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Mag
1

Non aprite quell’aggregatore

Ma si può vivere così?

Schermata dei mei feed non letti su netvibes

La prossima volta che risento la pippa che con il nuovo web filtriamo le informazioni e l’overflow di trasforma magicamente in coda lunga e teniamo sotto controllo le nostre fonti e ci costruiamo il palinsesto e non ci sfugge niente eccetera eccetera avvisatemi, perché ho due coesette da aggiungere.

Il fatto è questo: quando anche solo l’idea di aprire il tuo aggregatore e vedere la carrellata indigeribile di notizie che ti si sono scaraventate addosso nel frattempo ti provoca un misto di nausea, ansia e senso di colpa, ecco in quel momento stai usando i feed RSS al massimo delle loro potenzialità.

Il che significa, in altre parole, che sono una delle paradossali tecnologie il cui successo teorico coincide con il suo fallimento pratico.

Feb
12

Nuovi propositi

Ho preso una decisione: d’ora in avanti lascerò un commento in ogni blog in cui capito nella giornata, a prescindere dal tipo di blog. Sarà anche un atto di responsabilità verso i miei clic compulsivi (e anche un ritorno alle origini, più di quattro anni fa, quando ho iniziato a bloggare). Quanto durerò? Ma soprattutto, quanto dureranno gli altri?

:-)

Gen
30

E’ uscito? Non è uscito? Boh…

Da qui non si capisce…Appena so vi avviso.

Gen
16

Anobii, sei ingiusto

Questa è la mia libreria su Anobii: ci sono quasi 2.000 volumi, li ho taggati quasi tutti, ho messo più di cento commenti, ho un sacco di vicini, un certo numero di amici, sono iscritto a una marea di gruppi. Insomma, sono attivo.

Ma Anobii non si accorge di me.

Maledetto social network irriconoscente, ti ho dato tutto e ora sono niente (Citazione a A. Ginsberg). Che cos’altro vuoi da me? Il sangue, il sudore, la mia anima dannata?  Insomma, il problema, nella sua squallida e puerile semplicità, è questo: come cacchio si fa a finire nella top 50? Lo so, è da cretini totali, ma li mortacci de Pippo, ormai è diventata una questione personale.  DEVO entrare nella top 50 o la mia vita non avrà più alcun senso. Si accettano trucchi da quattro soldi. Grazie

Gen
3

News about me

Questo è un post di servizio per mia sorella, che in genere si informa sulle novità della mia vita leggendo il mio blog. Allora: mi sono ammalato: ho una tosse del cacchio e sto prendendo la propoli in un formato ridicolo (tipo dei mini-gavettoni da spararsi in bocca).

Nel frattempo, come sai, sto cercando di smettere di fumare (terzo tentativo) usando stavolta la vareniclina, e sembra che stia funzionando, ma sono nervoso, nervosissimo: mi incazzo per un nonnulla, mi deprimo per ancora meno e ho una voglia costante di scappare e farmi coast-to-coast con una Harley-Davidson.

Champix_per_smettere_di_fumare

Puoi quindi immaginare come vanno le cose qui a casa. Puoi immaginare? No.

Ma cambiamo decisamente argomento. Sto costruendo come un forsennato i wireframe di una intranet di un grosso cliente (quello del card sorting) e sono molto depresso perché riesco con molta fatica ad uscire dal cosiddetto portal-style. Tu ti chiederai giustamente che cosa sono i wireframe, che cosa cacchio è il portal-style e da dove salta fuori una cosa come il card sorting: per semplificare diciamo che sono tutte cose che io faccio di solito in Powerpoint. Pensa che divertimento.

Ieri mi ha chiamato a sorpresa Paolo, il mio amico-collaga dell’università (ti ricordi?). Dopo 13 anni che non ci sentivamo ha esordito dicendo: “Ciao sono io”. Minkia.  All’epoca leggeva molto Nietzsche e riparava motorini. Che cosa farà oggi? Credo che la domanda rimarrà senza risposta.

Un saluto ai nipotini.

Mag
4

Eccola

Da qualche giorno è tornata l’angoscia senza nome. Ciao angoscia senza nome.
Quando arriva l’angoscia senza nome tu non puoi fare niente: puoi solo aspettare che passi, mentre nel frattempo prendi decisioni sbagliate, mandi mail sconclusionate, respiri a fatica e hai paura di uscire di casa. L’angoscia senza nome non ha cause specifiche (se no avrebbe un nome), ha solo effetti: è un movimento sussultorio della tua intera esistenza.
E in questo movimento si sgretola tutto e quello che rimane ti fa paura. Perché l’angoscia senza nome evoca fantasmi. E più vai avanti più i fantasmi aumentano, entrano in casa, si accendono una sigaretta, si fanno una birra e ridono di te scuotendo la testa.
Con alcuni ormai ho fatto amicizia, ma da qualche tempo ce n’è qualcuno con una faccia che non mi piace per niente. Ma a voi chi vi ha invitato? Come vi siete imbucati?  Bighellonano per casa, guardano le mie cose, agitano i miei foglietti, mi chiamano per nome, si indicano tra di loro il computer e il sax  se la ridono di gusto. Non vi voglio tra i piedi, ma loro mi dicono che li ho chiamati io e adesso che cacchio voglio da loro.
Claudio, che la sa lunga, mi dice che non permetto a me stesso di avere ansia e quando questa arriva è una prova che non le saprò gestire. E allora arriva il panico. Come nel paradosso di Epimenide ho ragione perché ho torto e ho torto perché ho ragione.
I psicoterapeuti cognitivisti son così.

Apr
9

Fatevi i vostri test

Per scacciare l’angoscia del presente, il rimpianto del passato, la paura del futuro, niente di meglio che parlare di usabilità.

Ecco un insieme di risorse niente male per farvi da soli tutte le vostre analisi di usabilità. Non manca niente: diagrammi di affinità, card sorting, interviste, test di laboratorio e molto altro.

Come ho fatto a finire qui? Io ricordo solo che ero un ragazzo; non giocavo a ramino e non fischiavo alle donne, e forse è questo il problema. Però andavo al parco e mi facevo le canne e c’era sempre la chitarra (o l’armonica, o la birra, o le diverse combinazioni di questi elementi).  Era tutto molto semplice allora, anche se ci sembrava tutto terribilmente complicato. Sembra incredibile, ma cantavo canzoni come questa. A volte a squarciagola.

Non so dove mi sono perso. Sono anni che cerco di capirlo. Quando lo avro capito la mia storia e la mia età finalmente si incontreranno, e avranno un sacco di cose da dirsi.

Scusate, ma le feste mi riducono sempre così.

Mar
29

Trasferta sui chiodi

Eccomi in partenza per Milano. Non c’è niente di speciale sul piatto, solo cose di lavoro molto intricate. E per diversi motivi (alcuni dei quali sfuggono anche a me) sono in tensione. Tanta. Ok, sono evasivo, lo so. Ma tenete le dita incrociate lo stesso. ok? Ci risentiamo presto (spero).

Gen
16

Voglio smettere

Voglio veramente smettere di fumare, e quindi il 23 andrò qui.

Voglio anche smettere un sacco di altre cose. Voglio smettere di avere paura, voglio smettere di pensare che non ce la farò, voglio smettere di volere andare via, voglio smettere  di addormentarmi con la paura di non svegliarmi e voglio smetterla di pensare che gli altri sono sempre e comunque migliori di me.

E voglio smetterla di portarmi addosso questa zavorra di un quintale e voglio smetterla di pensare che il passato non si può modificare. Voglio smetterla con questo film che da troppo tempo gira dentro la mia testa.

Beh, insomma, per queste cose non so proprio dove andare.

:-)

Feb
14

Ma perché non commentate? Post di servizio

Sembra, dico sembra, che io sia abbastanza letto, nella media della blogosfera. Niente di strepitoso, una cosa normale. Ma oggi, complice una malinconia che viene da lontano, guardo il tag “commenti” dei miei post mi chiedo sconsolato: perché?

Io pensavo, dico, pensavo, di creare una community di persone accomunate da alcuni punti di riferimento professionali (non li ripeto per pigrizia), e anche personali, come sempre, ma ciò non avviene e io me ne dispiaccio. Perché? Alcune ipotesi:

1) Io, in realtà, non ho lettori a parte i miei familiari, che non hanno ancora imparato a usare i commenti

2) Nella blogosfera, per suscitare commenti bisogna affrontare, in modo esplicito o velato, temi sessuali oppure esprimere qualche forma di violenza (proprio come in TV)

3) I temi di cui parlo sono noiosi (ma allora non avrei lettori, e torniamo al punto 1)

4) Sono ripetitivo e prolisso, e vengo letto solo per tenere alta la bandiera (non so quale bandiera)

5) Sono uno che pontifica troppo, e le persone non sanno cosa commentare a chi pontifica (può succedere)

6) Non rispondo ai commenti e non ho l’aria “intrigante” e le persone commentano solo a quelli che sono intriganti

7) Non ho lettori (l’ho già detto, ma mi sembra importante)

8) Vengo visto come un marziano con cui nessuno pensa di avere niente da spartire

9) Queste sono solo paturnie, e se guardo meglio la blogosfera vedrò che sono nella media e queste sono solo paranoie

10) Non ho lettori

Insomma, però io vedo blog pieni di commenti, poi guardo il mio e mi viene da piangere. Che cos’ho che non va? Che cosa ho fatto di sbagliato? Non voglio trovare l’anima gemella, e tantomeno avere flirt virtuali. Non sono un maniaco, sono uno normale, più o meno. Ma allora perché?

Lug
15

Divagazioni sul due di picche

La ragazza del due di picche non ride mai, e nessuno l’ha mai vista piangere. Però sa sorridere. Come una Gioconda, ci guarda in modo enigmatico e resta – spinozianamente – in ascolto del Mondo intero, mentre annuisce leggermente con la testa, in modo molto composto. La ragazza del due di picche è molto, molto, composta. E ci ascolta parlare, tra una telefonata e l’altra, facendoci domande appropriate.

Volenterosa ma distante, con un appena accennato senso dell’ironia, ci lascia soltanto intuire una qualche profondità d’animo, che mai darà alla luce qualche cosa di più di un vago assenso alle nostre sudate cavalcate interiori. Solo per educazione prova a lasciaris contagiare dai nostri entusiasmi terrestri, che in breve tempo riesce da trasformare in poveri giochi per minorati mentali. Una volta liquidati e ridotti alla loro nudità può appropriarsene, rendendoli parte del suo mondo, un mondo inabitabile per chiunque altro.

Generalmente conformista e scarsamente interessata a ciò che la circonda, la ragazza del due di picche non esprime alcun vero talento, né alcuna genuina passione, ad eccezione di una sorta di “capacità di assorbimento” che è la sua unica, autentica inclinazione.

La ragazza del due di picche sogna l’ultimo moicano e generalmente sposa un commercialista. Nel frattempo, vive in una terra di mezzo scossa da continui movimenti tellurici, che poco alla volta radono al suolo ogni cosa. La donna del due di picche desidera un uomo deciso. Ma non troppo. Ama i cuccioli, le tenerezze, l’acqua minerale non gasata, le bancarelle. Non si veste in modo vistoso. Non ha desideri, se non quello di essere eternamente desiderata. Qualunque persona sana di mente intuirebbe, in questa posizione, una sorta di inferno esistenziale. Tuttavia, questa condizione di perenne insoddisfazione, di totale e a mala pena trattenuta instabilità viene attribuita, dalla donna del due di picche, ad una sorta di fatalità naturale, legata ad apocalittici episodi del suo passato che, la rendono, a suo dire, incapace di amare veramente.

Nel contempo, però, la ragazza del due di picche sfodera un imperturbabile e angelico visino, con il quale viene a cercarci come un animale ferito. Ha continuamente bisogno di essere protetta, stabilendo in questo modo la sua superiorità su di noi. Questa protezione serve, alla ragazza del due di picche, per trovare la forza di condividere con noi tutti i suoi drammi, come quello di non sapere chi ella sia veramente. Nel frattempo si concede, ampiamente ma con circospezione, a persone che non hanno la minima idea di che cosa le passi per la testa, cosa della quale la ragazza del due di picche è contenta.

La ragazza del due di picche è, ovviamente, troppo distante da se stessa per poter essere avvicinata da chicchessia: in questo le nuove tecnologie vengono in aiuto della ragazza del due di picche. Grazie a mail, messaging ed sms è in grado di conservare semi-rapporti per un tempo indefinito. Come Penelope, imbastisce e distrugge storie nel giro di una giornata a colpi di emoticons, puntini di sospensione e punti esclamativi. Scatena tempeste, allevia ferite, racconta bugie e si muove enigmaticamente come in un teatro dell’assurdo. Nel momento in cui nessuno degli attori in scena è più in grado di capire come stiano le cose è arrivato, per la ragazza del due di picche, il momento di una nuova avventura.

Il più delle volte è frigida.

Giu
22

Il dottore è (sempre) fuori stanza

Terzo libro scritto. A quattro mani. Proposta spedita a editore. Editore latita. Segretaria gentile. Bisogno di una risposta. Segretaria paziente. Ansia. Segretaria ritrova mia mail. Domani sottopone a SuperDirettore. Ottimismo. Ansia. Editore famoso. Che presuntuoso. Scaramanzia. Dita accartocciate. Ottimismo. La vita è un’avventura. Ci siamo. Tristezza.

Set
29

Il signor G

La grande notizia di oggi è che finirò come caso clinico nel prossimo libro del mio psicoterapeuta. Non sto scherzando: più sbullonato del piccolo Hans, più intrigante del presidente Shreber, più patetico di Dora, ecco a voi G. il nuovo misterioso caso consegnato alla storia dei disturbi mentali. Capito, care donne che ho avuto, cosa vi siete gustate? E voi, che non ho avuto, avete capito con chi non avete avuto a che fare? Insomma, quasi una rockstar.
E’ tutta una faccenda di genitori indifferenti, maestre sado-maso, amichetti idioti, conformismo, anticonformismo, Giorgio Gaber, Ronald Laing, gente anormale che gioca a fare la normale, droga, donneamiche, scemi del villaggio, autostima, disistima, regole del gruppo, odio, amore, paura e tanta, tanta duplicità (?). Insomma, non ci ho capito molto ma il mio terapeuta è un grande e ha tirato fuori una storia che vi leccherete i baffi. Una nota positiva, in questa storia che si chiama vita e che oramai ho smesso da tempo di illudermi di controllare, è che queste lenze di terapeuti inseriscono nei loro libri solo le storie a lieto fine. Mica scemi. Ora, Il problema è l’anonimato: chi lo leggerà non saprà che sono io e voi, che sapete che sono io, non lo leggerete mai. Sono le regole della rete.

Ok, ora vi prego di scusarmi, davo andare a suicidarmi.

Lug
20

Sliderman (poliglotta) torna in azione :-(

Eh, si: troppo tempo era passato dall’ultima missione e ora Sliderman è pronto tornare in azione, volando (si fa per dire) alla volta di Milano (burp, scusate, ho un rigurgito…), per incontrare un tizio francese a cui dovrà parlare in inglese. La presentazione è pronta e, dopo la traduzione, ha praticamente assunto vita propria e adesso fa i capricci, vuole essere chiamata per nome, presa con guanti bianchi e trasportata  su un CD d’oro tempestato di diamanti. Ma mi ha promesso che, se stasera le racconto una bella fiaba domani produrrà indite animazioni, degne del miglior LSD. Ne vale la pena.

Riuscirà il nostro eroe ad ipnotizzare il malcapitato entro la quinta slide? Certamente sì, ne va della sua reputazione internazionale. E Sliderman non ha mai fallito. E ora scusate ma il treno (Sliderman viaggia in treno) mi aspetta.

Mag
5

Come agli esami…:-)

Domani mattina terrò la mia lezione all’Ateneo Multimediale sulle intranet. E’ la mia prima uscita sulla “piazza” milanese, e sono tutti professionisti. Insomma, ho una certa strizza. Mi tranquillizza il fatto che le mie *118* slide sono pronte, e stordirebbero chiunque. Speriamo bene. In caso contrario mi mangerò gli ortaggi…

Apr
7

Vita da single

Cipolle che fanno il fiore e crescono indegne a fianco delle bottiglie vuote.
Nulla le scuote.
Patate. Chissà perché le ho comprate.
Piselli. Restan solo quelli tra la verdura che non mi fa paura.
Devo far la spesa. Sto a digiuno se non mi sbrigo.
Grande umorismo nel mio frigo.

Camicie mi guardan sornione.
Magliette, pantaloni, asciugamani nel bidone.
Stirare, sì, stirare, che assurda tentazione.
Televisione.

Hei, sono un blogger, musicista, ho una vita d’artista.
Son scrittore, pensatore, son pirata e son signore.
Non mi muovo da ore.

Vado al cinema, al concerto o al vernissage dell’amica Mafalda?
Forse sto a casa con borsa dell’acqua calda.
Telefonate, amici, festa!
Mal di testa.

Lavatrice. Guardo l’oblò.
Ohibò.

Mar
25

Skizo-post

Ho cancellato un post che mi autonauseava. In cambio vi regalo una bella frase di Rene Daumal:

Sono morto perché non ho il desiderio, non ho desiderio perché credo di possedere, credo di possedere perché non cerco di dare. Cercando di dare, si vede che non si ha niente, vedendo che non si ha niente, si cerca di dare se stessi, cercando di dare se stessi, si vede che non si è niente, vedendo che non si è niente, si desidera divenire, desiderando divenire, si vive.
René Daumal

Feb
24

Sliderman in trasferta

Ed eccomi in trasferta a nella mia vecchia città, Milano, a macinare le ennesime slide per l’ennesima presentazione “importante”. Quanti ricordi…(scusate, ho un rigurgito)

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede