comunicazione inventato dall’uomo.

Ovviamente una promessa, implicita o esplicita, dei progetti di collaboration aziendale è quella di ridurre il volume di mail o per lo meno di associarsi ad esse in un ecosistema di informazioni che stanno in parte sui PC e in parte nella “nuvola” aziendale. Ma spesso si fanno i conti senza l’oste, ovvero la massa di persone che ha impiegato anni a passare dai vecchi sistemi (dal fax alla telescrivente) alle mail e che ora si trova a gestire – ovviamente in modo forsennato, frustrante, surreale – il volume di comunicazioni che arrivano sulla posta elettronica.

Ma come? ora la mail è diventata il nostro archivio, la nostra chat, il nostro sistema documentale, il nostro social network, che cos’altro volete da noi? Dobbiamo cambiare un’altra volta?

Ovviamente si, devono cambiare un’altra volta; ma hanno ragione, dal loro punto di vista. E proprio per questo il lavoro di accompagnamento dai vecchi sistemi ai nuovi, dai canali alle piattaforme, non può avvenire in un “vuoto” progettuale: vanno costruiti dei ponti e quello delle notifiche è sicuramente il principale.

Nella mia esperienza mi è capitato tante volte di sentirmi dire: “ci andrei, ma non so mai se c’è qualcosa di nuovo e non vengo avvisato”, oppure “ormai ci sono troppi contenuti, dovrei avere un sistema per ritrovare quelli che mi interessano”. Insomma, capita troppo spesso di costruire piattaforme dimenticandoci dell’aspetto – essenziale – del collegamento delle stesso con i vecchi sistemi, email in primis.

Ormai ho capito che qualunque piattaforma di condivisione interna dovrebbe avere – di default – altert di notifica via email per *tutto*:

- per i nuovi post nei blog a cui sono iscritto
- per i commenti ai miei commenti
- per i therad e le discussioni nei forum a cui  sono iscrtitto
- per gli archivi documentali a cui sono iscritto
- per le pagine wiki a cui sono iscritto
- per i contenuti generali dai miei gruppi di lavoro
- per commenti e domande ai materiali che ho caricato

Eccetera eccetera. Perché ci si pensa così poco  quando le si progetta? Mah, forse perché la email è alla fine un oggetto così ambiguo e ormai così prosaico da non destare più alcun luccichio negli occhi di nessuno, casomai un moto di fastidio. Ma dobbiamo guardare il mostro in faccia, e affrontarlo a viso aperto fin dall’inizio per evitare che si trasformi in una buccia di banana progettuale che vanifica gli sforzi di tutti.

Vorrei aggiungere una considerazione per quanti ritengono che in questo modo non si riduce il volume della email, anzi lo si aumenta e tanto basta a considerare inefficienti queste applicazioni. Sono d’accordo: il volume delle email forse non cambierà, e anzi può darsi che aumenti. Ma quello che cambia è lo statuto di queste mail: sono avvisi, non contenuti. Il contenuto (ovvero la ciccia) sta nella piattaforma, ed è questo  che conta.

La mail si svuota così dei gravosi compiti a quali è stata sottoposta (comunicazione, archivio, condivisione, coordinamento, avviso, discussione in real time) ed assume il ruolo modesto ma fondamentale di neutro indicatore di contenuti. E cestinarle è molto, molto più veloce.

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La collaborazione e il coinvolgimento tra un paradigma e l’altro

Guardando gli interventi e gli articoli sul tema della collaborazione in intranet e nel campo dell’enterprise 2.0 mi rendo conto che davvero ci troviamo sulla soglia di un cambio di paradigma.  La caratteristica dei paradigmi e che tendono a definire il perimetro dei problemi all’interno dei quali trovare una soluzione (Kuhn chiama talvolta questi problemi “rompicapo“). In altre parole è il paradigma che definisce l’ordine del discorso all’interno del quale sviluppare un progressivo lavoro di disvelamento e di soluzione. Una volta che il paradigma si frantuma viene sostituito da un nuovo ordine di problemi e di “fatti rilevanti”.

E così, se nell’ambito di intranet si discute di come migliorare il publishing decentrato o come rendere attivi e partecipi gli autori, nell’ambito enterprise 2.0 si discute di come gestire e organizzare la massa di contributi che arriva da tutti i dipendenti. E una cosa piuttosto buffa, nel complesso, e che produce in entrambi i casi contributi di qualità.

Nel primo caso voglio segnalarvi un post di Jane McConnel che si intitola “7 principi per il publishing decentrato“, un articolo interessate per chiunque sia alle prese con una intranet a modello “redazione diffusa”. I 7 principi di Jane sono in sinstesi questi:

- Definire la responsabilità dei contenuti al più basso livello possibile in cui esista una reale responsabilità (va bene il capoufficio, non va bene lo smanettone occasionale)
- Distinguere tra responsabili del contenuto e responsabili del publishing
- Rendere visibile vicino al contenuto il suo content owner
- Definire diversi livelli di apporvazione dei contenuti sulla base delle specifiche esigenze delle business unit
- Evitare workflow troppo complessi
- Aiutare i content owners a decidere i livello di profilazione delle informazioni
- Definire un rappresentate intranet per ogni settore aziendale

Più o meno sullo stesso tema vale la pena segnalare anche  un articolo di Catherine Grenfell: “Come coinvolgere gli autori“. Catherine fornisce tanti consigli, e provo a sintetizzarli:

- Creare una comunità di pratica tra gli autori
- Sessioni di training guidato
- Tutoring temporaneo
- Ownership delle diverse business unit
- semplificare il processo di publishing
- Migliorare gli skill sul web writing
- Aggiornare gli autori sulle best practice interne
- Fornire template e tools predefiniti
- Creare un supproto ad hoc
- Definire ed esplicitare il modello di governance
- Monitorare costantemente il lavoro dei publisher
- Creare un centro di risorse online
- Usare scenari e personas nelle decisioni di redesign
- Premiare i contributori migliori
- Fare intervenire i capi qualche volta

Infine ecco un altro articolo di Toby ward dedicato ai modelli di governance distribuita della intranet.

Ok, sembrerebbe tutto a posto, se non fosse che queste sono soluzioni all’interno di uno specifico paradigma, ovvero quello che recita, più o meno: “la intranet è uno spazio web gestito da una redazione diffusa”.

All’interno del paradigma “enterprise 2.0″ la musica cambia, perché la intranet diventa uno spazio aperto ai contributi di tutti. E cambiano di consegue3nza anche i problemi da affrontare. Per esempio Jacob Morgan riflette su come segmentare i contributi che arrivano da migliaia di dipendenti in un’organizzazione (geograficamente? Per temi? Per dipartimento?) e Bill Ives risponde in una logica di puro SaaS: “lasciamo che i dipendenti si clusterizzino da soli sulla base degli interessi e progetti e affinità trasversali. Su tutto domina una rilfessione globale sul rapporto tra collaborazione, cultura organizzative e tecnologie a supporto, ben espresso in questo post.

E’ ovvio che tutte queste riflessioni sono corrette relativamente al proprio paradigma di riferimento, e trasportate in un altro non diventano false: semplicemente, perdono di senso.

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Innovazione, caos, ambiguità

Una lunga citazione che credo meriti di essere riportata:

[...] Pensate ad esempio a Deborah Alvarez-Rodriguez di Goodwill. Quando è entrata in azienda, il morale era basso, i ricavi ristagnavano e i benefits dei dipendenti venivano tagliati a destra e a manca. Nel momento in cui mise piede in Goodwill, Deborah iniziò ad attuare dei grandi cambiamenti. “Mi rendevo conto che dovevo creare un certo livelo di caos”, ci ha detto. Il consiglio di amministrazione, il gruppo dirigente e i dipendenti erano spaventati.

“Devi essere proprio così scardinante?” le chiese un membro del consiglio. “Si” rispose con convinzione Deborah. “La nostra era un’organizzazionre totalmente gerarchica”, ci ha spiegato. “Dovevamo coinvolgere i collaboratori e indurli a diventare collaborativi e creativi. I dirigenti devono capire che le grandi ideee vengono da coloro che sono più vicini all’operatività“.

Deborah ha costituito dei team interfunzionali di una dozzina di persone in rappresentanza di tutti i livelli dell’azienda. Il management aveva l’ultima parola sulle loro proposte, ma ha accettato il 95% dei suggerimenti avanzati da questi circoli.

Nel giro di pochi mesi, gli sforzi di Deborah hanno dato un ritorno significativo: il caos che aveva creato ha contribuito a decentralizzare l’organizzazione coinvolgendo nel contempo i dipendenti. E’ riuscita così ad aumentare si ai ricavi sia i profitti.

Questo tipo di leaderesip non è ideale in tutte le situazione. I catalizzatori sono destinati a “scuotere la barca”. Sono molto più bravi come agenti di cambiamenti che come guardiani della tradizione. Operano con successo nelle situazioni che richiedono un cambiamento radicale e il pensiero creativo.

Apportano innovazione ma tendono anche a creare un certo livello di caos e ambiguità. Metteteli in un ambiente struturato e rischiano di soffocare; ma lasciateli sognare e faranno gradi cose. [...]

da: “Senza leader . Da internet ad Al Quaeda: il potere segreto delle organizzazioni a rete”. O. Brafman – R.A. Beckstrom, Etas, 2007

P.s.: la dedico a Marco e a tutti quelli che cercano ogni giorno di “scuotere la barca”.

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Alcune segnalazioni

E’ una risorsa vecchia ma ve la segnalo lo stesso perché offre anche l’excel da scricare: Una guida completa alla creazione dell’inventario dei contenuti del vostro sito (o intranet).

Intranetfocus ha aggiornato (al 2007) il suo documento Introduzione alla intranet governance

Remindo ci promette un buon sistema di microblogging per intranet. Qualcuno lo vuole provare?

Ecco infine una bella lista di 40 prodotti open source da scaricare per creare social network

Ciao ciao

nov
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Segnalazioni nutrienti

Articoli da leggere perché ne vale la pena

Usare ”avvocati” dei personaggi per sviluppare portali intranet centrati sull’utente. Un articolo molto interessante sulla metodologia dei personagi in intranet e il loro uso tramite persone reali. Qui un altro articolo – classico - sul tema. Se non sapete che cosa sono i personaggi scopritelo qui (e qui).

Chiedere o non chiedere alle persone che cosa vogliono dalla intranet? Secondo Allen Huish il medico non ci chiede: “Che medicina vuoi?”, ma: “Che problema hai?”

Che cosa i CMS possono imparare dai wiki. Un post di Column two.

Pattern ricorrenti nelle strategie e nella governance delle intranet. Interessante, a mio giudizio, l’osservazione che gli standard e le linee guida producono valore solo se riusciamo a farle rispettare.

Le intranet sono stagnanti? Se lo chiede Shiv Singh.

Produttività 2.0. Come le nuove regole al lavoro stanno cambiando il gioco. Interessante e divertente il raffronto tra “vecchia scuola” e la “nuova scuola” rispetto a temi quali la visione, la pianificazione, la documenazione, la produttività…

Un esperimento di microblogging in azienda. Grazie a Jitter, la piattforma twitteristica di Janssen-Cilag.

I sette principi del Knowledge management. By Cognitive edge.

Quando un wiki e quando un blog? Un articolo che mette le cose in ordine. Su questo tema leggete anche questo.

Un approccio basato sugli scenari per valutare il social software. Interessante la distinzione dei vari scenari d’uso interni e la conseguente scelta del mix di strumenti.

Attivio risolverà il conflitto tra dati strutturati e non strutturati? Staremo a vedere.

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Segnalazioni

L’architettura informativa delle intranet (uno studio di Toby Ward riguardante architettura, categorie, label e navigazione su un cospicuo gruppo di intranet, da affiancare all’analogo studio – a pagamento – di Jacob Nielsen).

Le slide dell’international enterprise 2.0 forum di Varese (animato dal vulcanico Quintarelli).

I costi “soft” delle intranet fallimentari (perdita di credibilità, mancanza di supporto del management, calo del morale tra gli sviluppatori e così via. Un bell’articolo dell’intranet journal).

Usare i widget personalizzabili con Lotus notes (sempre via l’intranet journal).

Le 7 differenze tra web 2.0 ed enterprise 2.0 (sono: orientamento dei contenuti verso il lavoro, accountability, maggiore forzatura nell’utilizzo, trasparenza, effetto network amplificato, facilitazione all’uso, produttività sociale).

Qual è la diffferenza tra contenuti “sociali” e contenuti di Business? (La risposta di Richard Dennison è: nessuna. Un bel post a difesa degli elementi “relazonali” e di cazzeggio sulle intranet).