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gen
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Qualche segnalazione intranet per cominciare l’anno

Qualche piccola segnalazione per cominciare il nuovo anno (queste segnalazioni servono anche a me per scaldarmi i muscoli su questo blog, che ho abbandonato per troppo troppo tempo a causa di problemi legati alla mia nuova condizione campagnola – condizione materiale e condizione spirituale – e non aggiungo altro).

- Rebecca Rodgers, di StepTwo, parla dei test con gli utenti all’interno dei progetti intranet (“qualche test è sempre meglio di ‘nessun-test “); è vero che spesso questi benedetti test non ce li fanno fare con tutti i crismi, ma in ogni caso condurre anche qualche indagine “cotta e mangiata” è meglio che non condurne affatto.

- In un vecchio articolo del 2004 Paul Chin parla delle tecniche di promozione per il lancio della intranet, un tema a volte sottovalutato e che va invece affrontato con serietà e con un briciolo di creatività. Da notare che in questo caso Paul sdogana la necessità di contenuti ludici ed extra-lavorativi in nome della visibilità del progetto.

- StepTwo ha pubblicato il suo intranet innovation 2009, con una serie di casi molto interessanti, tra i quali ad esempio quello del gruppo russo ChTPZ, che ha creato una applicazione molto sexy per mandare sms ai cellulari dei dipendenti tramite un’opzione nel cercapersone.

chtpzgroup_mobile_04_edit

Altro caso ineressante è quallo di Sabre, e della sua applicazione (SabreTown) di microblogging per domande e risposte tra i dipendenti (mooooolto interessante).

sabre_New_hub

Il report è a pagamento, ma potete scaricare una ricca sintesi gratuitamente (ecco il link al PDF della sintesi dell’intranet innovation 2009 – 4,3 Mb).

- Sempre a proposito di roba da scaricare, potete dare un’occhiata all’intranet matrix di Toby Ward, che elenca le caratteristiche delle buone intranet a confronto con quelle delle “ottime” intranet. Niente di speciale,  ma vale la pena darci un’occhiata (vi dovete registrare per scaricare).

- Infine, Oscar Berg ha pubblicato l’elenco di 12 (dodici) report gratuiti sull’enterprise 2.0, pescati da varie fonti consulenziali come KPMG o McKinsey.

Per il momento siamo a posto così…ciao ciao e che riusciate a realizzare quello che, esplcitamente od oscuramente, per scelta o per necessità, avete meditato per quest’anno che viene.

ott
29

i 7 (o otto?) ruoli delle home page in intranet

Steptwo ha pubblicato un articolo molto interessante sugli usi prevalenti della home page in intranet (e le buone pratiche ad essi associate).

James robertson ne identifica 7:

- per evidenziare le news

- per far accedere alla navigazione interna

- per evidenziare le applicazioni chiave

- per evidenziare informazioni-chiave

- per promuovere la cultura interna

- per il marketing interno

- per gli strumenti di collaboration

Riporta poi un esempio per ogni ruolo (di seguito ne riporto due):

Display of new on the homepage, including a featured story. Screenshot courtesy of Verve Energy.

Key tools can be directly included on the intranet homepage. Screenshot courtesy of EUMETSAT.

Trovo le osservazioni dell’articolo molto corrette, ma credo si sia dimenticato di un ulteriore ruolo, ovvero quello di collettore dei contributi che arrivano dalle community: la home page può infatti ospitare in automatico le ultime cose prodotte all’interno dei diversi spazi di condivisione.

Omettere questo ruolo significa dimenticarsi che la intranet si regge anche su una serie di funzionalità di condivisione e collaborazione che è bene evidenziare in quanto comportamento emergente.

On no?

apr
29

Moderare (o no) i forum e i blog interni

Davvero molto interessante uno degli ultimi articoli di Steptwo dedicato questa volta al tema della moderazione degli spazi di discussione in intranet. Il tema mi sta molto a cuore, come sapete, e ho scritto molte volte a riguardo.

L’articolo ha il pregio di evidenziare alcuni punti nodali e di proporre diverse alternative nell’approccio al tema della moderazione.

In sintesi, ecco i punti che Alex Manchester mette sotto i riflettori:

- Policy: ogni azienda ha sue caratteristiche e sue dinamiche interne, per cui non esiste un approccio universale, ma delle linee guida vanno comunque redatte sempre, e l’articolo linka diverse fonti (forse la più interessante è la policy di BT, scaricabile in pdf)

- Identità: ogni contributo dovrebbe esserfe associato ad un’identità ben definibile, evitando discussioni anonime. Il nome e cognome dovrebbe apparire sempre vicnio ai contributo (e aggiungo io, portare al proprio profilo personale)

- Single sign on: per ridurre lo stress utente e migliorare la user experience, il meccanismo di autenticazione dovrebbe appoggiarsi sul più generale single sign on interno, in modo da non dover ri-digitare continuamente UID e password

- Moderazione: l’articolo propone tra scelte:

  • auto-moderazione
  • moderazione “light”
  • moderazione “full”

Identificando per ciascuna rischi e opportunità. Personalmente credo che non esista un confine netto tra queste tre scelte: credo che le cose cambino molto con il passare del tempo (passando in genere da più controllo a meno controllo) così come credo che a volte la moderazione full su alcuni aspetti (ad esempio le questioni tecniche) conviva con l’auto-moderazione per altri aspetti.

In ogni caso, all’elenco di fattori critici per la riuscita di un progetto di discussione vorrei aggiungere alcune caratteristiche, non elencate nell’articolo:

- Segnala un abuso: inserire questo elemento in ogni contributo consente di allentare la briglia, lasciando alla community il compito di fare da primo filtro, oltre che dare un preciso segnale rispetto al fatto che non tutto è consentito

- Vota il contributo: permette di fare emergere i contenuti ritenuti migliori, alimentando un circolo virtuoso

- Facilità: il sistema nel suo complesso deve essere facile da usare. Semplicemente. Se diventa l’ennesima farraginosa applicazione da usare le persone si ritrarranno o non si riterranno neanche all’altezza di poter partecipare (“roba da smanettoni”)

- Parole-chiave: tenete una bella lista di parole-chiave “calde” e fatevi arrivare un warning ogni volta che queste vengono scritte. In questo modo si riduce la necessità di controllo puntuale ma si ha comunque il posto della situazione

- Black list e gold list: le persone potranno finire nella “black list” o nella “gold list” a seconda del loro comportamento, condi differenze nei privilegi d’accesso.

C’è altro?

feb
20

Customizzo? E come customizzo?

Vi segnano uno degli utlimi articoli di Step Two, che esamina la difficile questione della customizzazione dei CMS in intranet, e in particolare del problematico rapporto con le singole applicazioni che in genere vengono costruite, integrate, o assemblate al’interno dell’ambiente.

Come al solito le immagini sono illuminanti. Vi dico subito che tra le tre soluzioni proposte io ho sempre sostenuto con decisione la prima, ma ultimamente mi sono alquanto ricreduto sul tema, e dove posso cerco di operare con la soluzione due, anche se le variabili da considerare sono sempre tante.

L’articolo esamina a fondo i pro e i contro di ogni soluzione.

immagine customizzazione cms dal sito steptwo

immagine customizzazione cms dal sito steptwo

immagine customizzazione cms dal sito steptwo

feb
16

I forum degli equipaggi a British Airways

L’anno scorso li aveva segnalati Nielsen nel suo report. Quest’anno hanno visto il premio gold di Steptwo (Intranet innovation award). Insomma, questo forum degli equipaggi della British ha veramente spopolato.

Qui potete ascoltare la voce dell’intranet manager, Allen Huish, che racconta la storia di questa iniziativa.

ott
24

La community British Airways

In questo video, Allen Huish, l’intranet manager di British Airways, racconta l’esperienza dei forum interni per gli equipaggi della compagnia (17.00 persone).

Questo caso, oltre a vincere uno dei premi dell’intranet Innovation Award è finito anche nel report di Nilesen sulle migliori intranet del 2008 (per una volta Nielsen e Septwo si trovano d’accordo).

E’ un caso è davvero interessante se consideriamo che il forum è davvero utilizzatissimo e che gli equipaggi non hanno un PC, ma si collegano da postazioni pubbliche dentro gli aeroporti.

Allen ha da poco aperto anche un blog, che vale la pena tenere d’occhio.

apr
21

User centred intranet

L’ho detto più volte, e lo ripeto: per progettare una intranet coi fiocchi bisogna guardare innanzitutto ai bisogni e ai processi agìti concretamente dalle persone. Fate attenzione, perché guardare ai bisogni e ai processi:

- NON significa intervistare per una mezz’oretta il capo di IT;

- NON significa tirare a indovinare perché tanto, noi, l’azienda la conosciamo bene;

- NON significa partire da astratte indagini di mercato o trend generali per poi andarle ad applicare come automi in uno specifico organizzativo;

- NON significa fare il blog o il wiki perché è fico farlo;

- NON signifca (solo) andare a pranzo con l’A.D. per farsi dire quali sono le priorità.

In queste due presentazioni il buon James Robertson ci dà qualche elemento metodologico in più.

Qualche tempo fa il buon Alberto, in birreria, mi diceva pressappoco questo: “Ma porca miseria, noi ci danniamo per usare queste metodologie con gli utenti per i siti esterni, e voi che le persone le avete a disposizione dentro gli ufifci non le fate. Ma perché?”
Già, perché?

feb
12

Dentro l’alveare

Molto interessate la prima parte di questo paper, appena pubblicato da StepTwo, dedicato alla metodologia di implementazione delle intranet e intitolato significativamente Exploring the Intranet Hive (part 1)”

Descrive 6 componenti da gestire nel prgetto, dando 6 consigli per ciascuna componente (gli americani ce l’hanno su col 10, mentre gli australiani con il 6. Noi europei, viste le influenze greco-giudaico-cristiane, siamo ancora afffezionati al 3. Da Aristotele ad Hegel. Chiusa parentesi).

Le componenti individuate sono:

  • Strategia
  • Design
  • Contenuti
  • Cambiamenti
  • Tecnologia
  • Team

Vi riporto un brano significativo

Intranets are never finished

An intranet is always a work in progress. Although initial intranet builds follow a reasonably linear path, once implementation has taken place there is no single path forward and the next steps will largely depend on a combination of organisational imperative and the constraints the team is operating under.

Dallo stesso sito vi segnalo anche il recente articolo dedicato ai tempi necessari a selezionare un CMS. Hei, capisco che ci siano dei passaggi indispensabili (e anche io sono in genere cauto), ma secondo me se la prendono comunque un po’ comoda, che dite?  ;-)

nov
15

A che cosa assomigliano le intranet innovative?

In questa presentazione trovate qualche dettaglio in più sulle motivazioni dei premi dell’intranet innovation awards, promosso da Steptwo. Ci sono anche delle bellissime schermate (la presentazione non è scaricabile, ma capisci ammè…)

ott
16

Collaborare o condividere? Problemi (quasi) filosofici

Si ha un bel dire sull’importanza di collaborare, di condividere la conoscenza, di favorire la partecipazione. Queste cose che ho elencato non sono sinonimi: proviamo a fare un passo avanti e guardare meglio la questione.

Mettiamo che creiate un gruppo su Lotusnotes, o un teamsite su Sharepoit, o un team di progetto su yoo+, o anche un gruppo chiuso su google gruppi. Avete creato uno spazio di collaborazione per un gruppo ristretto di persone, all’interno dell’organizzazione. Ora moltiplicate questa operazione per 10, 100, 1000 gruppi: avete ottenuto una frammentazione dell’organizzazione in cluster di interesse, o in gruppi di lavoro.

Ma, nel contempo, avete anche creato dei silos funzionali, (anche se informali) che non permettono alla conoscenza di fluire in modo fluido tra i diversi gruppi.

Ma questa conoscenza può veramente fluire?

Questo è un tema interessante (uno dei più interessanti degli ultimi tempi su questo tema, a dire il vero, ovvero: quanto la collaborazione è un ostacolo alla condivisione?

Detto in altre parole: quanto è necessario un contesto per permettere ad una conoscenza di circolare? E’ ovvio che un documento o un’informazione hanno una loro storia, legata ad un contesto di scambi tra un gruppo: al di fuori di questo contesto non assumono particolare rilevanza. Se quindi prendo un documento elaborato all’interno di un teamsite e lo porto “fuori”, a disposizione di tutti, l’informazione diventa insufficiente e poco significativa.

Insomma, mentre all’interno dei gruppi si produce in gran parte conscenza tacita, difficilmente trasportabile, negli spazi aperti (ad esempio uno spazio per la modulistica o per la manualistica) si condivide conoscenza esplicita, facilmente decontestualizzabile, ma che non ha una storia di collaborazione alle spalle (almeno in forma visibile). Sembra quindi che il grado di collaborazione sia inversamente proporzionale al grado di condivisione possibile: se le informazioni hanno una storia e un contesto, questa storia diventa un insieme denso e non esplicitabile facilmente.

Quali sono le soluzioni a questo problema? Il dibattito è aperto, e io posso solo dare il mio punto di vista.

I gruppi che elaborano conoscenza tacita sono sempre esistiti, e la creazione di gruppi chiusi non fa che prendere atto di questa situazione, fornendo un ambiente adatto alla collaborazione. Ma, allo stesso tempo esistono pratiche di confine che sono quelle che permettono ai gruppi di apprendere al loro interno e di trasportare conoscenza all’esterno. Esiste sempre la figura che connette, che passa da un gruppo all’altro, l’innovatore, colui che frequenta i “confini” delle comunità. Sono queste figure che fanno da ponte cognitivo alle conoscenze prodotte localmente (Mario che arriva nel suo gruppo in ufficio e dice: ehi, quelli del piano di sotto stanno portando avanti una cosa fichissima. Potrebbe esserci utile. Dopo vado dal mio amico che lavora lì e mi faccio spiegare meglio….).

In una intranet che si rispetti dovrebbero convivere queste diverse pratiche legate alla conoscenza: gruppi chiusi che producono collaborazione e conoscenza tacita e contestuale, gruppi aperti che permettono alla conoscena esplicita di circolare (pensiamo ad un forum interno sui problemi di Excel: in questo caso la conoscneza è meno contentuale), e infine, una pratica di “lavoro sui confini” che permette a diverse figure una partecipazione periferica ai diversi gruppi chiusi, in modo da poter fare da ponti cognitivi.

Inoltre non è detto che le conoscenze tacite e contestuali derivate dalla collaborazione non possano, ad un certo punto, trasformarsi in conoscenze esplicite: alcuni prodotti finali possono essere messi a disposizione di tutti poiché hanno raggiunto un livello di esplicitazione tale da poter essere condivise. In questo caso la collaboraizone diventa una sorta di incubatore contestuale per la condivisione.

Di tutto questo (o quasi) si discute in questo articolo, pubblicato da StepTwo.

Buona lettura (e buona riflesisone).

apr
12

Ve lo siete scaricato?

E’ l’unica cosa gratis dei tipi australiani (che cominciano a starmi un po’ sulle balle). Secondo me vale la pena (con le dovute personalizzazioni).

Un documento preciso per esaminare e valutare tutti gli aspetti del processo di svilupo del progetto. Si scarica da qui

mar
4

La strategia? Meglio rivederla presto

Sempre il sito steptwo ha appena pubblicato un interessante paper (però a pagamento) sulle strategie di implementazione della intranet. La regola aurea (assolutamente da condividere) è che, viste le caratteristiche del progetto, e meglio che la strategia sia di breve termine, con step semestrali al termine dei quali rivedere tutto il processo.

Insomma, il progetto va assimilato in bocconi digeribili. Non  chiediamoci: “Dove vogliamo arrivare tra 5 anni?” ma: “Che cosa vogliamo produrre nei prossimi sei mesi?

Schema_semestrale_della_metodologia_steptwo

apr
13

Intranet blogosfera

In questo periodo sono molto preso, anche se non so bene da che cosa (insomma è un periodo di ansia senza nome…) quindi ho la forza e il coraggio solo di postare dei post formato mignon. Comunque vi segnalo, tramitre il bellissimo sito australiano Steptwo (in particolare la sezione Column two), una aggiornata e ricca lista di blog sulle intranet. Come vedete non siamo soli al mondo (lo dico più a me stesso eh…).

gen
28

Internet e intranet: qual’è la differenza? Un approccio sistematico

Prendo le mosse da un articolo apparso l’anno scorso su Steptwo (quando gli australiani ci superano di almeno una spanna in tema di knowledge management…), a cura di James Robertson, che tenta di affrontare il tema intranet/internet cercando di individuare, in maniera sistematica le differenze nell’approccio, nel progetto, nei risultati. L’articolo ha il pregio di tentare una tassonomia di caratteristiche che permetta una progettazione ottimale di due ambienti troppo spesso assimilati sotto l’unica cappello concettuale “web” o, al contrario, vagamente differenziati senza una declinazione precisa.

Sono messe a confronto Intranet e siti istituzionali, ma quello che conta, in questo caso, è più il metodo che il merito.

Obiettivi, Audience, frequenza di aggiornamento, dimensione, familiarità con l’ambiente, consistenza dei supporti di visualizzazione, contenuti, struttura, aspetti grafici….sono tutti aspetti fondamentali che incidono in modo rilevante nella progettazione dello spazio

A questi aspetti però, ne aggiungerei altri, che l’autore non indica ma che potrebbero a buon diritto essere aggiunti alla lista. Vado ad elencarli:

  • Servizi: funzionali al tipo di sito – Predominanti
  • Community: funzionale al tipo di business – Parte integrante del progetto
  • Curve di apprendimento: mediamente basse, rimangono costanti – Mediamente alte, decrescono con il tempo
  • Struttura di navigazione: può essere anche profondissima – Estesa piuttosto che profonda
  • Documentazione e materiali: eventuale – Necessaria e parte integrante del progetto
  • Interazione: marginale – Molto spinta
  • Processi operativi: poca influenza – Molta influenza

Credo che questi elementi siano a loro volta molto caratterizzanti e contribuiscano in maniera forte a qualificare uno spazio intranet.