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gen
12

Del perché creare cose cretine è meglio del non crearne affatto

Una delle cose che ci sentiamo spesso ripetere in riunione quando progettiamo ambienti collaborativi è “ma se poi cazzeggiano, si dicono cose inutili o si mettono a giocare? Questo non possiamo permetterlo”.

Questa cosa della paura del cazzeggio, del terrore che ogni cosa creata in azienda sia ben ancorata alla retorica della seriosa operatività (che mai del resto si ritrova nella realtà), beh, questa cosa non mi ha mai convinto.

Il fatto è che ho sempre pensato che l’atto di collaborare a qualcosa, a qualsiasi cosa, fosse già un passo in avanti rispetto al non fare assolutamente nulla. E non importa quale sia l’oggetto del collaborare: le persone, ho sempre pensato, stanno costruendo comunque capitale sociale nell’organizzazione.

Ok, ora non c’è nessuno al mondo, credo, che sia capace di dare forma rigorosa a questi pensieri più di Clay Shirky, lo studioso di cultura digitale del quale è uscito recentemente in italiano il secondo libro, Surplus cognitivo.

Shirky ha parlato di parte di questo libro alle TEd conference e oggi voglio segnalarvi il video del suo intervento, come al solito impeccabile quanto a chiarezza, lucidità e capacità di raccontare storie.

In questo video Shirky parla dei temi fondamentali del suo libro: delle motivazioni intrinseche alla collaborazione; di come i media digitali abbiano cambiato il panorama della collaborazione e abbiano fatto diventare il nostro tempo libero qualcosa di più di un tempo da occupare consumando; di come la collaborazione con i media digitali possa essere un veicolo per aggregare cose molto serie (le violenze in Kenia) o molto frivole(i LOLcats) , ma di come il suo motore interno resti lo stesso; e infine di come la radice da cui trae origine la collaborazione sia qualcosa che eccede le dinamiche economiche in cui comunemente ci riconosciamo.

La conclusione è chiara: se vogliamo una cultura della collaborazione attraverso i media digitali dobbiamo accettare anche le conseguenze frivole, dilettantesche, cretine di questa collaborazione.

Dura 13 minuti, e vi assicuro che ne vale davvero la pena (è sottotitolato in italiano).

dic
17

Quando la generazione F entra in azienda

Marco Minghetti ha pubblicato la traduzione in italiano di parte di un articolo di Gary Hamel dedicato allo scontro culturale (e generazionale) tra le aspettative della generazione F (indovinate un po’ per cosa sta la “F”) in termini di “etica pratica” del management e la vecchia cultura manageriale che si respira nelle aziende. L’articolo originale si intitola significativamente “The Facebook Generation vs. the Fortune 500“.

In realtà l’etica – e l’estetica – della generazione F (meritocrazia, contributo dei pari, gerarchie emergenti, autoorganizzazione, eguale accesso alle opportunità, eccetera) più che un portato di Facebook sono piuttosto l’onda lunga dell‘etica hacker, che oggi arriva alla spicciolata all’interno delle organizzazioni e le sottopone ad un lento e inesorabile logoramento dall’interno.

<apocalittic mode on>E in fondo tutto quello che facciamo giorno dopo giorno per portare un po’ di innvoazione di rete nelle aziende non è altro che una parte di questo ineluttabile sgretolamento.<apocalittic mode off>

 

gen
22

Il prezzo del coordinamento. Il video di Clay Shirky

Chi ha un po’ di dimestichezza con l’inglese e conosce un po’ le idee di Clay Shirky apprezzerà questo video tratto delle TED conference, nel quale Clay parla della difficoltà del coordinamento istituzionale (quello delle imprese) rispetto ai sistemi di condivisione online.

Il senso è che nelle organizzazioni fisiche il coordinamento ha un costo, e questo costo deve essere compensato da output adeguati. Questo taglia fuori la possibilità di usare la coda lunga della partecipazione. Cosa che non succede online, ovviamente.

E’ un condensato del Shirky-pensiero e troverete alcuni temi dominanti della sua riflessione: l’abbassamento dei costi di transazione nei sistemi online, la coda lunga e l’inutilità dei valori medi, la difficoltà a rendere istituzionale la collaborazione della folla, la ridefinizione del concetto di professionalità.

Credo che sia una riflessione molto importante per chi si occupa di gestire il cambiamento organizzativo dai sistemi burocratico-gerarchici ai sistemi a rete dentro le aziende. Buona visione.

mag
1

Non aprite quell’aggregatore

Ma si può vivere così?

Schermata dei mei feed non letti su netvibes

La prossima volta che risento la pippa che con il nuovo web filtriamo le informazioni e l’overflow di trasforma magicamente in coda lunga e teniamo sotto controllo le nostre fonti e ci costruiamo il palinsesto e non ci sfugge niente eccetera eccetera avvisatemi, perché ho due coesette da aggiungere.

Il fatto è questo: quando anche solo l’idea di aprire il tuo aggregatore e vedere la carrellata indigeribile di notizie che ti si sono scaraventate addosso nel frattempo ti provoca un misto di nausea, ansia e senso di colpa, ecco in quel momento stai usando i feed RSS al massimo delle loro potenzialità.

Il che significa, in altre parole, che sono una delle paradossali tecnologie il cui successo teorico coincide con il suo fallimento pratico.

apr
24

Tiriamoci un po’ su (di ranking)

Vi rimpallo, grazie a Punto Informatico di ieri, la traduzione in italiano della guida di Google all’ottimizzazione per i motori di ricerca. Un breve documento che è bene avere sempre a portata di mano. Siete sicuri di avere fatto bene i compitini? Verificatelo…

E già che ci siete fatevi un giro nell’universo nascosto delle informazioni per sviluppatori. C’è sempre da imparare…

Ah, sono finito anch’io su liquida magazine. E vabbè…

ott
31

La coda lunga del customer care

Gli operatori dei call center potrebbero avere un brivido dietro la schiena: con l’ultima versione di skipe possiamo diventare noi tutti possibili operatori del call center di Skipe. Il che fa venire un brivido dietro la schiena anche a me.

maschera_skipe_prime

Anche perché credo che funzionerà alla grande. Meno code di attesa, maggiore competenza, più motivazione. La quadratura del cerchio. Si chiama wikinomics, giusto?

Posso solo dire che non mi candiderò: ho già dato per quattro anni, grazie.

ott
29

Il link? E che devo fà tutto io?

Metti che uno legge su Repubblica questa notizia, che parla del vortice di spazzatura che infesta un’area poco frequentata del Pacifico.

Se ha un minimo di interesse farà una breve ricerca e troverà che questa cosa è conosciuta e, ad esempio, che Greenpeace fornisce una mappa interattiva del fenomeno e che Wikipedia ha una voce dedicata alla corrente che produce questo vortice disgustoso. Su alcuni blog ci sono anche delle foto, come qui.

Ok, fermiamoci qui. La mia domanda è: che cosa impedisce a un giornalista come Luigi Bignami, autore dell’articolo, di corredare il suo pezzo con questi materiali? Forse dovremmo considerare il suo articolo l’alfa e l’omega dell’informazione? O come un implicito spunto da cui partire per farci – da soli – le nostre ricerche? O come una cosa che Luigi Bignami ha saputo in esclusiva perché si è recato sul posto?

La cosa mi inquieta un po’ perché una delle cose che sentiamo dire (e che diciamo) in giro frequentemente è che quello che distingue il miglior giornalismo online dal giornalismo tradizionale è l’accesso diretto alle fonti e agli approfondimenti: scrivo il pezzo ma ti segnalo anche degli approfondimenti fighi, le fonti online da cui ho tratto la notizia, delle immagini o dei disegni che ho trovato in giro e che mi sembrano interessanti. Certo, mi prendo un impegno verso questi link che metto: ma è proprio per questo motivo che questa è una parte integrante dell’attività editoriale del giornalista, il cui valore si misura, come in ogni brava dinamica di rete, anche dalla qualità di link che segnala. E non è un optional: se sei bravo lo devi fà. O no?

Al di là delle polemiche mi piacerebbe sapere se tutto questo corrisponde ad una precisa policy editoriale (e credo di si) e in base a quale logica è stata redatta. Perché, ragazzi, qui stiamo parlando proprio dell’abc.

In ogni caso, per il momento darei un consiglio a Repubblica.it: di mettere alla fine di ogni articolo un piccolo disclaimer che reciti: “Ti intetressa questa notizia? Cercati pure altro materiale su Google e buona fortuna!.”

set
13

Voglio andare in Estonia

A vedere il futuro. Non ne sapevo nulla…

mag
10

Belle notizie

Arrivano dalla Liberia. Il centro informatico dell’università di Monrovia si è aperto alle nuove tecnologie. E ha anche una intranet. Quando mi domanderò a che cosa serve tutto questo gioco a cui stiamo giocando tutti quanti ossessivamente, ora penserò anche a loro. Ecco la notizia.

In bocca al lupo, amici. E buone letture.

mar
29

Un dignitoso 38° posto

Innovazione ICT: Italia al 38° posto. Va beh, dai, ci possiamo stare. In fondo stiamo meglio delle Barbados.

In ogni caso, secondo il rapporto WEF, a trascinarci così in basso sono gli aspetti legislativi e fiscali.

mar
13

Segnalazioni della settimana

Rassegna dalla blogosfera e altro

mar
5

Io l’ho comprato

Poi vi dico, ma promette bene…

mar
3

Net neutrality

E’ un documentario interessante e ben fatto sulla necessità di mantenere neutrale la rete. Qualcuno ha voglia di tradurlo?

feb
26

Il 3.0 di Jeffrey

L’ho trovato segnalato sul blog “Blog nella didattica” e ve lo rilancio.

Un recente articolo di Jeffrey Zeldman, che si intitola “web 3.0“,  e che parla di luci ed ombre del 2.0. Ovvero, di come l’euforia in parte immotivata che ha contagiato qualcuno dei pezzi grossi, in questo ultimo periodo, non deve farci dimenticare chi siamo e che cosa stiamo facendo.

Jeffrey è uno dei “vecchi” del web e ha vissuto in prima persona i fasti e le amare delusioni del web “1.0″. Credo faremmo bene ad ascoltarlo,  come un fratello maggiore. Traduzione di Michele Iovino per Trovabile.

feb
22

Libri utili e libri inutili

Ecco due liste in ordine sparso di libri (quello delle liste di libri è un mio pallino inestinguibile). Una è quella dei buoni, l’altra è quella dei cattivi.

I libri che vorrei avere scritto

Lista non ragionata di libri che consiglio a chiunque si occupi di intranet, content management, scrittura e nuove tecnologie.

Jonathan e Lisa Price
Hot text. Scrivere nell’era digitale – Mc Graw Hill
E’ ancora uno dei testi miglior e più completi riguardo alla scrittura “tradizionale” sul web.

Tommaso Raso
La scrittura burocratica – Carocci
Un manuale dotto e chiaro, che mantiene le promesse

Cristina Zucchermaglio – Francesca Alby
Quando i workplace studies antropologici incontrano le nuove tecnologie. Ottimo per capire come i gruppi danno senso alle tecnologie e non viceversa.

Giuseppe Granieri
Blog generation
So che c’è chi detesta quelli che fanno “teoria dei blog”, ma questo è veramente un libro intelligente.

Franco Carlini
Parole di carta e di web- Einaudi
Franco Carlini, per me, resta il migliore giornalista e divulgatore di cultura digitale nel nostro Paese. Franco, a quando un nuovo libro?

Etienne Wenger
Comunità di pratiche – Cortina
Come direbbe Kuhn, è la nascita di un nuovo paradigma. Indispensabile.

Daniel Cohen
I nostri tempi moderni. Dal capitale finanziario al capitale umano. – Einaudi
Il titolo lo penalizza. In poche pagine una sistemazione intelligente e profonda del rapporto tra economia, sapere, occupazione

Sofia Postai
Web design in pratica – Tecnichenuove
Sofia è sempre brava, anzi bravissima, a spiegare cose complicate in modo chiaro, e a far solo trapelare una profondità  molto maggiore rispetto alle cose di cui scrive.

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I libri che non vorrei avere letto

Ovvero, come le librerie online possano fregarti

Carla Bertolo
L’interfaccia e il cittadino. Comunicazione pubblica, tra tecniche e riflessività -
Guerini e Associati
Di interfaccia c’è solo quella di bronzo dell’editore e del curatore (pubblicato nella collana @lfanet. Il che è veramente tutto dire. Ma mi faccia il piacere, signora mia…). L’autrice ha citato tutti, da Giddens a Habermas, da Talete all’esistenzialsmo. Sul web riserva 4 righe per dire che tutto questo web, insomma, proprio non la convince. Corbezzoli. Oibò. Acciderbolina.

Angelo Roma

In-formare. Tecniche di scrittura per la comunicazione interna – Franco Angeli
E’ come disse Fantozzi della corazzata Potemkin…. Complimenti alla casa editrice Franco Angeli, che si distingue sempre nel panorama dei libri pagati dall’autore…

Marco Pratellesi
New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale – Mondadori Bruno

Uscito nel 2004, sembra stato scritto nel 1996. Ambizioso, parte da Adamo ed Eva (e lì si ferma). Sono sicuro che Pratellesi può fare di più.

Emilio Carelli
Giornali e giornalisti nella rete – Apogeo
Si, la rete dei fessi che lo leggono…

Luca Toschi
Il linguaggio dei nuovi media – Apogeo
C’è poco da dire: è semplicemente inutile. Uno dei saggi, poi, fa un ambizioso e velleitario parallelo tra la costruzione delle pagine web e quella di una sceneggiatura cinematografica. Da morire dal ridere…

J. Nielsen
Web usability 2.0 – Apogeo
Di 2.0 non c’è neanche l’aroma. In compenso si torma a parlare di frame. Da non crederci.

Ok, qui mi fermo. Se avete da aggiungere libri alla prima o alla seconda lista, vi prego di farlo, così facciamo anche un servizio ai tanti ggiovani che ci leggono…

feb
5

The machine is us

ok, l’ho appena visto sul sito dei maestrini e non resisto alla tentazione di riproporlo. Un bellissimo video sul web 2.0. Grande (e un grazie a Vanz per la segnalazione)!

Guarda il video

lug
14

Multimediale o relazionale (o qualcosa d’altro)?

E’ aperta la gara di “guruaggine” per capire che cosa sarà la rete tra, non so, dieci anni. C’è chi dice multimediale, c’è chi dice relazionale. io sono tra i secondi, così come Tommaso Lombradi di Punto informatico, che in un articolo di oggi scrive:

In un futuro non troppo lontano, i social network saranno senza dubbio la core application di Internet: comunità virtuali dove la profilazione dettagliata dei partecipanti si sposa con l’offerta di contenuti “impacchettati” a seconda delle preferenze, implicite ed esplicite, dei singoli utenti. Non è un caso che NewsCorp, la multinazionale di Rupert Murdoch proprietaria di MySpace, stia già pensando ad una internazionalizzazione multilingua del celeberrimo portale.
Ipse dixit. staremo a vedere.

giu
15

Tranquilli, ce la faremo

Io con la Rete ci lavoro. Io con la rete ci trovo il lavoro. Io con la Rete ho conosciuto la mia libertà. Oggi mi hanno detto che, grazie a un sito che ho aiutato a costruire oggi l’organizzazione che lo ha commissionato ha molti più clienti e ha snellito le sue procedure interne. Insomma, sono soddisfazioni.

La rete ha cambiato il destino di tante persone. Credevamo che fosse una specie di giochino, e forse lo è. Ma è un giochino coinvolgente. Anche la vita è un gioco, no?  Non bisogna mai pensare di avere tutto sotto controllo, perché non è vero. Non bisogna mai avere la presunzione di distinguere tra lavoro, passioni, amori, routine, perché sono illusioni. Guardate la Rete: riuscite a venirne a capo?

Le cose si trasformano, sotto i nostri occhi e le cose migliori, anche nel lavoro, sono solo onde cavalcate bene. Sono cose giuste al momento giusto. Pianificare. Costruire mattone dopo mattone. Niente, niente di tutto questo si realizzerà. E lo sappiamo. I programmi sono fatti per non essere seguiti. Se c’è un insegnamento che questa grande conversazione permanente che chiamata “Rete” ci può dare è quello che dobbiamo stare tanquili, e farne semplicemente parte. E alla fine torneranno i conti, ma solo ala fine.

Il mio maestro di fluto traverso mi diceva: “non mettere te stesso tra lo strumento e la musica: la musica suona da sola”. Il mio maestro la sa lunga. Comunque, per non finire questo post insensato senza un qualche riferimento, vi segnalo il nodo “intertestualità“, tratto da un vecchio sito dedicato all’ipertesto. Il termine “intertestualità” è, come noto, di Julia Kristeva, che si riferiva a Bachitn, e lo trovo molto adatto parlando di Rete. Vi lascio il compito di assaporarlo.

A presto