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giu
25

Altri case studies di profili personali su intranet

Navigando tra gli arretrati del mio aggregatore scopro moltissime informazioni, davvero molto interessanti , che faccio molta fatica ad assimilare. In questo senso il blog diventa un ottimo strumento di riflessione e “digestione” delle tante suggestioni.

Sul tema dei profili personali, in particolare ho trovato delle segnalazioni interessanti, ad esempio Dorjem segnala una serie di casi che ha visto durante gli Intranets live 2009.

Ecco il post con le sue segnalazioni sui profili  personali di Nokia, Deloitte, e delle sua azienda (non so quale sia, ma è grande e  sta in Nuova Zelanda).

Nokia:

Deloitte:

Grande Azienda neozelandese:

In particolare è interessante il caso di Nokia, nel quale sono evidenziate molte funzionalità interessanti, tra cui l’indicatore di presenza della persona, la possibilità di inviare wia web un SMS alla persona, le competenze personali e le esperienze in azienda.

mar
3

La scommessa del directory

Uno degli ultimi post di Jane McConnell riguarda un tema che mi sta molto a cuore, ovvero l’evoluzione del directory aziendale verso gli used generated content.

schema di Jane McConnel sul directory aziendale

Credo anche io che su questo tema si giochi una scommessa fondamentale: flessibilità, possibilità di modifica e di generazione dei contenuti sul directory rappresentano la vera sfida organizzativa per stemperare la visione gerarchico-organizzativa dei ruoli e delle competenze.

Tra l’altro Jane tiene un gruppo su linkedin dedicato agli intranet managers e al quale vi consiglio di aderire.

Ciao

nov
28

Chi sono io? Chi sei tu? Ancora sull’identità in intranet

Credo che ci sia un tema che, sia nei suoi risvolti strettamente tecnologici che nella visione strategica che ne costituisce lo sfondo, attraversa tutti i progetti intranet di nuova generazione.
Credo che questo tema sia la vera chiave di volta che segna il passaggio ad una nuova visione dei rapporti professionali, del nostro stare in azienda come portatori di saperi, del modo con cui ci inseriamo nei processi produttivi, della maniera con cui creiamo valore ogni giorno, degli equilibri tra ciò che siamo come persone e ciò che siamo come lavoratori.
Questo tema è senza dubbio l’identità, e se ci torno sopra è perché credo che si debba fare chiarezza una volta anche, in modo da partire con il piede giusto nella progettazione di sistemi di knowledge sharing, di enterprise 2.0 e di social network interni, ovvero che i progetti con cui ci confrontiamo oggi.
Fino ad oggi, e Jacob Nielsen ce lo ha ripetuto fino alla nausea, una delle killer application dei progetti intranet è stata il cercapersone, o directory aziendale, che assolve il ruolo di rubrica del telefono o rubrica dei contatti dei dipendenti.
Questa applicazione è ovviamente fondamentale, perché risolve una serie di problemi oeprativi che tutte le persone hanno durante la loro giornata: trovare il numero di telefono del collega, il suo capo, il suo settore, la sua mail eccetera. Non mi stancherò mai di ripetere che questa è veramente un’applicazione fondamentale.
Ma veniamo al punto: se mi limito a tracciare questi elementi, che cosa ne sarà della mia identità perofessionale? In sostanza verrò rappresentato, alla fine, in una specie di scheda elettronica entro la quale sono descritti i miei riferimenti organizzativi, la mia collocazione in azienda, in poche parole il mio ruolo.

sheda cercapersone povera

E’ tutto qui? Credo proprio di no. Chiunque, guardando una scheda del genere, riconoscerà solo una parte di sé. Nella nostra giornata lavorativa, in fondo, facciamo molte cose: mettiamo in gioco competenze, saperi, relazioni, expertize. Produciamo documenti, chiediamo consigli, diamo risposte. Premiamo e veniamo premiati. Siamo noi.
La nostra identità professionale è qualcosa di più della rappresentazione impoverita che ce ne dà il cercapersone: è un gioco dinamico tra alto e basso, tra personale e lavorativo, tra contenuti e relazioni. È questo che dobbiamo rappresentare. È questo che ci serve.

rappresentazione identità professionale in intranet

In questa nuova visione l’identità si compone di diversi elementi, generati peraltro in modi assai eterogenei:
- Alcuni sono generati dall’alto (informazioni organizzative)
- Alcuni sono generati dalla persona (informazioni personali, foto, fotogallery, documenti e materiali pubblicati, skill inventory)
- Alcuni sono generati dalla community (rating e ranking sulla bontà dei contenuti prodotti)
- Alcuni sono generati dal sistema (link ai contenuti prodotti, elenco contatti..)
Come vedete, in questa rappresentazione le informazioni organizzative sono solo una parte del gioco, che in realtà è giocato a tutto campo tra informazioni aziendali, informazioni personali, expertize, contributi dati alle community, progetti seguiti, colleghi con cui faccio rete, qualità dei miei contributi. Il risultato è qualcosa di simile a questo:

scheda profilo identità professionale in intranet 2.0

Come vedete è qualcosa di ben diverso dalla scheda del cercapersone: comincia ad essere qualcosa in cui posso riconoscermi, e nel quale possono riconoscermi anche i miei colleghi. Non solo: comincia ad essere un oggetto che entra in gioco nei processi operativi con cui le persone si cimentano ogni giorno.
Non è un gioco: è l’architrave di un nuovo modo di lavorare degerachizzato, relazionale, personale e professionale al tempo stesso.
Per inciso, ho visto per esperienza che questo tipo di informazioni diventano rapidamente le più viste nei progetti di enterprise 2.0 a cui ho partecipato.
Questo oggetto non è un oggetto separato dagli altri nella intranet, anzi: ogni contenuto prodotto è collegato ad esso. Ogni articolo, ogni documento, ogni post nei forum, ogni attività che viene compiuta sulla intranet è legata a doppio filo a questa identità dinamica rappresentata da questo profilo arricchito.
Se volete progettare un social network interno o una intranet di nuova generazione, ricordate sempre che il primo passo che dovete fare è chiedervi: in questo particolare contesto organizzativo, come rappresento l’identità delle persone? Come la rappresento nel sistema? Come la metto in gioco nella generazione dei contenuti?
Se saprete rispondere a queste domande nel modo corretto avrete una intranet di nuova generazione successo. Utile, divertente, innovativa. Se sbagliate a rispondere o, peggio, non vi ponete neanche la questione, le cose si faranno molto, molto difficili.

lug
16

L’albero ondeggiante

Sono molto contento, perché continuo a imbattermi in post che affrontano questioni legate a intranet sulle quali rifletto da tempo. Chi segue questo blog sa infatti che sono un grande sostenitore del cercapersone (o ”Directory aziendale“) come killer application delle intranet e sa anche che questo tema rappresenta, a mio modo di vedere, la vera frontiera e il ponte cognitivo che permette a una intranet di passare dall’1.0 al 2.0 affrontando di petto la questione criuciale: mettere al centro le persone.

In particolare, come ho più volte scritto, il cercapersone dovrebbe evolvere al più presto in un sitema di social network che sappia unire, attraverso il sistema dei profili, dati organizzativi, dati personali, spazi documentali condivisi, filtri e personalizzazioni, competenze, servizi personali e accessi profilati.

Solo in questo modo è possibile sviluppare intranet che mettano insieme contenuti, relazioni e identità e sviluppino dinamiche di rete realmente alternative alle logiche gerachico-fordiste (io dirigente vedo solo i miei, i quali vedono solo i loro e così via piamidaleggiando).

Io devo poter vedere, contattare, entrare in relazione, scambiare contenuti anche in modo orizzontale e il profilo personale all’interno di un social netwok e il mattone principale di questa nuova costruzione.

E a quanto pare questa è anche l’idea di Elizabeth Marsh, dell’International Benchmarking Forum, la quale ha scritto un bel post parlando proprio di questa nuova generazione di Direcotry aziendali capaci di diventare il vero centro vivente delle intranet 2.0 (Elizabeth li definisce “Wave three“).

Ecco il post, ed ecco l’immagine che rappresenta in sintesi le diverse funzioni che dovrebbe assolvere questo oggetto all’interno della intranet.

funzioni_profilo_personale-intranet

mag
28

Visioni mistiche: creare COP con la “work affinity”

Allora, seguite il mio ragionamento: una delle cose più interessanti di Anobii (e credo francamente che sia anche una sua “killer application”) è il grado di compatibilità tra utenti, creato attraverso un algoritmo automatico che controlla e miscela una serie di variabili: i libri a cui abbiamo dato lo stesso voto, i libri nella stessa edizione, gli autori in comune e così via.

affinità_su_anobii_01

affinità_su_anobii_02

Questo meccansimo è molto interessante perché crea una dinamica di serendipity tra le persone: ovviamente sono portato a visitare, contattare, fare rete con le persone con le quali il sistema mi dà un’alta compatibilità.

Peraltro, parlando di libri, tocchiamo una sfera particolarmente sensibile, dove le affinità su gusti e autori rappresentano una buona “radiografia” delle rispettive personalità.

Ok, adesso proviamo ad applicarlo internamente all’azienda: Luca, come tutti i dipendenti di Grande Azienda, è mappato sul cercapersone. Quindi l’azienda mette a disposizione del suo profilo, in modo automatico, settore, mail, telefono, repsonsabile, indirizzo e altri dati organizzativi.

Inoltre, il settore Formazione mette a disposizione del suo profilo i corsi a cui ha partecipato e le attività formative svolte.

Inoltre Luca ha compilato le parti del suo profilo di sua competenza: i progetti seguiti, le competenze su alcune aree di interesse aziendale, gli interessi personali, la conoscenza di alcune specifiche materie (informatica, lingue straniere ecc)

Infine: il profilo mostra i gruppi e i forum interni a cui Luca partecipa, la documentazione che ha caricato (e scaricato), con relativi tag, le pagine che ha creato con relativi tag.

Ok, adesso il sistema ha tutti gli elementi per creare una “work affinity” con gli altri colleghi dell’azienda: in altre parole, Luca è in grado di vedere, all’interno dell’azienda, tutti gli altri colleghi che, in base al magico algoritmo, hanno una qualche affinità, maggiore o minore, con lui.

Per esempio Luca scopre che ci sono altri colleghi, in altre sedi in italia, che smanettano su PHP, si sono occupati nel tempo di supporto alla vendita, suonano uno strumento e conoscono il tedesco. Questa, come direbe Etienne Wenger, è una Comunità di Pratica allo stato potenziale. O, per usare termini più alla moda, un social network basato sugli skills (e mi sorprende che Linkedin non ci abbia ancora pensato, ma forse sono ignorante io…),

A questo punto non resta, a Luca e amici, di creare un proprio gruppo online sulla intranet dove poter condividere le proprie conscenze e le proprie esperienze. Qunado ci sarà da risolvere un problema in PHP, tradurre un termine tecnico dal tedesco o mettere su un gruppo musicale beh, Luca avrà qualche canale in più per risolvere questi problemi. Al di fuori dei confini gerarchico-organizzativi.

E vissero felici e contenti.

Ok, il primo che la realizza faccia un fischio a tutti gli altri.

apr
21

Visti di profilo

Ecco una bella presentazione che spiega l’importanza dei profili utente nella nuova intranet (by Kiwilight). Personalmente, considero quella dei profili utente una questione cruciale per traghettare le intranet verso le nuove frontiere collaborative e il vero ponte concettuale/operativo che permette di passare dall’1.0 al 2.0.

Insomma, la scommessa è passare dalla semplice rubrica del telefono online (o cercapersone) ad un vero sistema di social network nel quale le persone gestiscono la prorpia identità, i prorpi interventi sulla intranet, la propria documentazione, le proprie competenze, i propri interessi.

Dal punto di vista tecnologico significa arrivare ad un sistema di single sign on, ma dal punto di vista della governance significa molto di più: arrivare ad una intranet guidata dalle persone e basata sulle loro attività, profilata sulle loro esigenze, che dà visibilità e che permette aggregazioni diverse da quelle gerarchico-funzionali.

Qualisasi progetto intranet mettiate in piedi, ricordate che quella del cercapersone/profili utente/My page resta una questione architetturale di base, sulla quale innestare tutte le iniziative a seguire.

feb
6

Ponti progettuali per le nuove intranet

My page, profilo, cercapersone evoluto, pagina personale, Scheda personale,  biglietto da visita, cruscotto personale, ecc…Sono tanti i nomi mi capita di sentire nei progetti intranet, ma si riferiscono tutti alla stessa cosa, ovvero ad uno spazio all’interno del quale le persone trovano l’accesso alle loro informazioni personali, alle informazioni che hanno scritto e/o sottoscritto, ad un insieme di applicazioni e servizi profilati, ai contatti personali. Non solo: questi spazi sono in genere visitabili dagli altri colleghi, con i prevedibili effetti network che questo comporta.

Ecco in ordine ti tempo, l’ultima variante che ho visto in rete, e che secondo il creatore è una vera e propria killer application. In questo caso la pagina dà accesso a tutte le risorse che la persona ha creato all’interno del wiki aziendale.

my page

Questa applicazione, nelle sue varie declinazioni, si conferma essere l’applicazione killer delle intranet, ma è qualche cosa di più: è anche un vero e proprio ponte progettuale che collega i vecchi tipi di intranet alle nuove e folgoranti intranet 2.0.

Mi spiego meglio: in ogni intranet che si rispetti esiste un meccanismo di autenticazione. In ogni intranet che si rispetti esiste un cercapersone che porta alle schede dei singoli dipendenti. Ed è proprio questo, se ci pensate è il nucleo centrale attorno al quale è possibile impostare  le intranet di nuove generazione.

Questa base di dati, infatti, arricchita e potenziata, costituisce il nucleo identitario a partire dal quale cresce e si alimenta *ogni* social network che si rispetti.

La costruzione di una intranet passa quindi sempre dalla progettazione accurata di questo nucleo centrale. Indipendentemente dal tipo di intranet (applicativa, di servizi, informativa, di KM, di apprendimento): che si debba accedere ai propri servizi, ai propri applicativi, alle news sottoscritte, agli esperti della comunità che abbiamo selezionato, ai prorpi documenti, ai documenti degli altri, ecc è sempre la “my page” a fare da driver alla generazione e al filtraggio dei contenuti.

Perché? Perché riesce a fare, in modo semplice ed elegante, quello che ogni social network, reale o virtuale è in grado di garantire: l’unione di contenuti e relazioni.

L’insieme di informazioni e servizi che progetterete su questo livello determinerà le dinamiche e il tipo di intranet che avrete a disposizione: p0erdeteci un po’ di tempo, quando progettate lo spazio: ne vale la pena

(prossimamente sperro di darvi contenuti dettagliati su questo tema…)

ott
24

Metterci la faccia

Sam Marshall fa una proposta non certo apocalittica, ma proprio per questo implementabile da subito sulla vostra intranet: dare un volto alle persone che ricevono i feed-back. La questione è ovvia: se alla fine degli articoli, o nelle pagine di sezione della intranet ci sono, (come è assolutamente necessario) solo dei form di feed-back o delle mail per ricevere segnalazioni e contributi, il processo rischia di restare nell’anonimato. Con il rischio delle spiacevoli conseguenze del caso (flaming innanzitutto, ma anche poca serietà nei feed-back).

E’ molto più utile e produttivo che quando chiediamo un feed-back associamo a questa richiesta almeno la foto della persona concreta che lo riceverà. Questo, ovviamente è molto semplice da realizzare se, ad esempio, esiste una pagina dedicata alla redazione “allargata”, con foto e mail (e altre cose) relative a tutte le persone che collaborano e che sono, di volta in volta, destinatarie dei feed-back.

Se poi il cercapersone è  già strutturato in questo modo la cosa diventa ancora più facile. Alla fine si tratta di costruire dei profili come si deve delle persone che partecipano al progetto. e come sappiamo, in intranet, tutte le persone partecipano al progetto.

E’ un piccolo passo. Facciamolo.

feb
24

Il cercapersone tra fantasia e realtà

Come tutti sappiamo, una delle cose di sicuro successo in intranet è il cercapersone interno (alzi la mano chi non ha qualcosa di simile sulla sua intranet), ovvero la classica rubrica telefonica online che consente di trovare i riferimenti dei colleghi semplicemente digitando il nominativo.

Questa banale applicazione rappresenta, in genere, una delle “killer application” della intranet, ed è una cosa che, sul piano della promozione del progetto, capiscono tutti, dalla segretaria al mega dirigente.
In genere questa applicazione contiene una serie di riferimenti aziendali sulla persona, ovvero una serie di campi, (che tipicamente risiedono in un database) utili a reperire la persona, ad esempio:

Telefono fisso
Telefono cellulare
Fax
Email
Indirizzo sede di lavoro
Sigla del settore

Fin qui nulla di nuovo: si tratta della trasposizione digitale della vecchia rubrica, anche se ha l’indubbio vantaggio della velocità di reperimento e dell’aggiornamento in tempo (quasi) reale da un unico server.esempio cercapersone

Ma quest’oggetto, all’apparenza innocuo, può trasformarsi rapidamente in uno strumento molto più “affilato” e utile, semplicemente aggiungendo alcuni campi, quali:

- riferimenti del responsabile, con possibilità di risalita gerarchica con un semplice clic
- riferimenti di tutte le persone specifiche del settore di appartenenza
- riferimenti dei colleghi di stanza, in modo da poter reperire informazioni in assenza della persona
- foto della persona

E adesso entriamo nel regno della fantascienza: immaginate che il cercapersone non sia costruito solo su questi campi relativi ai riferimenti, ma si allarghi ad altri oggetti, in parte automatici e in parte inseriti direttamente dalla persona, come:

- progetti seguiti in azienda
- principalmente in azienda mi interfaccio con…
- competenze informatiche
- lingue conosciute
- la mia documentazione pubblica
- i miei hobby
- forum e conversazioni alle quali partecipo (visualizza i miei ultimi messaggi)

Ora immaginate di poter fare ricerche su tutti questi campi, all’interno dell’applicativo.Cercate “CRM” e vi viene fuori il nome di chi ha inserito CRM tra i progetti seguiti. Cercate “lingua giapponese” e vi viene fuori chi conosce il giapponese.
Ora vi chiedo: che cosa è diventato questo Cercapersone? Non è forse uno strumento di knowledge management interno?

Per costruirlo non ho usato sofisticati sistemi informatici: ho usato la buona vecchia rubrica del telefono arricchita da campi inseriti direttamente dalla persona. Sento già l’obiezione dell’uomo di RU: ma chi certifica queste competenze?

La risposta è: come in tutte le comunità di pratiche la certificazione avviene dal basso, attraverso il successo pratico delle competenze trasmesse dalla persona.

Pensiamo, ad esempio, ad un meccanismo di “voto alla collaborazione”, o di ranking rispetto alla documentazione scaricata: in questo caso la community farà emergere direttamente le persone più competenti attraverso la composizione automatica dei comportamenti di ciascuno.

Alla fine dell’anno, poi, è possibile anche premiare le persone più competenti e collaborative. Un sogno?