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Nov
4

Intranet management in pratica, il mio corso il 15 dicembre a Roma (e molto altro)

Scusate se vi assillo con le mie segnalazioni in parte autopromozionali, ma voglio davvero segnalarvi due bei progetti (al di là della mia presenza), entrambi legati al tema della user experience e dello user experience design.

Il primo, a Roma, nasce  dalla vulcanica mente di Stefano Dominici, si chiama UX university e vuole colmare un vuoto legato alla formazione su questi temi. Propone corsi brevi a molto pratici, focalizzati su singoli temi. Il 15 dicembre parte anche il mio corso “Intranet management in pratica”, e sul sito trovate tutte le informazioni.

Il secondo progetto, a Milano, è più ambizioso ancora, ed è organizzato dagli amici di Architecta:  si tratta del primo master italiano in Architettura dell’informazione e user experience design, presso lo IULM di Milano. Anche qui troverete una mia lezione,  verso maggio 2015.

Insomma, non avete più scuse per non saperne nulla :-)

Nov
6

La User Experience come non l’avete mai vista: inizia il master a Roma

La User Experience non è una cosa alla moda, e neanche un termine “cool” da usare in riunione: è quell’esperienza sottile per cui proviamo soddisfazione quando usiamo il nostro Iphone o che ci fa orientare con sicurezza in un aeroporto sconosciuto; è quella strana cosa che ci fa sentire a casa quando siamo all’Ikea o che ci fa interagire su un sito senza neanche pensarci. E’ l’impalpabile punto di incontro tra i nostri bisogni, le nostre azioni e la parte visibile delle tecnologie.

Misticismo? Neanche per sogno. La User Experience si occupa di un punto di intersezione preciso tra la nostra esperienza e gli artefatti tecnologici, ed è essa stessa frutto di un’intersezione disciplinare tra psicologia, ingegneria, design. Insomma è una cosa seria, che non si improvvisa in un fine settimana e meno che mai si progetta in frettolose riunioni aziendali.

C’è dunque bisogno di specialisti, ma dove trovarli? E qui veniamo al punto.

In Italia le cose sono ancora agli inizi, anche se il terreno è davvero promettente (e sappiamo tutti quanto c’è da lavorare in questo campo: basta pensare al sito dell’Inps o alla segnaletica del raccordo anulare, tanto per citare le prime due cose che mi passano nella testa). Proprio per questo sono davvero contento di segnalare il primo Master italiano in User Experience (UX) nell’ambito dell’Information Communication Technology (ICT) che avrà inizio a gennaio 2012 presso il Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione dell’Università La Sapienza.

Il master è diretto da Alessandra Talamo (che finalmente ho conosciuto, dopo avere letto i suoi libri) e ha tra i suoi coordinatori anche il mio socio, Cristiano Siri, ma saranno tanti gli insegnanti che si alterneranno durante i suoi 12 mesi di svolgimento. Gli studenti avranno poi la possibilità di mettere in pratica quanto appreso su progetti concreti, legati a prodotti o servizi reali. Insomma, un percorso per diventare un professionista completo nel campo.

Per chi volesse ulteriori informazioni vi segnalo il sito del master e la brochure da scaricare. Le iscrizioni si chiudono il 21 novembre.

Ecco le indicazioni per iscriversi.

 

Apr
28

Progettare siti web della P.A. con metodi “user centred design”

Non so a quanti sia arrivato all’orecchio, ma il CNIPA, fornitore ufficiale di documentazione pallosissima (e in genere disattesa)  per regolare l’informatica nella Pubblica Amministrazione, ha da poco pubblicato delle “Linee Guida di progettazione e sviluppo per i siti delle pubbliche amministrazioni“.

In preda ad una insana compulsione me lo sono letto e devo dire che si trova tracciata una metodologia coi fiocchi, che stabilisce in modo netto step, attori, documentazione da produrre in ogni fase del progetto, seguendo un approccio rigorosamente da User centred design.

Interessante anche il modello operativo (ben 170 pagine) che descrive servizi e funzionalità possibili, con un occhio al web 2.0 e alle nuove tendenze.

In complesso due strumenti regolatori abbastanza utili (anche se non esaustivi) per avvicinarsi in modo serio a un progetto web nella P.A.

Mar
17

Risorse per smanettoni

Come al solito Cristiano mi passa sempre delle risorse interessanti. Quest’utlima, tratta dal noto Boxesandarows, affronta il tema delle interfacce e della User experience negli ambienti di collaborazione 2.0.

L’autore (Mattew C. Clarke) ammette che ad oggi non esistono indicazioni precise, e che il suo è solo un contributo ad un dibattito in corso, ma il tema è interessante (e controverso), perché dalla soluzione di questo dibattito dipenderà la costruzione di ambienti veramente performanti per la collaborazione online tra colleghi e gruppi di lavoro.

I suoi consigli finali sull’uso di metafore coerenti, sull’architettura aperta delle applicazioni, sull’uso massiccio di script dinamici e su una focalizzazione spinta sui meccanismi di recupero della “storia” della collaborazione possono essere presi come indicazioni-quadro per lo sviluppo delle prossime interfacce collaborative.

Ma la cosa interessante dell’articolo, che Mattew dà per scontata ma che scontata non è (almeno per me), sono i suoi riferimenti a risorse e directory online verso strumenti di colalboration e CMS vari.

CMS Matrix. Questa la conoscenvo anche io: la più completa directory di CMS, con possibilità di fltraggio sulle singole caratteristiche. Da studiare attentamente prima di comprare qualunque cosa, MOSS in primis.

La directory di Capterra, che elenca quasi 200 applicazioni per la collaboration, sia web based che da scaricare. E c’è veramente dei tutto: action planning, brainstorming, cooperative Writing, document Management, calendari, task Management…

Beh, buon lavoro a tutti!

p.s. già che ci siamo, qualcuno ha provato Kentico?

Lug
23

Il dilemma del progettista

Jane McConnell, parlando del ruolo chiave dell’uomo HR nei progetti intranet, descrive nel contempo due esempi di diverso approccio nella promozione dei tools intranet all’interno dell’organizzazione:

1) “Rendi disponibile il tool e lascia che le persone che lo useranno guidino la strategia”

2) “Carca di capire bene come le persone lavorano e dai loro ciò che gli serve”

L’alternativa, insomma è: apertura o metodologia? Comportamenti emergenti o User Centred Design? Jane non prende posizione per l’una o per l’altra, ma si limita a rilevare come entrambe possano giocare un buon ruolo nell’evoluzione della intranet (per inciso: Jane attribuisce ad HR un compito fondamentale in questo, e io sono d’accordo).

Confesso che propendo, per inclinazione personale prima ancora che per metodologia adottata, a privilegiare la seconda soluzione, anche se la prima conserva un suo fascino, subordinato tuttavia alla capacità dell’organizzazione di adattarsi in modo rapido ai diversi utilizzi emergenti dei software. Direi che, in estrema sintesi, la prima soluzione può funzionare, a mio parare, in contesti più maturi dal punto di vista culturale e organizzativo.

Sia come sia, quello che è sicuro è che non c’è una terza alternativa a questo dilemma (ci possono esseere semmai dei compromessi), e in particolare non funziona – mai – questa terza possibilità (che Jane, curiosamente, non prende in considerazione):

3) “Metti in piedi il tool perché è di moda e i consulenti ti hanno detto che è fico e costruiscilo secondo la tua personale idea di come dovrebbero andare queste cose e fregatene delle persone che lo useranno tanto tu ti stai divertendo un casino e ai Capi piace come gli hai venduto ‘sta cosa e quindi tutto va a gonfie vele. E poi comunque è gia tutto realizzato per cui…”.

Ecco, questo proprio no.

Feb
19

Il wiki e la sora lella

James Robertson ha scritto quello che penso da tempo: il wiki in intranet può funzionare solo se l’interfaccia diventa maggiormente trasparente. Insomma,  Il markup dei wiki non ha futuro.

Perché se anche un semi-smanettone come me trova difficoltoso orientarsi nel codice dei wiki, figuriamoci la sora lella, ovvero la collega della stanza a fianco.

Stiamo già chiedendo agli utenti di abbandonare il sistema ad albero per i contenuti. Non possiamo anche chiedere loro di abbandonare l’interfaccia Wysiwyg.

Feb
1

La vita senza istruzioni

Uno strano e interessante articolo sull’uso creativo e divergente di cose (e idee) da parte dei non addetti ai lavori. Spesso, per non dire sempre, gli usi reali sono molto diversi dagli usi progettati. L’articolo non ha uno scopo preciso, se non quello di invitarci a qualche morbida riflessione, o alla formulazione di un qualche abbozzo di domanda. Che in effetti mi viene.

Se guardo la mia vita, la tua vita, (e la guardo ogni giorno più faticosamente).
Nessuno ci ha spiegato come dovevamo vivere, il progettista ha lasciato istruzioni vaghe ed enigmatiche. E noi abbiamo provato ad interpretare, ci siamo arrabattati, abbiamo chiesto consigli, abbiamo riflettuto e ci siamo ingegnati a dare un senso a questa cosa che avevamo davanti. Ma più ci coinvolgevamo più capivamo che era una battaglia persa.

E questa indeterminatezza ci ha spaventato, in questo camminare nell’ombra ci siamo feriti. Ma alla fine sarà questo ciò che ricorderemo: le cose che abbiamo dovuto affrontare come enigmi, come strani e bitorzoluti eventi senza eleganza. Eventi.

Le cose di cui facciamo esperienza sono le cose che ancora non capiamo e forse la funzione del ricordo, il suo scopo più alto, è quello di permetterci di ricostruire, a posteriori, un senso, di dare un colore alle ambigue mezzetinte del quotidiano. Narrazioni, storie con cui ci curiamo, in cui ci culliamo. E che non bastano mai.

Ma forse il progettista è contento così. In fondo a chi verrebbe voglia di stare in un parco giochi di cui conosce tutti i trucchi? Un vaso è un vaso finché non diventa qualcosa d’altro. Quando ci saremo trasformati in utenti esperti, quando le istruzioni ci saranno finalmente chiare e  sapremo maneggiare questa sostanza senza forma, ecco allora saremo finalmente degli intenditori, ma forse non ci sarà più alcuna “user experience”.

In fondo la saggezza è il confine dell’esperienza e la vera domanda è quanta esperienza possiamo ancora permetterci prima di trasformarci tutti definitivamente in persone sagge.

Spero che niente, alla fine, si realizzi. Perché solo così potrà, forse, realizzarsi tutto.

Mag
29

Fumetti cognitivi

Sempre interessanti gli articoli di Boxesandarrows. In questo articolo si parla dell’uso dei fumetti per la spiegazione degli scenari d’uso di un sito web.

Fumetto_scenario_uso_web

Da utilizzare anche per convincere capi poco tecnologizzati e quindi molto inclini ad esempi visuali.

Mag
4

Misurare le classificazioni

Se avete un po’ di tempo a disposizione, quando progettate la navigazione di una intranet (o di un sito internet), sarebbe bene impiegarne un po’ per fare una valutazione della classificazione delle informazioni.

Questo articolo spiega bene come farla (in realtà l’articolo è un – esplicito – affinamento del metodo proposto qualche anno fa da Donna Maurer in questo articolo).

Valutazione_classificazioni

E’  facile (richiede solo fogli di carta e un foglio excel per elaborare i dati), è utile (vi darà molte informazioni inaspettate) e può essere divertente (può essere l’occasione per fare un po’ di chiacchiere con colleghi che non sentite da tempo).

Tre/quattro ore di tempo, ma alla fine avrete delle idee molto più chiare sulla vostra classificazione.

Vale la pena, no?

Apr
13

A scuola di design

Questo web designer è veramente forte. Sul suo sito trovate un sacco di risorse interessanti per la progettazione (ad esempio guardatevi questo articolo sul design dei form).

Grazie come sempre ad Alessandro, amico nonché ex collega di Alcatraz, per la segnalazione. E speriamo di poter continuare a lavorare assieme, prima o poi…

Nov
24

Questioni di forma: un piccolo esperimento

Come forse sapete, mi capita (a dire il vero sempre più spesso) di tenere corsi sulla scrittura efficace in Rete. La questione ha molti aspetti e diverse sfumature (e in aula capita infatti di imbastire discussioni, anche accese, su questo o quel tema specifico): ad esempio la formattazione dei testi, che in rete ha un’importanza assai maggiore che sulla carta stampata, e tralascio la caterva di studi e opinioni autorevoli a supporto.

La questione è: i contenuti bastano a se stessi? c’è chi dice si, (ovvero: può essere scritto anche in Comics lampeggiante ma se mi interessa mi ci butto lo stesso con la bava alla bocca), c’è chi dice no (ovvero: nessun contenuto è così importante da farmi rischiare la vista e la salute mentale, e poi tanto sono sulla Grande Rete e troverò certamente un testo di uguale valore scritto in modo decente).

Il tema ha tuttora una sua importanza, visto che esistono ancora fior di testi, scritti in ambito universitario, di grande valore concettuale ma di pessimo valore comunicativo (le università sono purtroppo ancora preda di questa scissione tra una grande voglia di condividere il sapere e una pessima capacità di farlo).

Allora vi propongo un piccolo esperimento: aprite questo testo, segnalatomi da Livio (un mio allievo con uno spiccato senso dell’ironia e un piercing sul sopracciglio). Il testo vìola almeno una decina di regole per la formattazione delle pagine sul web. Lo leggereste comunque?

Nov
21

Date voce al brusio di fondo

Insomma, le intranet aziendali devono essere diventate un argomento terribilimente serio, se anche lo SDA Bocconi, per bocca del suo periodico Ticonzero, comincia ad occuparsene. Recitando la litania di sempre: grandi attese, pochi risultati, eccesso di aspettative tecnologiche, pochi contenuti, scarsa attenzione all’utente finale. C’è da chiedersi se in giro ci sia una sorta di epidemia che costringe le aziende a fare sempre gli stessi dannati errori. Errori ben sintetizzati nell’articolo di Roberto Cobianchi: “La progettazione centrata sull’utente è alla base del successo dell’Intranet“, articolo che potete scaricare in PDF (e vi invito caldamente e farlo).

Ora, la tesi sostenuta da Cobianchi (assolutamente condivisibile) è: le intranet che riflettono solo i sogni manageriali o tecnologici del vertice non hanno successo. Ma perché, se basta così poco, le intranet non sono centrate sull’utente? La risposta getta purtroppo inquietanti ombre sulla gestione mangeriale delle nostre imprese. Centrare sull’utente una intranet non è come fare del marketing accurato su inernet: è qualche cosa che riguarda il nostro modo di lavorare, i nostri procssi decisionali, le nostre scelte strategiche, i nostri assetti organizzativi. Significa, udite udite,  coinvolgere il personale operativo nel progetto. E magari ascoltarlo anche. Ma il personale operativo è, per i nostri manager, una massa informe, una specie brusio di fondo risentito e maldestro, e non un insieme di teste pensati.

Forse la tesi di Cobianchi va ribaltata in maneira più illuminante: la progetazione basata sul Vertice è alla base dell’insuccesso dell’intranet.  Complimentoni. E buone stock option a tutti.

Mag
18

Un “punto di vista” su percezione, linguaggio, significato

Il tema è di quelli complessi, ma in questo caso è declinato su di un problema specifico, il che contribuisce a tenere il dibattito sotto il controllo dell’esperienza. Il problema, affrontato nell’articolo di Francesco Ferretti sul Manifesto dell’11 maggio, è quello dell’elaborazione del significato quando manca la vista,  ovvero quello di capire il rapporto tra percezione e linguaggio nell’esperienza dei non vedenti. Gli interrogativi che vengono sollevati sono però di portata generale, ovvero: il linguaggio può esaurire l’esperienza? I concetti, senza un’adeguato “riempimento percettivo” hanno un valore o sono solamente degli pseudo-concetti? E soprattutto, che cosa significa fare un’eseperienza percettiva? Wittgenstein diceva che “i problemi filosofici sono mallattie del linguaggio” e mai come in questo caso parole come “percezione” e “cognizione” si rivelano forvianti se non accompagnate da un’adeguata analisi. Che, alla fine, riserva delle sorprese.

Apr
20

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il motore

La lettura delle novità pubblicate su Portalino.it mi provoca sempre una certa ilarità, unita ad un sano scetticismo illuminista. In genere sI parla di strepitose innovazioni nel settore bancario, e questa è volta della intranet di Unicredit.   Sintesi dell’articolo: prima in Unicredit c’era un gran casino fatto di undernet disomogenee con contenuti scadenti e assolutamente inutili. Poi, dopo che si sono fatti il mazzo così per un anno intero (si presume nel 1998-99) e dopo che il management ha mosso le chiappe e aprerto il portafogli, ecco che arriva il superPortale con il framework comune, le applicazioni personalizzate e l’approccio strategico (leggi: prima si usava solo come accessorio e adesso invece è un supporto all’attività.)

Ok, vediamo. Io, casualmente, sono un cliente Unicredit: un giorno dell’anno scorso (a megaportalone avviato) vado in banca per accendere un nuovo conto corrente: il consulente, persona cortese, paziente e anche competente mi spiega che c’è opzione “giusta” per me (leggi: correntista sfigato). Basta scaricare il modulo con le condizioni e firmarlo. Ok, e allora vediamo ‘ste condizioni. Vedo che Il consulente si attacca alla intranet (sezione tipo “contattualistica”) e comincia a navigare: e naviga di qua, e naviga di là, e poi torna indietro, e poi cambia categoria.
Conversazione:

– io: ehm è la vostra intranet?
– Lui: si
– Io: e..come va, come va?
– Lui: mah, abbastanza bene
– Io: Ma il modulo non si trova…
– Lui: eh, si. Però, aspetti, mi ricordo che era, dunque…vado qua…(pensiero mio: sta dando la colpa a se stesso e non al sistema)

Dopo 5 minuti

– Io: perché non prova con il motore di ricerca? (n.b. piazzato al centro in bella evidenza)
– Lui: ah, no non si trova mai nulla, ma..aspetti (finalmente trova il modulo e lo stampa)

Domanda: Questo è l’approccio strategico? E se non fosse stato strategico cosa sarebbe successo? Pernacchie?

Apr
8

Le curve di apprendimento sono dalla nostra

C’è una caratteristica singolare della navigazione all’interno delle intranet che, nella sua semplicità, le differenzia fortemente dal tradizionale web della grande Rete, ed impatta fortemente sia sulla progettazione grafica che sull’architettura dell’informazione.

La intranet è un oggetto consultato quotidianamente, spesso più volte al giorno. Questo significa che le persone imparano abbastanza presto come usarla, qual è la sua struttura profonda, dove risiedono le informazioni che più interessano loro, quali “scorciatoie” prendere. Insomma, qualsiasi livello di complessità raggiunga la intranet, la curva di apprendimento tende ad appiattirsi.

Questa caratteristica permette ai progettisti una serie di soluzioni di “compromesso” che, senza pregiudicare troppo l’usabilità, favoriscono anzi la fruizione immediata delle informazioni. Ad esempio:

  • La possiblità di avere home page molto “ricche” di informazioni e servizi, che permettano un risparmio di livelli di navigazione
  • La possiblità di “esplodere” canali e rubriche di news fin dall’inizio
  • La possibilità di eseguire cambiamenti in corso d’opera, che verranno presto assimilati dai colleghi
  • La possibilità di fare scelte “audaci” di posizionamento senza pagare un prezzo troppo alto

Spesso, mi è stato detto, la “prima impressione” è di una grande confusione (“Nella tua intranet c’è troppo roba…”). In realtà questa impressione sfavorevole si trasforma, dopo pochi gironi, in un vantaggio.

Faccio queste osservazioni perché mi è capitato spesso di vedere home page di intranet molto “povere” che sacrificavano la presenza immediata di informazioni ad un concetto di “eleganza” di cui, in realtà, non si sente in azienda alcun bisogno.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede