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giu
28

Il wiki nella piccola impresa italiana? Si può fare!

Cari lettori, amici, compulsivi frequentatori del mio blog, eccomi di ritorno dalla lunga maratona per la scrittura del mio libro. Il mio blog stava facendo la muffa e forse molti di voi lo avevano già dato per spacciato, ma non è così. In questi mesi sono successe un sacco di cose, ovviamente (riporto unicamente il fatto che presto diventerò papà, e questa è già una notizia) che non ho potuto raccontare vista la sovrumana concentrazione necessaria per scrivere il testo (ma chi me l’ha fatto fà),  che uscirà a fine settembre, mi dicono.

Ma veniamo a noi: per il libro mi sono arrivati molti esempi (di cui ringrazio davvero tutti) e oggi voglio parlarvi del caso di una piccola azienda del Veneto, la AZ spa, che produce macchine utensili (il suo gioiello sono i sistemi per rettificare gli alberi a gomito). Roba hard, insomma, niente a che vedere con gli inafferrabili servizi da terziario avanzato:  sono cose solide e voluminose che esporta in tutto il mondo (circa 30 dipendenti interni più una rete di rivenditori freelance sparsi in 105 Paesi, una “multinazionale tascabile” come l’ha definita la mia referente).

Perché ve ne parlo? Perché l’azienda, sulla carta, rientrerebbe tra quelle escluse a priori dall’uso di sistemi intranet innovativi: pochi dipendenti, settore manifatturiero, lontana da suggestioni metropolitane. E invece proprio qui hanno cominciato ad usare con successo un wiki interno per condividere informazioni e ricostruire alcuni processi operativi.

Lascio parlare direttamente la persona dell’azienda che ha seguito il progetto dall’interno:

Abbiamo deciso di implementare un wiki in azienda inizialmente per questi 3 motivi:

•    la gestione flessibile ed efficiente della documentazione relativa alla ISO9001-2008
•    la gestione delle informazioni non strutturate
•    il risparmio cartaceo e la sensibilità all’ambiente

Con l’implementazione di Wiki,  oltre a gestire in maniera estremamente flessibile la documentazione relativa alla qualità ISO9001-2008, che possiamo considerare interna al flusso dei processi aziendali, ci siamo resi conto di quante informazioni “non strutturate” vi siano in azienda che escono dai normali flussi aziendali e con gli strumenti elencati precedentemente non trovano posto: con il wiki siamo è riusciti a trovare una collocazione a qualsiasi eccezione.

Sono rimasti solamente 3 moduli cartacei che seguono fisicamente il prodotto nella fase di montaggio, tutto il resto è solo su wiki (incredibile risparmio di carta); Ogni funzione aziendale è responsabile delle modifiche e validazioni della parte di wiki di sua competenza: ad ogni aggiornamento di wiki, il responsabile e le persone coinvolte ricevono automaticamente una email di avviso; le revisioni sui documenti sono automatiche. Ogni ufficio è responsabile di un certo numero di procedure e di permessi;

la certificazione non è più il fine da raggiungere ma è diventato uno strumento aziendale e un modo di pensare organizzato e snello. Tutto questo è stato possibile raggiungerlo solo grazie al wiki.

Esempio di wiki interno - Az spa

Esempio di wiki interno 02 - Az spa

Dice ancora la persona dell’azienda:

Aver raccolto tutte le istruzioni aziendali in un unico punto ci permette di essere operativi in poche ore con qualsiasi dipendente o esterno che lavori con noi anche per brevi periodi in quanto su wiki trova qualsiasi procedura e informazione di cui ha bisogno.

Questo è un utilizzo del wiki dentro il flusso, ovvero per supportare e riconfigurare gli abituali processi di lavoro (per inciso, sono quelli veramente importanti, anche se meno appariscenti). Ma, come sappiamo in letteratura esiste un altro tipo di wiki interno, ovvero quello “fuori da flusso“, come supporto esterno ai processi (ad esempio un enciclopedia interna o un indice di acronimi aziendali). Anche in questo caso il wiki viene in aiuto all’azienda:

Tutte le leggi e normative che purtroppo sono l’incubo di molte piccole aziende non avendo una persona dedicata che le possa seguire, sono state risolte col wiki.

Tutte queste informazioni erano mille post-it e appunti sparsi per tutte le scrivanie senza un preciso responsabile. Un esempio è la gestione dei rifiuti, la quale comporta più persone coinvolte, più enti esterni, scadenze e documentazione. Anche in questo caso, tutta la documentazione relativa all’analisi dei rischi la stiamo completamente portando in wiki in modo che il responsabile ad ogni controllo possa facilmente fare le dovute verifiche e modifiche.

Ad ogni aggiornamento della legge viene semplicemente modificata questa pagina dove c’è una lista completa dei rifiuti prodotti, il responsabile da chiamare, la scadenza dei controlli e tutte quelle informazioni eccezionali che erano normalmente scritte su un post-it attaccato sotto il monitor dell’amministrazione.

Esempio di un wiki interno 03 - AZ spa

In sintesi, per questa piccola azienda il wiki oggi è:

  • un editor sostitutivo a Word
  • un sistema di backup
  • un sistema di versioning dei documenti
  • un sistema di condivisione delle informazioni
  • un enciclopedia aziendale
  • una bacheca aziendale
  • un manuale d’istruzione
  • un manuale della qualità
  • un repository di offerte commerciali
  • un gestore di progetti
  • un calendario
  • un gantt di progetto
  • un blog
  • un server condiviso

Dulcis in fundo: ci si è messo anche il titolare, che sta usando il wiki per scrivere un libro:

Il titolare stesso , l’anima dell’azienda, sta scrivendo un libro interamente su wiki. Questo libro che avrà anche uno scopo promozionale, sarà un manuale sulla rettifica per alberi a gomito. La fase attuale è raccogliere in un unico punto tutte le informazioni tecniche, le domande frequenti, i testi, i link, gli spunti da parte dei dipendenti e tutto quello che può servire per la futura stesura dello stesso.

Una volta finita la raccolta, il wiki è pronto per essere passato al curatore del libro.

Credo che questo progetto, nella suo tutto sommato modesto ambito applicativo, ci dimostri molte cose (e ringrazio ancora Ernesto Capozzo, che ha seguito la realizzazione, per avermelo segnalato): che si può fare innovazione anche nel piccolo e che si possono guardare in faccia i problemi aziendali e provare a risolverli in modo nuovo anche al di fuori dell’hype che a volte contraddistingue questi progetti: la referente dell’azienda con cui ho parlato era allegramente stupita che ci fosse attenzione attorno a questo tema; mi chiedeva curiosa se c’erano altre aziende si erano regolate in questo modo; non sapeva che ci fosse una letteratura, e tantomeno una retorica al riguardo. Avrei voluto abbracciarla.

Poco alla volta, senza clamori, senza riempirsi la bocca di termini alla moda, senza fare faraonici piani di comunicazione che non portano da nessuna pare, senza comprare costose e frustranti portaerei editoriali e soprattutto senza unirsi al coro degli entusiasti paladini del 2.0 a qualsiasi costo, alcune aziende sperimentano, innovano, coinvolgono i dipendenti, cambiamo il loro modo di lavorare, portano a casa dei risultati.

E’ una bella notizia.

apr
1

In cerca di screenshot per il mio nuovo libro

Cari amici e lettori, so che non sto aggiornando questo blog che pure mi ha dato tante soddisfazioni e che non dovrei trascurare quantomeno per educazione,  ma sono alle prese con il mio nuovo libro, che dopo mesi e mesi di titubanza mi sono deciso a scrivere, e sto in apnea compulsiva come da copione. Il libro si intitolerà (ma guarda un po’) “Intranet 2.0″ ed è una specie di manuale di gestione dei processi e dei tool collaborativi in azienda, con un occhio alle community, alla governance, alle funzionalità.

Vi dico subito che ho attinto a piene mani dalle cose che ho pubblicato in questi 6 anni sul blog quindi, lettore, se sei un mio fedele seguace puoi evitare di comperare il libro.  :-))

In realtà ho iniziato a scriverlo anche perché ho un buco lavorativo in parte cercato da me e in parte provvidenziale. Del resto, lavorare per non essere pagato, cosa che mi capita sempre più di frequente, non era la mia principale aspirazione come freelance.

Ma veniamo a noi. Mentre qui fuori stanno potando i miei ulivi e io qui dentro scrivo il mio libro sono alle prese col problema di trovare screenshot adeguati per supportare le cose che vado dicendo nel libro. Ho preso molto materiale dai miei contatti e dalla letteratura internazionale, ma sarebbe molto bello poter corredare il volume con qualche altro esempio italiano rilevante. Per questo vi chiedo, o lettori, se avete degli screeenshot interessanti tratti dalle vostre intranet che riguardano le funzionalità che elenco sotto e siete in grado di condividerli io sono qui.

Le immagini che inserirò, nell’eventualità, saranno corredate da una didascalia con l’indicazione “Per cortese concessione di nome persona – nomeazienda)

Di seguito elenco le funzionalità intranet per cui sto cercando screenshot:

  • Profilazione spinta (riconoscimento utente e visualizzazioni diverse
  • Commenti alle news
  • Commenti ai documenti
  • Voti di utilità ai contenuti
  • Personalizzazione: links
  • Personalizzazione: widget in home
  • “my page” con propri contenuti e iscrizioni
  • Rss dei contenuti
  • Notifiche via mail sui contenuti
  • Tagging sui contenuti
  • Comportamenti emergenti sui contenuti (più visti, più commentati, più votati ecc)
  • Profilo personale “arricchito” (vedi i miei post relativi)
  • Forum tecnici trasversali (es. pc help)
  • Forum tecnici settoriali
  • Forum di help desk con esperti
  • Forum con il Vertice
  • Forum Vita & lavoro
  • Funzionalità forum: galleggiamento, sticky post, segnala un abuso
  • Esempi di blog del vertice
  • Esempi di blog di esperti
  • Esempi blog di progetto
  • Esempi di blog della redazione
  • Esempi di wiki fuori da flusso (enciclopedie, glossari..)
  • Esempi di wiki dentro il flusso (gruppi di lavoro)
  • Funzionalità interne wiki: permessi, edit, wysywyg…
  • Social network interni
  • Microblogging
  • Virtual team
  • Calendari condivisi
  • task management
  • web conference
  • Idea box
  • Brainstorming online
  • Slidecast formativi
  • Video pillole formative
  • Web game formativi
  • Piattaforme di e-learning interne
  • Community ludiche (dopolavoro, recensioni, ricette ecc)
  • Bacheca vendo compro
  • community solidarietà
  • Condivisione foto

E’ tanta roba lo so: è tutto quello di cui parlo nel libro. Se pensate che la cosa possa interessarvi e pensate di avere materiale utile, mi servono in formato TIF (per la stampa). Potete usare la mia mail. Darete una mano a me, darete un po’ di visibilità a qualche vostro progetto, ma sopratutto aiuterete i decisori di questo Paese a capire che si può fare…(tra l’altro un grazie a chi, come Gigi, Roberto e Marco, mi hanno già dato molto materiale utile…)

Grazie a tutti e ci rivediamo alla fine dell’apnea.

feb
16

In Sardegna, a parlare di web writing

In genere non segnalo mai i corsi che tengo, a prescindere dall’argomento; oggi faccio un’eccezione e segnalo che sarò a Cagliari, a maggio, a parlare di web writing all’interno del master “Le nuove frontiere del marketing e della comunicazione“, tenuto da Eutropia. Vi confesso che sono un poco agitato, non tanto per le lezioni in sé, che ho tenuto varie volte, ma per il fatto che arriverò dopo 4 giornate di Luca Conti e altre 4 di Altavilla e Petrone. E son dolori :-)

gen
16

Le perle di saggezza di Bernabé

Ieri sera siamo stati qui, a sentire Negroponte e a rivedere un po’ di persone (che saluto ora visto che non le ho viste dopo).

Riporto in ordine sparso alcune perle di saggezza di Bernabè, (AD di Telecom Italia) perché ne vale davvero la pena:

- Il 97% degli italiani oggi hanno connettività. Se non si connettono è un problema di cultura.

- In California la connettività è di scarsa qualità, molto meglio l’Italia di San Diego o San Francisco, dove peraltro abbiamo una sanità che è davvero ottima.

- Telecom investe un casino in infrastrutture

- Siccome l’anziano non va su internet noi gli portiamo internet sul televisore così ci va

- Dei 26 milioni di italiani connessi in Rete almeno 22 sono su Facebook e questa è una popolazione che ha un’alfabetizzazione alta e un uso avanzato della Rete (sic, ma anche sigh, ma anche augh)

- In Italia c’è una sana concorrenza tra operatori telefonici che garantisce libertà di scelta e innovazione

Ok, ne ha detta anche altre che non ho fatto in tempo ad appuntarmi

Aggiungiamo il sorriso serafico, l’aria tranquilla da boss e da guru della Rete (ma chi gli ha dato questo ruolo non si sa), un gruppo di interlocutori che non ha battuto ciglio, a parte qualche timida e reverente osservazione di Sofri e  il povero Negroponte, (non ha caso uno che non riceve soldi da Telecom in forma diretta o indiretta),  che secondo me a un certo punto deve aver pensato che c’erano problemi di traduzione; infine, un quarto d’ora di pippa su Arpanet e le origini di Internet.

Ce ne siamo andati prima.

gen
3

Frammenti sul sapere, la Sabina, il trasloco

Quelli che seguono sono frammenti che ho raccolto durante questo lungo ed estenuante periodo di lavoro e  di movimento attorno alla mia nuova casa e alla mia nuova condizione di abitante campagnolo; il loro tema comune è il rapporto tra persone e il loro sapere, e come questo sapere influenzi le nostre performance, i nostri rapporti sociali e il nostro “muoverci nell’ambiente che abitiamo”.

Primo frammento:  del ricostruire la Germania e del sistemare i quadri

C’è un passo di Daniel Cohen che mi è rimasto impresso e mi torna spesso alla mente; il tema è l’apparente “miracolo” della ricostruzione della Germania nel dopoguerra; Cohen parte de un lavoro di Mancur Olson:

“La sua teoria [...] sostiene che le nazioni “nuove” o “distrutte” siano percorso da uno stesso progetto collettivo: ricostruire il Paese. Non vi è, pertanto, alcuna reale difficoltà nell’individuare le modalità di un’azione cooperativa, collettiva. Quanti ospedali e scuole bisogna costruire? Quale deve essere la durata legale della giornata lavorativa? Sono solo alcune delle domande a cui si risponde senza grandi contrasti [...] Nel caso della Germania del dopoguerra, la società non è da inventare, bensì da ricostruire. Il modo di tagliare i capelli, di curare i malati, di educare i bambini…fanno parte della cultura condivisa dai tedeschi. Mancano “solo” le infrastrutture, “l’equipaggiatura”. In poche parole, il capitale. Ma questa è poca roba rispetto al sapere comune.”

Capire dove appendere i quadri in casa è un’operazione che può durare dei mesi (o degli anni). Una volta però che si è deciso questo sapere resta sedimentato; in seguito a una ristrutturazione o a un’imbiancatura non sarà difficile rimettere i chiodi e riappenderli: il lavoro materiale in questo caso è ben poca cosa rispetto a ciò che abbiamo capito sulla loro disposizione e all’”istituzione” che abbiamo inaugurato.

(ora che ci penso questo mi fa venire in mente la nozione di “traccia istituita” di Derrida per richiamare l’idea che ogni movimento significante avviene a partire da una sorta di istituzione profonda e immotivata – la famosa archi-scrittura).

In entrambi i casi il vero nodo, la vera questione, è la produzione – e riproduzione – di un sapere condiviso ed il suo congelamento, la sua cristallizzazione in qualche sorta di “istituzione” . Questo sapere opera a vari livelli e si sedimenta come patrimonio comune di ogni comunità: la nostra capacità di muoverci nel Mondo dipende da esso e quando bisogna “ricominciare” emerge come il vero capitale che un gruppo possiede.

Questo spostamento di baricentro dal materiale all’immateriale e dal fisico al cognitivo opera ovviamente anche nel mondo del lavoro di oggi (produrre la nuova molecola di un farmaco è un’operazione compessa e costosa, ma la sua riproduzione ha dei costi marginali tendenti a zero).

Secondo frammento: quello che i bancari si urlano tra loro

Sono in banca a Rieti, per sistemare parecchie questioni riguardanti il mio mutuo, il nuovo conto, il bancomant, la banca online, la banca telefonica eccetera. La funzionaria è una persona molto competente e di esperienza (si vede) e ha libero accesso a tutti i sistemi gestionali della banca. Non c’è coda e siamo comodamente seduti nel suo ufficio. Tutto liscio, giusto? E invece no, perché di fronte a una serie di questioni specifiche la funzionaria non è in grado di andare avanti, ha dei dubbi sul sistema, sbaglia le opzioni.

A questo punto inizia un minuetto vocale con la collega della stanza a fianco (“Che faccio premo F3?” “Si, poi scegli l’opzione 2″, “Mi chiede il codice, ma è quello  del cliente?”, “No, è quello che appare nella schermata prima, torna indietro e segnatelo sul foglietto”). E così via per circa 10 minuti, urlandosi richieste e consigli da una stanza all’altra. E alla fine ne veniamo – ovviamente – a capo.

Ma la funzionaria ha ancora un dubbio e ad un certo punto si ricorda di una collega di Milano con cui ha lavorato  e che è “l’esperta” della Banca telefonica. La cerca al centralino e la chiama; dopo gli affettuosi saluti (“Quanto tempo!”, “Tutto bene?” eccetera), la collega le dà una serie di indicazioni sulle password della banca telefonica.

Tutto a posto dunque, ma riesaminiamo i fatti: quanti saperi sono entrati in gioco? Perlomeno 6:

- L’esperienza e il sapere pregressi della funzionaria
- Le procedure informatiche bancarie
- Le conoscenze della collega di stanza
- Lo scambio urlato di informazioni tra le colleghe
- La relazione pregressa della funzionaria con la collega di Milano
- Il sapere della collega di Milano

E probabilmente un sociologo del lavoro come si deve ne avrebbe trovati molti altri.

Attenzione a non fraintendere quello che è avvenuto: queste situazioni non sono un’eccezione, ma costituiscono la norma di ogni organizzazione sufficientemente complessa.  Non sono una stortura oraganizzativa, ma il modo in cui il sapere che fa funzionare l’azienda viene organizzato e distribuito attraverso canali non perfettamente codificato. Solo che sono talmente frequenti e pervasive che difficilmente ci si fa caso.

Naturalmente questa dinamica non è visibile guardando solo l’organizzazione formale: l’organizzazione formale è fatta dall’organigramma, dalle procedure informatiche codificate e dal ruolo codificato della funzionaria. Tutto il resto, formalmente, non esiste. E invece esiste, eccome. E quando l’ho fatto notare alla funzionaria ci abbiamo riso sopra.

E quando penserò a che cosa deve servire un progetto intranet mi ricorderò di questa situazione.

Terzo frammento: la premodernità della Sabina

La cosa probabilmente più difficile da assimilare andando a vivere in un paesino in mezzo alla campagna non ha a che fare con la – retorica – preoccupazione della solitudine o della lontananza e via discorrendo; il vero problema, nonché vero spartiacque rispetto alla città riguarda il modo con cui ci procuriamo le informazioni necessarie al nostro quotidiano. Dove troviamo un laboratorio di analisi? Chi ci può tagliare le siepi? E il ferramenta, il fabbro, il rivenditore di legna, il meccanico bravo, gli orari dell’autobus, le strade migliori, la pizzeria buona, un trattorista?

Certo, possiamo andare in esplorazione, ma ci accorgeremo ben presto che le informazioni sono nascoste, per non dire inesistenti. Certo, le informazioni ci sono,  ma sono per così dire, “appiccicate” alle persone del circondario. Sono loro che ci sanno consigliare.

Ora, secondo Antony Giddens una delle caratteristiche della modernità, e uno dei fattori di disaggregazione tipici del moderno, è la presenza pervasiva di sistemi esperti che garantiscono l’accesso a sistemi di sapere codificati indipendenti dai loro portatori: l’esempio più tipico è il medico di base, terminale ultimo di un sapere neutrale costituito da un sistema organizzato (università, ospedali, ASL, comunità scientifica) a cui il medico attinre. Ma anche un semplice orario dei bus, consultabile da chiunque, è un esempio di sistema esperto.

Giddens dice a riguardo: “I sistemi esperti sono meccanismi di disaggregazione perché – in comune con gli elementi simbolici – enucleano le relazioni sociali dalle immediatezze del contesto. Entrambi i tipi di meccanismi di disaggregazione presuppongono, e anzi favoriscono, la separazione del tempo dallo spazio come condizione della distanziazione spazio-temporale che essi promuovono.”

Capito? Andiamo dal medico di base, a prescindere dalla città, perché in ogni punto è garantito un unico accesso allo stesso sapere, mentre nella condizione premoderna tale accesso era molto più vincolato al contesto (il medico di Paese con il quale si sviluppava un rapporto personale di fiducia). Nei sistemi esperti la fiducia è posta più nelle regole generali di funzionamento che nelle singole persone.

Ora, le necessità di tornare a rivolgersi alle persone per avere delle informazioni fa della Sabina (e con essa tutte le zone non metropolitane italiane) una zona, nei termini di Giddens, attraversata da dinamiche premoderne.

Questo è molto interessante perché produce la necessità – a questo punto fisiologica – di un maggiore attaccamento alla comunità (o al proprio contesto di riferimento). Paradossalmente, in campagna è molto più difficile essere “eremiti” perché la necessità di sapere produce la necessità di relazione e la relazione produce coesione sociale.

Dopo che Sergio, il trattorista, mi ha sistemato la strada di accesso a casa gli ho detto che lo avrei pagato al più presto, il tempo di andare in banca. Mi ha risposto “Non c’è problema, ora sei dei nostri”.

ott
27

Creare online wireframe per intranet

Avrei voluto mantenere questo enigmatico silenzio ancora per un po’ di tempo, visto che sono talmente incasinato che vado a sbattere contro i distributori di snack alla stazione.  E vivo alla stazione, non so quale, maledicendo Trenitalia e rimandando cose a data da destinarsi mente non riesco più a leggere uno come Giddens per più di 3 pagine, io che leggevo kant e Hegel sull’autobus e li capivo pure e come mi sono ridotto non lo so. E poi c’è il trasloco, e ho un’autogru nel giardino di casa (eh, si adesso ho anche un giardino di casa e 4 gatti e un cancello che ho appena buttato giù per fare passare l’autobotte del gas e tremila libri sparsi per la casa dove si sente ancora l’eco e la mia mano con l’avvitatore in mano dalla mattina alla sera mentre mia sorella ha dei problemi in famiglia e così via e forse non vengono a Natale ma in ogni caso in casa non ci sono ancora le sedie a parte questa da cui scrivo che è una sedia dell’Ikea che vorrei bruciare e adesso mi candido a scrivere la frase tra parentesi più lunga della storia della blogosfera nostrana).

Ok, detto questo non potevo esimermi dal segnalarvi una cosa fi-chis-si-ma, ovvero un’applicazione web per creare wireframe di intranet di prima e seconda generazione direttamente online. L’applicazione si chiama intranetwireframe e vi consiglio caldamente di farci un giro (che sta facendo anch’io peraltro).

wireframe intranet

lug
28

E’ arrivata l’ora anche per me

Di andare in ferie. Ci risentiamo ad inizio settembre (forse). Per la cronaca, nella prima pare delle ferie vado qui (ci vado con la mia compagna e mia sorella mia ha detto che è come andare all’Oktoberfest portandosi la birra. Ma io sono sereno, davvero).

Poi invece vado qui. Ciao a tutti.

lug
12

Nuova casa per il mio blog presentazioni efficaci

Cari amici, questo è un post di servizio per segnalarvi che il mio blog sulle presentazioni efficaci, ovvero il lato oscuro di intranetmanagement, ha finalmente cambiato casa e, grazie a una fuga rocambolesca, ha abbandonato l’allegra combricola di sbandati campeggiatori del web di Splinder per approdare al più comodo salotto di Worpress.

Il blog si intitola ancora, ostinatamente, “presentazioni  efficaci” e continua a raccontare, con imperterrita verve compulsiva, delle mie scorribande nel mondo delle presentazioni, del public speaking, delle slide e di tutto quello che ruota attorno al surreale mondo di Powerpoint.

Come dico sempre nei miei corsi non sono solo in questa battaglia: negli Stati Uniti ci sono schiere di “guru” delle presentazioni, (e mi rendo conto che questa sia una cosa piuttosto sorprendente per il nostro Paese); guru come Garr, Olivia, Cliff, Nancy, Andrew, Tony, Eric, Brent, Bert e molti altri.

Guru ai quali il sottoscritto non prova neanche ad accostarsi, beninteso. Tuttavia, come ho detto sul mio blog, volevo cominciare a trattarmi bene, e la fuga da Splinder era davvero il primo passo.

Per chi volesse continuare a seguire le attività del blog e del suo autore, consiglio di cambiare i propri feed con quelli nuovi.

Grazie a tutti della pazienza.

Il vostro Sldierman.

sliderman logo

giu
28

Un libreria geek per fare cultura digitale e coworking: può funzionare?

Cari amici, il post di oggi è da “angolo del crowdsourcing”, o dell’intelligenza collettiva, o del mercato predittivo o, detto in parole povere, del consiglio che vi chiedo per una cosa che non c’entra niente con questo blog.

Il discorso è questo: da tempo io e alcuni miei amici stiamo cercando una “exit strategy” per dedicarci a qualcosa di diverso dalle nostre attività consuete. Ieri, dopo l’ennesimo passaggio alla Feltrinelli dove non ho trovato ciò che cercavo, sono uscito con un’idea, ma non so se può funzionare.

L’idea è questa: mettere su una libreria specializzata in informatica e cultura digitale. La libreria sarebbe in città (presumibilmente Roma) e avrebbe tra le sue caratteristiche:

  • Tutti i libri italiani di informatica, internet, cultura digitale, management digitale ecc, compresi quelli che non si trovano di norma alla Feltrinelli
  • Molti libri stranieri, con tutte le ultime uscite che in genere non si trovano assolutamente in Italia
  • Tutta una parte dedicata ai videogiochi

Ma oltre a questo la libreria dovrebbe diventare un ulteriore punto di diffusione della cultura digitale in Italia, con incontri con gli autori, dibattiti tra blogger e specialisti nel campo.

Inoltre dovrebbe fare da punto di segnalazione di eventi nel nostro paese e collegarsi a scuole ed enti che fanno formazione e alfabetizzazione (magari con convenzioni)

Infine, nell’ambiente troverebbe posto una parte per il co-working, con postazioni dedicate per i lavoratori mobili che hanno bisogno di scrivanie, servizi e connettività per breve tempo
Ovviamente nella libreria ci sarebbero anche PC, WI FI, punti lettura, consolle videogames ecc

Inoltre ci sarebbe una presenza in Rete della libreria attraverso un sito col catalogo aggiornato, blog e tutto il resto dell’armamentario.

La domanda è: secondo voi questo progetto, arricchito di tutto quello che ho detto e che poi ci verrà in mente, potrebbe funzionare?

Nel frattempo voglio ringraziare Luca Vanzella, Mafe De Baggis, Alberto D’Ottavi, Antonio Pavolini, Achille Corea, Michele Melis, Leonardo Agrò, Mauro Lupi, Federico Fasce, Fabio Masetti, Irada Pallanca, Laura Marconi, Emanuele Quintarelli, Maurizio Galluzzo, Tony Siino, Roldano de Persio, Luca Mascaro per le tante suggestioni che mi hanno dato via Facebook, e che vado a sintetizzare:

- Aggiungere la parte cafè e aggregazione
- Spingere molto sul co-working
- Diventare reseller italiano di cose da geek e libri stranieri
- Stringere accordi con i fornitori di e-book reader
- Creare laboratori di scrittura e collegarsi con i maketplace degli autori come Lulu
- Creare uno spazio versatile per ospitare eventi da geek
- Spazio libri usati
- Lavorare sulla parte innovativa dell’editoria (es libri in PDF e e-book)
- Stabilire un business plan preciso

Infine uno di loro mi ha detto esplicitamente che un progetto del genere avrà si è no sei mesi di vita (ecco).

Ovviamente io non so niente del mondo del commercio (distributori, licenze, finanziamenti e tutto il resto) e quindi ogni consiglio è bene accetto.

Voi che dite: può funzionare?

giu
21

Senza vergogna: i video di Intranetmanagement

Cari amici,  quando la spudoratezza cresce e il senso della misura decresce…finiamo su Youtube. E il vostro intranetmanagement si trova oggi esattamente nel punto di intersezione tra queste tue opposte linee di tendenza.

Questi video sono tratti da una mia lezione su Intranet content management dell’anno scorso in quel dell’Aquila (da quei gran farabutti della TILS, oggi possiamo dirlo. A proposito, cari manager di TILS, vi ricordo che anche se hanno arrestato il vostro boss io rientrerò in possesso dei soldi che mi dovete, a costo di venire lì a pignorarvi le scrivanie).

Ok, chiusa parentesi. Sui video posso dire – a mia discolpa – che ero stanchissimo e in una certa difficoltà, il che si è tradotto in interiezioni fuori luogo, farfugliamenti senza senso, ipercinesi, ripetizioni, divagazioni a vanvera.

E per chi non fosse ancora soddisfatto ecco tutto il mio canale su youtube, dove sto raccogliendo i vari spezzoni, che poco alla volta pubblicherò.

Abbiate pietà, anche per il modesto editing:  ho lavorato da autoditatta con Moviemaker.

mag
26

Barcamp innovatori P.A.: ariecchime

Grazie al buon Gigi e ai ragazzi di theblogTV abbiamo anche i video delle interviste al Barcamp della P.A.

In questa ci sono anche io (sono decisamente sovraesposto mediaticamente in questo periodo). L’argomento non ve lo dico ma ve lo potete immaginare (purtroppo non è che mi capiti spesso di parlare d’altro in pubblico…)

mag
4

Intranet identity: il mio intervento al prossimo Barcamp della P.A.

Cari lettori, come sapete il Barcamp InnovatoriPa, ovvero il barcamp dedicato alla Pubblica Amministrazione, è ormai alle porte (13 maggio alla Fiera di Roma, per chi fosse interessato), e questa volta ho deciso di partecipare con un mio intervento (se riuscirò a farlo, visto il bizzarro format che si sta configurando. *Leggetelo con attenzione*).

E così ho deciso di condividere con voi – in anteprima – la presentazione che vorrei fare, in modo da dare alle persone uno spunto in più per l’eventuale discussione.

Si tratta di una presentazione centrata sul concetto di identità e su come questo concetto, usato in vari modi nei social network, sia di fatto il ponte concettuale per passare dalle intranet 1.0 alle intranet 2.0 nelle organizzazioni.

La presentazione utilizza un set di foto bellissime, prese dal lavoro di Aldoaldoz su flickr.

Per la cronaca: ieri ho inserito la stessa presentazione -  tradotta in inglese – su Slideshare e lui stesso in persona l’ha inserita tra quelle “featured” sulla home page. Vi confesso che è stato un autentico momento di gloria per il vecchio Sliderman.

Momenti di gloria: la mia presentazione in home page su slideshare

mag
2

Navigando tra i bandi di gara

Quest’anno ho deciso di fare meno formazione e più consulenza, tanto per provare ad esplorare territori nuovi (e anche perché sono stato tirato in mezzo, ma la vita è così: una via di mezzo tra scelte, necessità e appropriazione consapevole delle proprie necessità).

beh, insomma, comunque non avevo calcolato che questo avrebbe implicato la lettura sistematica di bandi di gara pipposissimi unita a presentazioni dall’esito incerto a clienti mediamente disinteressati e confezionamento di offerte lanciate sul mercato come messaggi nella bottiglia.

In questa attività un po’ disarticolata mi sono imbattuto, grazie al solito tam tam, nel bando del comune di Firenze per la fornitura della piattaforma intranet (per i fanatici, il capitolato tecnico è scaricabile in .doc da qui).

Ora, fermo restando che ho una nostalgia immensa di quando la home page del Comune di Firenze era la peggiore pagina web italiana (e batteva davvero ogni record) mi sono reso conto di quanti passi avanti siano stati fatti nei requisiti che le organizzazioni definiscono su progetti di questo tipo.

Leggendo il bando infatti troviamo, oltre a cose più canoniche quali autenticazione, integrazione applicazioni, creazione dinamica form ecc, che:

- Deve costare poco (e questo taglia fuori i grandi vendor)

- Deve essere tutto open source (idem)

- Deve essere personalizzabile dall’utente (fine del Grande Portale)

- Deve avere gli Rss con aggregatore integrato (idem)

- Deve avere il wiki

- Deve avere chat, folder personale, agenda condivisa

- Deve avere forum, sondaggi, questionari

- Deve avere un sistema di project management

e tante, tante altre cosucce mica male.

Guardate che non sono cose da poco: qualche anno fa credo proprio non avremmo trovato neanche la metà di requisiti di questo tipo in un bando come quello (credo).

Insomma, direi proprio che si stanno affermando una serie di nuovi standard anche solo dal lato dei requisiti tecnologici.

E questa è certamente una buona notizia.

mag
1

Non aprite quell’aggregatore

Ma si può vivere così?

Schermata dei mei feed non letti su netvibes

La prossima volta che risento la pippa che con il nuovo web filtriamo le informazioni e l’overflow di trasforma magicamente in coda lunga e teniamo sotto controllo le nostre fonti e ci costruiamo il palinsesto e non ci sfugge niente eccetera eccetera avvisatemi, perché ho due coesette da aggiungere.

Il fatto è questo: quando anche solo l’idea di aprire il tuo aggregatore e vedere la carrellata indigeribile di notizie che ti si sono scaraventate addosso nel frattempo ti provoca un misto di nausea, ansia e senso di colpa, ecco in quel momento stai usando i feed RSS al massimo delle loro potenzialità.

Il che significa, in altre parole, che sono una delle paradossali tecnologie il cui successo teorico coincide con il suo fallimento pratico.

apr
3

Intranet insight: il video dei ragazzi di Oncommunity

I ragazzi di Scienze della Comunicazione si ritrovano in un social network che si chiama Oncommunity, nel  quale discutono, collaborano, intervengono, segnalano, condividono allegramente il loro essere parte di una comunità di futuri operatori della comunicazione.

In questo cammino hanno incontrato la intranet, cominciando a sperimentare anche questa dimensione come parte del loro percorso di apprendimento. E questo video è uno dei risultati del loro lavoro (troverete anche il sottoscritto, in qualche scena).


Trovi altri video come questi su Oncommunity

I giovani ragazzi di Scienze della comunicazione, stretti tra un sistema universitario lacunoso, un sistema di inserimento nel lavoro nepotistico, un sistema di riconoscimento sociale feudale e un sistema di ricambio manageriale oligarchico, non se la passano molto bene.

E anche se in passato sono stato molto duro con l’impostazione del loro corso di laurea e, in generale, con il processo di liceizzazione delle università italiane voglio, anche anche a mo’ di scuse tardive per l’acidità dei miei toni di allora, fare loro i miei più sinceri complimenti.

In blocca al lupo a tutti.

apr
1

Le interviste colte di IntranetManagement: Giuseppina Pellegrino

Cari lettori, nell’area “Articoli” di questo blog trovate una sorpresina: una lunga intervista a Giuseppina Pellegrino – sociologa italiana che si occupa del rapporto tra individui, organizzazioni, tecnologie – intervista che mi ha rilasciato ormai più di un anno fa ma che non avevo mai pubblicato per problemi tecnici (e anche di tempo).

L’intevista si intitola “Tecnologie situate“, ed è centrata sul suo libro “Il cantiere e la bussola“, una ricerca sul campo condotta nel 2004 su due intranet – una italiana e una inglese – e sul complesso insieme di dimensioni che questo tipo di progetti solleva: dimensioni culturali, sociali, tacnologiche, organizzative.

Ne emerge un quadro piuttosto ambivalente, nel quale, unitamente alle tecnologie, si mescolano aspettative micro-organizzative, retoriche sociali, gruppi di pressione, routine culturali e nel quale si incrina la riposante visione deterministica che dalle tecnologie dovrebbe portare, senza soluzione di continuità, a cambiamenti di qualche tipo seondo la visione di qualche élite organizzativa.

Putroppo le cose non stanno sempre così e questa ricerca ce ne mostra le conseguenze sul piano delle concrete pratiche organizzative e sociali delle persone che lavorano.

Il libro non è molto agevole (ed entra nel tecnico di riferimenti piuttosto ostici a una prima occhiata) e l’intervista – lunga, lunghissima, lo so – ne rispecchia la complessità.

Tuttavia credo che ci sia oggi un estremo bisogno, nella nostra disciplina, di un allargamento di orizzonti e di uno sguardo capace di gettare qualche ombra sulle nostre ingenue euforie.

La consapevolezza a volte fa male, ma è un ottimo antidoto all’ottusità, sia delle pratiche che delle teorie.

Buona lettura.

apr
1

Il mio nuovo blog

Cari lettori, ecco il mio nuovo blog, (ovvero www.intranetmanagement.it) creato dopo più di 5 anni di frustrazioni e mal di pancia su Splinder. Mi raccomando di aggiornare i vostri feed, i vostri bookmark, i vostri link, le vostre blogroll, perché è questo l’indirizzo da cui il vostro autore scriverà d’ora in avanti.

Come potete vedere ho fuso assieme il vecchio blog e il vecchio sito, in modo da poter agevolmente aggiornare entrambi. E presto vi darò qualche aggiornamento sulle novità che ho inserito (e sto ancora inserendo) nello spazio.

E adesso due paroline a quelli di Splinder:
*****

Abbellii!!!

aò, la volete sapè ‘na novità? dopo 5 anni de bagni de sangue sono uscito dal tunnel della vostra stramaledetta piattaforma!!! Andate a zappare voi Drupal e tutta la generazione di smanenttoni che ci sta dietro. Avente finito di spadroneggiare sulla mia vita con la vostre assurde richieste.

Devo avere pazienza? State lavorando per me? Volete che passi ad un account pro? Ve lo scordate cocchidemamma, cominciate a fare funzionare quello che c’è invece di farvi le birre doppio malto.

Un saluto anche a vitafiorita, merendina76, sussurrodentro, poesiedellasera, cinninomiagolante e tutta la vostra simpaticissima comunità.

Adios

*************

Ok, chiusa parentesi. A Presto.

mar
25

Liveblogging (ritardato ma piccante) sull’osservatorio Enterprise 2.0 di Milano

Perdonate i tanti errori di battitura…

[10.10]
intervento di Mariano Corso

L’importanza dell’Enterprise content management come nuovo ramo di gestione del’enterprise 2.0

dimensione della collaborazione unificata: c’è molto da fare specialmente sul’intergrazione tra le diverse applicazioni. Benefici: tanti, specialmente in tempo di crisi.
- riduzione costi telefonici
- riduzione costi di trasferta ecc
- tempestività decisionale
- integrazione con fornitori
- Benefici strutturali, rispetto a nuove logiche organizzative, più snelle

Dimensione di architetture adattive unificate
- investimenti più consistenti, perché toccano nodi infrastrutturali importanti, ma i livelli di sperimentazione sono bassi

Benefici:
- diminuzione costi di cambiamento
- personalizzazione più spinta
- flessibilità ed empowerment (l’utente assume maggiormente il controllo)

Dimensione social network e community
Crescita forte, ma investimenti bassi
sperimentazioni limitate ad ambiti locali

Benefici:
- riduzione costi comunicazione/informazione
- riduzione costi per erogazione dei servizi
- Identificazione talenti nascosti o segregati
- Impatti strutturali importanti ma poco compresi, ad esempio la possibilità di creare substrati relazionali che abilitano nuovi processi cllaborativi trasversali

I direttori HR fanno molto i visionari e vanno ai convegni a farsi belli, ma poi in pratica non vengono introdotte policy, procedure nuove, nuove abitudini e non si è riflettuto a sufficienza sulle potenzialità.

La maggior parte delle persone HR stanno vivendo queste cose come un “giochino” collaterale e accessorio. I veri innovatori HR sono solo il 12%.

La parte marketing e commerciale è invece coinvolta di più ed è attiva nel promuovere iniziative, ma manca la consapevolezza dei cambiamenti che sono necessari per usare al meglio questi nuovi canali.

Fine dell’intervento di Mariano Corso: l’Enterprise 2.0 può essere visto come un cavallo di Troia del cambiamento nelle organizzazioni, perché grazie ai suoi benefici di breve termine diventa attrattvio, ma in realtà porta il germe del cambiamento dentro l’mpresa. I confini organizzativi, diventano più sfumati, in modo naturale, e poi trasferendo il controllo verso le persone faccio operazioni di delega molto forti verso il personale operativo, e qusto trasferisce potere e autonomia alle persone. Questo provoca cambiamento al di là delle intenzioni.

Il cambiamento avviene comunque: il problema è che i cambiamenti poi vanno goveranti e le aree devono cambiare il loro modo di lavorare, ad esempio HR deve cambiare i suoi sistemi di sviluppo o il MK e commerciale deve integrare le nuove competenze che emergono. L’altra strategia, che è quella “attendista” è poco attuabile, perché questi strumenti, in mano alle persone, portano un cambiamento inarrestabile comunque.

Quale è la strategia? Sfruttare la crisi per portare logiche nuove in azienda

[10.30] Mariano se la prende con i CEO che non hanno capito assolutamente niente dell’Enterprise 2.0. Sono degli ingenuoni e ignoranti.

[10.40] intervento di Stefano Mainetti
campione di 102 aziende, tanto per cominciare

Circa un terzo di aziende pianifica i cambiamenti in modo pluriennnare. Circa due terzi agisce in modo estemporaneo sia come piani di svilppo che come governance.

C’è un forte bisogno di razionalizzazione delle iniziative, dovute anche alle mode del momento e ai convegni (ma guarda un po’).

Cosa cambia nell’IT?

- le legacy non sono più centrali, e le applicazioni esterne entrano pesantemente dentro le organizzazioni. In mezzo c’è un sistema di delivery che è sempre più multicanale (ipod, tablet pc ecc)

- Le interfacce sono sempre più ricche e mashuppabili

- Esistono sempre più sistemi di retrival e ricerca per governare la grande massa di informazioni che si riversano nei sistemi

- Le piattaforme diventano sempre più flessibili

- I servizi applicativi diventano molto più eterogenei e diversificati (social network interni e tutti gli strumenti del web 2.0)

- I dati, formali e informali entrano in gioco e i dati destrutturati vengono integrati con i dati formali e strutturati.

- Nascono nuovi modelli di offerta (cloud computing, SaaS) che permettono di realizzare tutto questo in modo nuovo e non legato a specifiche piattaforme.

Ok, si entra nel tecnico di cose di server e applicazioni con le slide deliranti tipiche fatte di blocchi e di frecce.

L’indagine su un campione di 162 utenti/manager: Bisogni prioritari: appartenenza aperta, global mobility, ecc

Che cosa si usa? IM, calendari, social network sono di uso quotidiano. Meno utilizzati sono i blog, le web tv ecc.  Il focus si sposta insomma sui bisogni degli individui. Social ranking e rating sono indietrissimo.

I nuovi attori dei sistemi informativi 2.0:
- i colleghi
- i business partner
- i sistemi inforamtivi tradizionali

Ok, altra slide delirante modello astronave: il succo è che tutto è legato alla possibilià offerta all’utente di configurare e modificare il proprio spazio. Chi definisce le regole? Ovviamente il modello d’impresa, le linee, l’IT

[10.55]
tavola rotonda
Roberto Battaglia, Responsabile formazione San Paolo
Grandi divari tra parole e fatti. I problemi tipici sono quelli legati all’accentramento e non condivisione dell’informazione perché perdo potere (la solita solfa) e l’anarchia delle conversazioni bottom-up (anche questa la solita solfa).

Per fortuna, dice, stanno arrivando giovani che nel giro di qualche anno rimpiazzeranno i vecchi (seee, aspetta).

Dice una cosa importante: bisogna lavorare sottotraccia, per potersi accreditare dimostrando risultati. E’ difficile dimostrare l’utilità dei social netwokr, ma questa è l’unica via per pter attrarre investimenti significativi.

Nunzio Calì, IT manager di Fiat: mostra un video tutto super-tencnologico in inglese, wow!!!!
Sembra di essere in uno spot, ma quanto dura ‘sto cacchio di video?

Dice che lui è il portavoce del Marketing (a vabbè): dice che la nuova 500 è nata con il contributo di tutti i clienti attraverso il “portale” (accidenti, una vera primizia, come notizia). Molte features della 500 sono state inserite dopo, sulla base delle richieste del cliente.

Il Mk ha creato una divisione chiamata “Fiat 2.0″ – MK inovation.
Hanno creato una piattaforma distribuita – interna  – per la collaboration tra le persone delMK sparse in tutte le sedi del mondo. Non si sa che cosa fa, non si sa quante persone coinvolge.

Il 2.0 interno si applica però anche alle manifatture: cita il “World class manifacturing” come iniziativa che valuta il miglioramento dei processi nei vari reparti, con tanti premi e cottillons. L’idea è la filosofia del KAIZEN, mutuata dai giapponesi. Una competizione, insomma, è va bene così. La piattaforma consente ampi scambi e discussioni bottom up

[11.44] Tipo della Barilla che parla dell’iniziativa “il mulino che vorrei”, una community di idee intorno al brand. Niente di realmente nuovo, in verità, anche se il tipo ci crede un casino. La cosa che evidenzia è che le idee inviate, guarda un po’, vengono lette. Ma porca miseria, siamo veramente al punto che queste sono inziative di rilievo di cui parlare? Mah, sospendiamo il giudizio.

Dice che è un sito in cui “si interagisce con la marca”. non vi sembra una cosa un po’ spaventosa?
Ad ogni modo dice che le idee entreranno nei vari processi organizzativi, che saranno riorganizzati. Insomma, c’è un impegno aziendale, e almeno questo ce lo portiamo a casa. E’ già tanto rispetto alle iniziative farlocche di casa nostra

[11.51] Erminio Seveso Presidente di AUSED
I CIO hanno una forte pressione sul budget nelle aziende. Insomma, il loro compito è fare risparmiare le aziende e dare efficienza. c’è stato nel tempo uno spostamento dai prodoti e piataforme ai processi (ho già capito che è una pompa di intervento).

Dal suo punto di vista l’E2.0 riguarda principalmente elementi “di confine” tra processi strutturati e destrutturati. Si riescono a vendere solo se promettono vantaggi tangibili alle aziende. Il CIO deve giocare un ruolo di innovatore di frontiera, spostando l’attenzione sull’ascolto.

Dice che queste cose ricordano le resistenze di una volta verso i PC, perché anche quelle erano cose che davano autonomia alle persone e trasformavano le organizzazioni. I CIO devono cavalcare queste cose, anche se senza alleanze nelle aree di business la quota di budget non sarà mai significativa.

Il tipo del SAN PAOLO dice: i social network devono entrare “nel flusso” operativo, non possono stare ai margini. Poi ci sono effetti collaterali interessanti, ma arrivano dopo, in modo imprevisto. Il “rumore di fondo” delle conversazioni informali e del cazzeggio in realtà sono parte integrante del processo di apprendimento, purché ci sia anche la “ciccia” del lavoro. devono esserci enrambi – IMPORTANTE

[14.00] alcune “perle” dal dibattito con i fornitori di tecnologia

Zamperini, di Value Team, chiede quante persone in sala sono conesse con lui in qualche social network. Pochissime mani alzate, e considerando che Zamperini è praticamente uno spammer di vecchia data in questi luoghi la cosa mi fa abbastanza ridere.

Quello di Cisco cita come un settore promettente quello delle videoconferenze e degli instant messaging. Evviva l’enterprise 2.0!!!

E per finire, quello di Microsoft denuncia come il problema sia la scarsa integrazione di questi sistemi tra di loro e dice che ovviamente, Microsoffete ha risolto il problema. Come no, vallo a raccontare a tuti quelli che si sono presi Sharepoint e ci hanno dovuto attaccare l’inversomile pur di farlo funzionare “a carci nei pormoni”.

Nell’intervallo Emanuele Quintarelli mi dà una notizia interessante: sia le slide che il report sono disponibli a pagamento. Per un’iniziativa ampiamente foraggaita dai – soliti – sponsor e coordinata da un’università che ha già i suoi introiti non è niente male. E bravi politecnici, è così che si fa innovazione.

Ok, comincia la sessione pomeridiana.

[fine per mancanza di batteria]