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apr
28

Progettare siti web della P.A. con metodi “user centred design”

Non so a quanti sia arrivato all’orecchio, ma il CNIPA, fornitore ufficiale di documentazione pallosissima (e in genere disattesa)  per regolare l’informatica nella Pubblica Amministrazione, ha da poco pubblicato delle “Linee Guida di progettazione e sviluppo per i siti delle pubbliche amministrazioni“.

In preda ad una insana compulsione me lo sono letto e devo dire che si trova tracciata una metodologia coi fiocchi, che stabilisce in modo netto step, attori, documentazione da produrre in ogni fase del progetto, seguendo un approccio rigorosamente da User centred design.

Interessante anche il modello operativo (ben 170 pagine) che descrive servizi e funzionalità possibili, con un occhio al web 2.0 e alle nuove tendenze.

In complesso due strumenti regolatori abbastanza utili (anche se non esaustivi) per avvicinarsi in modo serio a un progetto web nella P.A.

nov
13

Architettura informativa e navigazione

Ogni tanto (molto raramente, e meno male) faccio anche lezioni introduttive alla progettazione web. Settimana prossima parlo di progettazione della navigazione.

Ecco le mie poche slide sul’argomento: anche in questo caso vi avviso che non c’è niente di “strabiliante”: sono solo appunti per la mia lezione con i ragazzi la settimana prossima

Ciao ciao

ott
8

Ripartire da loro

Ammettiamolo: la maggior parte delle volte che mettiamo in linea i nostri progetti interni ci facciamo il segno della croce e speriamo di averla imbroccata, magari rassicurati dalla certezza interiore che noi conosciamo i nostri utenti, che ragioniamo come loro, che siamo dei bravi professionisti e, in definitiva, che se le cose, in un modo o nell’altro, si sistemeranno.

Questo modo a dir poco avventuroso di trattare i progetti ha alle sue spalle ragioni profonde, le quali naturalmente non giustificano le pratiche impressionistiche che ne sono diretta – e tangibile – conseguenza, ma che aiutano a inquadrare il problema. Una di queste ragioni è ovviamente, la fretta realizzativa, che fa in genere da contraltare alla pigrizia analitica di cui soffre buona parte del management committente. Stabilire delle date “a caso” per poi costringervi il progetto a qualunque costo non è solo un segno di pessima gestione manageriale, che tende a scimmiottare il peggior marketing d’assalto,  ma anche, e soprattutto, della definitiva rinuncia a qualunque aspirazione a capire effettivamente “come funziona la macchina”. In questo lago di ignoranza, su cui galleggiano presuntuosi proclami e coloratissime slide, i bisogni degli utenti sono i primi ad affondare.

Un’altra ragione delle modalità impressionistiche con cui i progetti intranet vengono portati avanti è lo spirito “dirigista” che ancora predomina in gran parte di essi;  uno spirito che, mentre chiede – anzi impone - agli utenti di partecipare alla progettazione, si guarda bene dal coinvolgerli anche solo minimamente e si compiace invece di dare alle persone finalmente qualcosa  di “nuovo”, come se l’effetto sorpresa dovesse magicamente sopperire alla carenza di funzionalità che solo un coinvolgimento vero avrebbe potuto rivelare. A volte qualcuno ha l’idea brillante di andare a sentire qualche utente test, scegliendolo – naturalmente – tra quelli che confermeranno le sue idee. Confortati da tale “discesa agli inferi” i progettisti andranno serenamente verso il “lancio” ovvero il giorno fatidico.  E a quel punto non basteranno le tecniche di guerrilla marketing nei corridoi dell’azienda.

Una terza ragione di questo guazzabuglio progettuale risiede nella parcellizzazione dei saperi che tante organizzazioni coltivano al proprio interno e che produce fratture profonde e incomprensioni continue tra i vari attori delegati agli aspetti tecnologici, comunicativi, operativi. L’indifferenza verso lo specifico realizzativo (come deve essere fatta un’interfaccia, quale deve essere la corretta architettura informativa ecc) da parte di chi si occupa di comunicazione, e, dall’altra parte, lo snobismo di certe élite tecnologiche nei confronti degli utenti o dei reali processi operativi, produce nei fatti degli oggetti enigmatici e un’opacità di fondo regna su tutto il progetto; le persone del team, come in un film di Antonioni, parlano da sole con gli occhi nel vuoto, guardando un sito web che – probabilmente – funzionerà. Ma forse no. Una  situazione collosa, che solo gli utenti, una volta che il sito è lanciato, si incaricheranno di sciogliere, lanciando noi, e il nostro progetto, dalla finestra.

Che cosa fare? Francamente vi confesso che mi sono stufato di seguire progetti facendo a testa o croce sul successo e rassicurando il management che tutto va bene perché rispetteremo i tempi in un progetto di cui non si capiscono più i contorni, non si sa a chi serva e perché, in definitiva, sia stato fatto.

Che cosa fare? C’è un solo modo per fare pulizia e per dare un senso al nostro lavoro (ma anche a quello dei committenti, in definitiva): ripartire dagli utenti. In definitiva sono loro i destinatari dei progetti, sono le loro esigenze il cuore del nostro sviluppo, sono le loro modalità di agire le milestones delle nostre release.

Molto meglio fare un brainstorming in più, girare per gli uffici, fare focus group, creare personas, (sul tema della personas ecco un’altra risorsa interessante) e mettere in gioco tutto l’apparato metodologico di analisi oggi a disposizione. Meglio perdere una settimana, un mese, meglio fare questo che dannarsi come matti intorno a obiettivi che sono solo nostri e che nulla hanno a che fare con coloro che poi, nel bene o nel male ne decreteranno il successo. O, nella maggior parte dei casi, il fallimento.

apr
1

Il giusto contrasto

Sono iscritto alla newsletter di Webaccessibile, e ogni tanto esce qualcosa di carino. Questa volta vi segnalo il contrast analyzer, che non è un sistema per capire chi ha ragione in una discussione accesa, ma una simpatica applicazione per valutare il contrasto testo-sfondo nei siti.

Ciao ciao

giu
4

La mia lezione sull’usabilità dei testi web

Per la vostra immensa gioia, ho appena pubblicato su Slideshare un estratto (60 slide su un totale di 250!!) del mio corso sul web writing. Per la precisione la parte del corso che parla dell’usabilità dei testi, ovvero la parte più esterna di quella “cipolla” che è il testo sul web.

Non è nulla di nuovo, lo so, solo la sistemazione di cose già note. Ma dato che ho finito adesso di perfezionarlo mi permetto di sottoporlo ai miei lettori.

Ciao

apr
13

A scuola di design

Questo web designer è veramente forte. Sul suo sito trovate un sacco di risorse interessanti per la progettazione (ad esempio guardatevi questo articolo sul design dei form).

Grazie come sempre ad Alessandro, amico nonché ex collega di Alcatraz, per la segnalazione. E speriamo di poter continuare a lavorare assieme, prima o poi…

apr
9

Fatevi i vostri test

Per scacciare l’angoscia del presente, il rimpianto del passato, la paura del futuro, niente di meglio che parlare di usabilità.

Ecco un insieme di risorse niente male per farvi da soli tutte le vostre analisi di usabilità. Non manca niente: diagrammi di affinità, card sorting, interviste, test di laboratorio e molto altro.

Come ho fatto a finire qui? Io ricordo solo che ero un ragazzo; non giocavo a ramino e non fischiavo alle donne, e forse è questo il problema. Però andavo al parco e mi facevo le canne e c’era sempre la chitarra (o l’armonica, o la birra, o le diverse combinazioni di questi elementi).  Era tutto molto semplice allora, anche se ci sembrava tutto terribilmente complicato. Sembra incredibile, ma cantavo canzoni come questa. A volte a squarciagola.

Non so dove mi sono perso. Sono anni che cerco di capirlo. Quando lo avro capito la mia storia e la mia età finalmente si incontreranno, e avranno un sacco di cose da dirsi.

Scusate, ma le feste mi riducono sempre così.

feb
25

I font delle mail

Sull’ultimo numero di usability news si parla di usabilità e di percezione dei font delle mail. I risultati della ricerca empirica (effettuata su 120 partecipanti e tre tipi di font) indicano che il tipo di font ha un effetto sulla percezione dell’autorevolezza e della serietà dell’autore e, in definitiva, sulla percezione del contenuto (un risultato che, a dire il vero, era abbastanza prevedibile).:

Vi segnalo anche un altro studio, nella stessa pubblicazione, che prova a verificare il modello a “F” di Nielsen nella lettura sul web, applicandolo in condizioni particolari: la lettura di pagine con molte immagini e i compotamenti orientati alla ricerca. Sembra che, in definitiva, il modello sia indifferente ai comportamenti di lettura vs. ricerca, mentre non viene confermato nel caso di pagine che presentano immagini.

gen
26

Esperienze estreme di usability

Fantastico

gen
5

Perdersi nei musei

Il tema delle interfacce e dell’usabilità è un mio pallino, ed è stato anche il mio vero  ”passaporto cognitivo” per passare dalla filosofia alla professione che svolgo oggi (quale? Come sempre più spesso capita, il nome non è ancora stato definito). E ovvio che ci sia affezionato.

Ogni volta che trovo nuove soluzioni web, quindi, il mio occhio passa spesso dai contenuti al design. Oggi, grazie a una notizia di Punto informatico, sono approdato al sito del Museo del design di Londra, e da lì mi sono perso in altri siti di musei nel Mondo. Che ne dite? Bello eh? Niente Flash, niente colori strani o composizioni pirotecniche, solo grandi  foto che intersecano i testi.

Ok, e gli altri? Beh, Anche il sito del Centre Pompidou di Parigi esprime uno stile strano e trasgressivo: ogni pagina è fatta come se fosse un  manifesto da strada, con grandi caratteri nero su bianco a metà strada tra il volantino e le locandine dei vecchi film (come in questa pagina) .

Il MOMA di New York utilizza invece una struttura molto più canonica, con un uso di Flash moderato nella parte superiore. Il sito riesce ad esprimere eleganza e raffinatezza, per una mole di contenuti decisamente superiore al primo. Peccato per il layout e i caratteri bloccati e non modificabili.

Comunque, al di là delle differenze, tutti hanno un design molto attento ai contenuti, e le loro home page sono piene di richiami e scorciatiorie verso le informazioni più “calde” e i punti strategici.

E l’italia? Eccoci qui.

nov
7

Usabilità e cantabilità

L’usabilità è un concetto potente. Talmente potente che è possibile ritrovarlo in moltissimi campi al di fuori del web. E’ come un grimaldello teorico che aiuta ad entrare nel cuore di alcuni processi creativi. Sembra incredibile, ma è cosi, ad esempio in musica. Ho composto, come esercizio, un brano (che vi faccio scaricare) , basato sulla sequenza armonica di uno sandard jazz arcinoto, ovvero “Autumn leaves“.

E nello scriverlo mi sono accorto di come alcune regole di composizione siano, in fondo,  delle regole di buona usabilità per la costruzione di temi musicali. Potremmo chiamarle regole di  ”cantabilità“.

Un tema jazz, ad esempio, deve essere simmetrico, e conservare una struttura di fondo riconoscibile. Deve essere semplice, “cantabile”, appunto, e deve cercare di non “svolazzare” troppo all’interno del pentagramma, rimanendo entro intervalli piccoli. Deve appoggiarsi il più possibile su alcune note particolari degli accordi e deve ruspettare alcune convenzioni formali e strutturali. Ci sono molte altre regole, che in buona parte ignoro (essendo io, alla fin fine, un dilettante) ma non importa: nel crearlo ho capito alcune cose, non solo musicali.

Ho capito che la simmetria paga, e che non c’è atto creativo che non stia all’interno di un campo di vincoli (fisici, culturali, materiali, formali, convenzionali, matematici, ecc) dei quali tenere conto. Ed è proprio nella continua tensione tra le nostre intenzioni e questo insieme di  vincoli che nascono le cose che poi si danno alla nostra esperienza come belle, brutte, gradevoli ecc.

Ok, ho finito, vi lascio in compagnia del mio brano (del quale, se non si fosse ancora capito, sono nel mio piccolo soddisfatto). PDF da 150 kb.

spartito_di_leuca_promenade_by_giacomo_mason

nov
7

L’usabilità di mia nonna

Mi sono letteralmente scaraventato sull”ultimo libro di Jacob Nielsen uscito di recente in Italia, dal pretenzioso titolo di “Web usability 2.0“, per ricevere in cambio una delusione senza precedenti. Speravo che, effettivamente, venissero afforntate questioni nuove rispetto alla “vecchia” disciplina (che, detto per inciso, potrei recitare a memoria come una poesia di Carducci).

E invece, al di là di qualche approfondimento sulla presentazione dei prodotti e sui sistemi di ricerca, il panorama di contenuti esplorato da Nielsen è rimasto pressoché lo stesso (con qualche tiepida analisi dei sistemi multimediali. E vorrei anche vedere…). Io mi sono sempre ritenuto un “nielseniano” convinto (della prima ora, peraltro) ma speravo proprio che, al di là della più volte ribadita importanza dell’usabilità e dei test empirici per il business dei siti web (concetto ripetuto nel libro fino alla nausea), venissero afforntate altre questioni riguardanti, appunto il “web 2.0” e dintorni.

Ad esempio: come la mettiamo con la classificazione a faccette? Come integrarla “usabilimente” in un sito di e-commerce?  Come scrivere correttamente i tag xml nei social network di qualsivoglia tipo? E” corretto, poi, che i tag più “battuti” nei sistemi folksonomici siano scritti più in grande degli altri? Come scrivere correttamente in un corparate blog? Dove è meglio posizionare i feed RSS in un sito di news? I commenti sui blog è meglio appaiano in pop-up o di seguito ai posto? Ed è meglio che appaiano in ordine crescente o decrescente? Ci sono regole di usability per i wiki? Sono solo degli esempi.

Di tutto questo non si fa parola: per Nielsen il web non è cambiato: certo, Nielsen riconosce che è migliorata la tecnologia (leggi: connettività) e che anche il design è più consapevole di 5 anni fa, e ammette anche che gli utenti sono molto cambiati (più esigenti). Ma i contenuti analizzati, quelli, sono rimasti, per il buon jacob, esattamenti gli stessi del 2000. E (grazie al cielo) non è così (blog in primis).

Forse Nielsen pensa che tutte queste siano cose da smanettoni, che non riguardano la stragrande maggioranza degli utenti web. BehForse è vero e forse no. Ma di una personalità che si fa vanto di sfornare report specifici (a pagamento) per ogni fascia di possibile esigenza web mi aspettavo qualche cosa di diverso rispetto a un mutismo teorico che è a dir poco imbarazzzante. Con buona pace di Nielsen e soci,  il web non è fatto solo da Amazon e Google. Con tutto il rispetto.

ago
31

Le news di Shiny

Quando un’azienda mette in piedi una pubblicazione in rete tendo subito a pensare al meccanismo promozionale che ci sta dietro e faccio subito una “tara”, parziale e preventiva, ai contenuti.

Ma in questo caso tale prudenza non era necessaria. E’ stata anzi una bella sorpresa trovare una rivista in rete così chiara, curata e aggiornata.

Ottima la parte sull’usabilità: gli articoli sono tutti interessanti e con link a risorse non banali .

E poi ho scoperto il concetto di “Folksonomia“: lo userò di sicuro…

apr
19

I font al microscopio

Uno dei campi più fecondi degli studi sull’usabilità riguarda i caratteri tipografici (font) per il web. Non mi stupisce: il web è fatto per il 90% di testi (cosa che spesso tendiamo a dimenticare) e alla fine sono i testi a decidere la sorte di un progetto web. Gli studi sull’usabilità in questo campo si rivelano quindi utilissimi e i risultati, a volte, possono sorprenderci.

grafico di leggibilità dei fontE allora voglio darvi qualche dritta per approfondire il tema. Ecco uno studio, ormai diventato un “classico”, di  Michael Bernard, sulla comparazione sperimentale dei font più popolari. In questo studio, ad esempio, è sorprendente il posizionamento del “Comics”. Molto interessante, dello stesso autore, lo studio sul rapporto tra dimensione e leggibilità dei font più popolari. Un altro studio interesante, di Hill e Scharff, riguarda invece il rapporto testo-sfondo.

Per chi ama le novita, ecco uno studio di usabilità sui nuovi font per il web creati da Microsoft. Ancora, e sempre dallo stesso gruppo di studiosi, ecco una ricerca che riguarda la “personalità” dei font.

Per chi invece è interessato agli aspetti più legati al codice, il consiglio è, ovviamente, la WebStyleGuide 2.0. Tra l’altro è affrontata in modo molto chiaro (e spero definitivo) la questione del maiuscolo e quella dell’allineamento del testo.

Per finire, anche se un po’ fuori tema, ecco l’ultimo studio di Nielsen sulla lettura dei testi sul web, ovvero il modello a “F”.

Buona lettura.

apr
8

Gestalt e usabilità

Per chi è interessato ai temi dell’usabilità segnalo al volo due siti che ho beccato in rete:

- Il sito di Raimondo Bruno, che contiene un intero corso sugli aspetti cognitivi dell’interazione utente sito-web

- il sito del professor  Roberto Polillo, che contiene tutte le slide delle sue lezioni sull’interazione uomo-macchina (attenzione: sono slide pesanti da scaricare).

In entrambi i casi entra in gioco il concetto di Gestalt, ed è una piacevole sorpresa: la psicologia della Gestalt, infatti, può dirci molto su come organizziamo percettivamente lo spazio-azione del web.

Ma perché non mi era mai venuto in mente? Corro a studiare…

feb
12

Intranet fai-da-te a Lamezia

“Hanno realizzato tutto i sistemi informativi del Comune e una stagista dell’Università di Cosenza.” Ok, si tratterà pure di una intranet rudimentale, ma quello che conta sono le intenzioni, la volontà e quello che gli americani chiamano “la visione”. I risultati arriveranno.
(Ehm, ragazzi, non vorrei dirvelo ma il testo è illeggibile e i menù sono fatti con immagini grafiche terrificanti).

nov
24

Questioni di forma: un piccolo esperimento

Come forse sapete, mi capita (a dire il vero sempre più spesso) di tenere corsi sulla scrittura efficace in Rete. La questione ha molti aspetti e diverse sfumature (e in aula capita infatti di imbastire discussioni, anche accese, su questo o quel tema specifico): ad esempio la formattazione dei testi, che in rete ha un’importanza assai maggiore che sulla carta stampata, e tralascio la caterva di studi e opinioni autorevoli a supporto.

La questione è: i contenuti bastano a se stessi? c’è chi dice si, (ovvero: può essere scritto anche in Comics lampeggiante ma se mi interessa mi ci butto lo stesso con la bava alla bocca), c’è chi dice no (ovvero: nessun contenuto è così importante da farmi rischiare la vista e la salute mentale, e poi tanto sono sulla Grande Rete e troverò certamente un testo di uguale valore scritto in modo decente).

Il tema ha tuttora una sua importanza, visto che esistono ancora fior di testi, scritti in ambito universitario, di grande valore concettuale ma di pessimo valore comunicativo (le università sono purtroppo ancora preda di questa scissione tra una grande voglia di condividere il sapere e una pessima capacità di farlo).

Allora vi propongo un piccolo esperimento: aprite questo testo, segnalatomi da Livio (un mio allievo con uno spiccato senso dell’ironia e un piercing sul sopracciglio). Il testo vìola almeno una decina di regole per la formattazione delle pagine sul web. Lo leggereste comunque?

mag
18

Un “punto di vista” su percezione, linguaggio, significato

Il tema è di quelli complessi, ma in questo caso è declinato su di un problema specifico, il che contribuisce a tenere il dibattito sotto il controllo dell’esperienza. Il problema, affrontato nell’articolo di Francesco Ferretti sul Manifesto dell’11 maggio, è quello dell’elaborazione del significato quando manca la vista,  ovvero quello di capire il rapporto tra percezione e linguaggio nell’esperienza dei non vedenti. Gli interrogativi che vengono sollevati sono però di portata generale, ovvero: il linguaggio può esaurire l’esperienza? I concetti, senza un’adeguato “riempimento percettivo” hanno un valore o sono solamente degli pseudo-concetti? E soprattutto, che cosa significa fare un’eseperienza percettiva? Wittgenstein diceva che “i problemi filosofici sono mallattie del linguaggio” e mai come in questo caso parole come “percezione” e “cognizione” si rivelano forvianti se non accompagnate da un’adeguata analisi. Che, alla fine, riserva delle sorprese.